Cronaca

Commissione Moro: annunciati nuovi, clamorosi sviluppi

La seconda relazione del gruppo parlamentare d'inchiesta smonta tutte le precedenti certezze su rapimento e uccisione dello statista Dc

Tutti i misteri sul caso Moro

Giorgio Sturlese Tosi

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Dimenticate tutto quello che cinque processi ci hanno raccontato sulla strage di via Fani e sul rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. La seconda relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta, in 197 pagine, smonta ogni certezza, restituisce dignità alle più inverosimili tesi complottiste e annuncia, per l’anno nuovo, sviluppi clamorosi.
Le novità
Le presunte novità cominciano proprio dall’agguato del mattino del 16 marzo 1978, per il quale l’onorevole Gero Grassi, tra i più attivi membri della Commissione, titola il suo intervento: “In via Fani ci sono anche le Brigate Rosse”. E aggiunge: “Stiamo riscrivendo la storia di Aldo Moro e quindi la storia d’Italia; chi dice che sulla vicenda Moro si sa tutto dice delle plateali bugie”. I brigatisti rimasero feriti e avevano una base dove si curarono. La Commissione – spiega il presidente Beppe Fioroni – si dice certa di aver individuato nei pressi di via Fani un nuovo covo, una base logistica che ha permesso il trasbordo del presidente della Dc subito dopo il sequestro e il ricovero dei brigatisti feriti durante l’assalto (circostanza dedotta dalle tracce di sangue repertate su tre delle auto usate dai Br nel blitz). Di più. Questo covo, “una base di copertura medica”, localizzato in una palazzina di via Massimi, era di proprietà dello Ior, la banca vaticana, e vi abitavano terroristi palestinesi, elementi di Autonomia Operaia e una appartenente alle Br (“atti trasmessi alla procura di Roma e coperti dal segreto istruttorio”). Per la Commissione, inoltre, l’agguato non avrebbe potuto aver luogo se il bar Olivetti, situato in posizione strategica, quel giorno fosse stato aperto. Il presidente Fioroni sottolinea che quel bar era di proprietà di un pregiudicato ben noto alle forze di polizia, Tullio Olivetti, ed era al centro di un traffico di armi con il Medio Oriente e con la ‘ndrangheta. Quanto basta, alla Commissione, per sospettare presenze eterogenee sul luogo dell’assalto.
I palestinesi e l'allarme inascoltato

Nella relazione si torna sulla già nota vicenda del presunto allarme lanciato da un nostro agente segreto di stanza in Libano per confermare i collegamenti tra Brigate Rosse e i movimenti palestinesi. In particolare si racconta che il colonnello Stefano Giovannone, allora capocentro del Sismi a Beirut, il 17 febbraio 1978, inviò una nota su una possibile azione terroristica segnalatagli da George Habash, leader del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp). Lo stesso Giovannone sarebbe poi partito per Roma, a sequestro avvenuto, per esplorare un canale palestinese di trattative con le Br. “I palestinesi  - deduce Fioroni - divennero protagonisti di una trattativa finalizzata alla liberazione di Moro”. E infine, ancora Giovannone, rivelò che le Br avrebbero inviato a George Habash copia delle dichiarazioni rese da Moro nel corso degli interrogatori. Esisterebbe dunque un verbale dell’interrogatorio a cui fu sottoposto lo statista nella “prigione del popolo”, donata da Mario Moretti ai palestinesi  – secondo la Commissione – per farsi perdonare di non aver ascoltato l’appello di Yasser Arafat a liberare Aldo Moro e il fallimento della trattativa.
Il superclan e la Raf
La Commissione torna poi a concentrarsi sulla scuola di lingue di Parigi Hyperion, definita - non è ben chiaro su quali nuove e certi elementi – la centrale del terrorismo internazionale che seguì da vicino, inviando un suo emissario a Roma nei giorni del sequestro, la vicenda Moro. I collegamenti porterebbero fino alla Raf, la Rote Armee Fraktion, tanto che gli onorevoli si accingono a chiedere una rogatoria in Germania.
La relazione è solo “intermedia”, ne seguirà una conclusiva alla scadenza della legislatura, se ce ne sarà il tempo. Qualunque sia l’esito del lavoro dei parlamentari che orgogliosamente rivendicano di aver fatto luce “su ampie zone di opacità, inefficienze operative, omissioni nelle versioni rilasciate dai brigatisti, investigatori e uomini politici che hanno impedito a lungo l’accertamento di aspetti centrali della vicenda”, l’unica certezza è che, su Aldo Moro, questa sarà l’ultima commissione parlamentare d’inchiesta.

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