Cronaca

Come il biotestamento ha aiutato a morire con dignità Patrizia Cocco

Grazie alla legge appena approvata, la donna malata di Sla ha potuto interrompere la terapia e fermare il respiratore che la teneva in vita

Malata Sla dice basta, primo caso dopo biotestamento

Chiara Degl'Innocenti

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Era affetta da Sla, era prigioniera del suo corpo, era sicura che quella per lei non fosse più vita. Per Patrizia Cocco, morta il 3 gennaio scorso a neanche 50 anni nella sua casa di Nuoro, la legge sul Biotestamento, entrata da poco in vigore, è stata invece la liberazione.

La malattia

Patrizia Cocco era malata di Sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che negli ultimi anni le impediva anche di chiudere gli occhi. Un male subdolo che le aveva tolto qualsiasi possibilità di una vita indipendente e dignitosa attraverso un blackout muscolare che le impediva perfino di respirare da sola. Per riuscire a “parlare” scriveva tramite un comunicatore oculare comandato attraverso il movimento degli occhi già compromessi dalla Sla.

La decisione

Dal 2012 questo era il suo calvario da cui è derivata una scelta radicale, estrema. Poco tempo fa si era rivolta all’Associazione Luca Coscioni per richiedere informazioni, nello specifico a Marco Cappato, circa il percorso da affrontare per avvalersi del diritto di porre fine alla propria esistenza dopo anni di sofferenze.

Ai suoi cari diceva di sentirsi come una persona che non vive più, in quanto attaccata alle macchine ogni giorno, per tutto il giorno, e riferiva di vivere un incubo, di non essere in grado di muovere muscoli. Voleva solo smettere di soffrire.

Non avendo i mezzi necessari per dire stop alle cure in Svizzera aveva seguito l’iter previsto in Italia prima dell’approvazione della legge che tutela il diritto all'autodeterminazione: un percorso che le era apparso lungo e tortuoso. In Italia, da anni, è legale poter rifiutare l'accanimento terapeutico se si è coscienti, solo che fino all'approvazione della legge ogni ospedale poteva decidere in modo autonomo. Altrimenti la via era quella del tribunale. E lì i tempi si allungavano ulteriormente. Promulgata la legge, per Patrizia si è concretizzata la speranza di smettere di soffrire: aveva immediatamente fatto richiesta alla sua Asl di non proseguire con la terapia. Volontà accolte.

Gli ostacoli più grossi che la legge ha fatto superare

Il caso di Patrizia Cocco è il primo del genere che è stato reso noto dall'entrata in vigore della legge sul Biotestamento con l’applicazione del consenso informato e l’interruzione delle terapie. Con la legge sul fine vita i medici devono seguire le volontà del malato, non possono rifiutarsi o appellarsi a un giudice.

Come ha dichiarato Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni, la prima grande differenza con il passato consiste nel fatto che grazie al testamento biologico ora “non è più necessario affrontare lunghe battaglie nei tribunali”.

Inoltre, senza la necessità di attendere l'approvazione del magistrato, di fronte a due testimoni, più lo psicologo, palliativista, rianimatore, anestesista e il medico di base, come è successo a Patrizia Cocco, basta manifestare per quattro volte, come vuole la legge, le proprie volontà perché venga praticata la sedazione profonda, l'estubazione e il blocco della ventilazione meccanica.

Anche i tempi di conseguenza si sono accelerati, con la nuova legge i medici possono dare subito il via all’esecuzione delle volontà del paziente.

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