Cronaca

Come funzionano i "tribunali" della 'Ndrangheta

La maxi operazione dei Ros in Calabria ha svelato le strutture segrete delle 'ndrine dove vengono giudicate le Trascuranze dei mafiosi

Auto carabinieri

Nadia Francalacci

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Per capire come funziona la ‘Ndrangheta, deve essere chiaro un concetto: lo ‘ndranghetista non sbaglia mai. Al limite commette una “trascuranza” ovvero una “svista”.

È così che i boss delle ‘ndrine calabresi chiamano una ”mancanza” commessa da uno dei loro affiliati.

La parola “errore” nel vocabolario della ‘Ndrangheta non esiste. Eppure, nonostante i picciotti o gli sgarristi non commettano mai nessun errore, esiste un "Tribunale" interno alle cosche competente a giudicare le eventuali “trascuranze”. E ovviamente, esistono numerose sanzioni fino alla più pesante che decreta lo “spoglio” dell’affiliato che da quel momento sarà bollato per sempre come lo “spogliato”, ovvero privato della veste che simbolicamente indossa nel momento dell’affiliazione.

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L'operazione "Mandamento"

Chiarito questo, si può comprendere meglio la maxi operazione condotta il 4 luglio dai Carabinieri del Ros che ha portato in carcere 116 persone, a cui hanno partecipato oltre 1000 carabinieri coadiuvati da elicotteri, unità cinofile e militari dello Squadrone Cacciatori Eliportati specializzati nella localizzazione di bunker e cavità nascoste.

Tutti gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, trasferimento fraudolento di valori, truffa ed altri reati, tutti aggravati dalla finalità di agevolare la 'Ndrangheta.

L'operazione ha consentito di individuare le gerarchie e gli organigrammi di ben 23 cosche ricomprese nel "mandamento" Ionico della Calabria, comprese i Serraino e i Ficara-Latella di Reggio Calabria, e di individuare nuove cariche e strutture tra loro ordinate gerarchicamente di cui la 'ndrangheta si è dotata negli ultimi anni. Prima fra queste i “tribunali”.


Come funzionano i tribunali della 'Ndrangheta

Sono loro che "giudicano" lo spogliato. La decisione per l’applicazione delle sanzioni viene rimessa al tribunale della società di appartenenza del reo, qualora questi abbia una dote inferiore alla Santa.

I tribunali ndranghetisti sono composti dal capo società che funge da giudice, dal Crimine che rappresenta l’accusa e dalla “carità” che ha funzioni di difesa del reo.

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"Lo Stato qua sono io. La mafia originale... non quella scadente", ha detto persino uno dei figli del boss Peppe "tiradritto", da oggi in carcere, durante una telefonata ad uno degli affiliati ed intercettata dai militari del Ros. Ma la presunzione dei boss o degli pseudo-boss va di pari passo con una recrudescenza delle attività criminali della 'ndrangheta.

"Nel 2017 assistiamo a forme di schiavizzazione e di controllo del territorio tali che diventa persino difficile credere che possano essere attuati - ha spiegato il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho - Le 'ndrine esercitano qualsiasi forma di pressione per accaparrarsi tutti i lavori. Dove non riuscivano ad averli si infiltravano con subappalti a ditte di mano d'opera o di nolo. E tutto senza che venisse data comunicazione agli organi competenti. È successo anche per i lavori al Palazzo di giustizia di Locri. Le cosche esercitano una pressione tale che i controlli, se non svolti direttamente sul cantiere, non sarebbero stati in grado di rilevare le infiltrazioni”.

È un sistema che impone la pressione estorsiva o sotto forma di denaro o con le infiltrazioni negli appalti. "Alcuni imprenditori impegnanti in lavori sulla statale 106 che si rifiutavano di pagare una mazzetta da 80 mila euro - prosegue il procuratore - "sono stati prelevati e portati al cospetto degli 'ndranghetisti e poi costretti ad andare a prendere il denaro".

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