Cronaca

I colori degli anni Dieci: bilancio di un decennio

Resoconto cromatico del secondo decennio del ventunesimo secolo. Dopo il grigio minimalista e il Millennial pink, a dominare incontrastato è stato il verde.

Jewel Changi opens in Singapore

Elisabetta Burba

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«Le tendenze dei colori simboleggiano l'intrinseca capacità del colore di influenzare e quindi di riflettere il nostro modo di sentire». Con quest'osservazione, il magazine del Financial Times spiega il senso di un articolo intitolato «Hue are we? A decade in colour». Con un gioco di parole, How to spend it presenta i colori del decennio, chiedendosi al tempo stesso chi siamo e di che tonalità siamo.
Con un'intuizione arguta, il giornale londinese tira le somme del decennio passato leggendolo attraverso i colori. Eh sì, perché con la fine del 2019, termineranno anche gli anni Dieci del calendario gregoriano. Ed è tempo di bilanci.
Ispirandosi all'idea dell'esperta di architettura d'interni del Financial Times, Panorama ha allargato l'ambito di indagine. Con l'aiuto di alcuni addetti ai lavori, ha cercato di stilare un sintetico resoconto di quello che è stato il secondo decennio del ventunesimo secolo attraverso i colori che l'hanno definito. In tutti gli ambiti: dal design alle relazioni internazionali, dalla moda alla politica, dall'arte alla tecnologia.
Panorama ha individuato quelle tonalità, cromie e nuance che hanno conquistato popolarità, accettazione e rilevanza negli anni compresi fra il primo gennaio 2010 e il 31 dicembre 2019, esprimendo la temperatura culturale dominante. Perché, come scrive il New York Times, «i colori sono diventati una sorta di manica a vento per determinare in che direzione sta soffiando l'umore nazionale». Ma anche quello planetario.


Dalla recessione a Greta Thunberg

Anzitutto occorre capire che cosa sono stati gli anni Dieci. In estrema sintesi, il decennio è iniziato nel mezzo di una crisi finanziaria globale e della conseguente recessione internazionale iniziate sul finire del decennio precedente. La crisi del debito europeo si è accentuata agli inizi degli anni Dieci, quando severe politiche di austerità sono state applicate in particolar modo ai cosiddetti Pigs: Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna.   
Di pari passo, la crescita dei prezzi delle materie prime, associata all'impennata delle disparità sociali, hanno portato all'esplosione di movimenti di protesta in numerosissimi Paesi del mondo. Fra questi, da ricordare quelli che in Medio Oriente hanno dato vita alla Primavera araba, che ha avuto anche sbocchi tragici, come le guerre civili in Siria, Libia e Yemen.    
Ma il Medio Oriente è stato anche funestato dall'ascesa dello Stato islamico, che ha rivendicato attentati terroristici in tutto il mondo. Nel frattempo, la crescita tumultuosa della Cina ha iniziato a insidiare lo status degli Stati Uniti in quanto unica superpotenza globale.
Due fenomeni sociali hanno caratterizzato il decennio. Il primo è stato la presa di coscienza dei rischi rappresentati dal cambiamento climatico, grazie anche all'impegno dell'attivista svedese Greta Thunberg. Il secondo fenomeno ha riguardato il boom tecnologico, che con l'esplosione dei social media e la crescita dell'Internet delle cose ha profondamente modificato lo stile di vita di miliardi di persone.


La rivincita del grigio

La tecnologia, appunto. Con un articolo intitolato «Dai prodotti Apple al fai-da-te alla moda: come il grigio è diventato il colore del decennio», nell'aprile 2014 The Guardian ha scelto il colore che rappresentava «lo spirito dell'era post-boom». Il quotidiano londinese ha elencato l'onnipresenza di quella che ha definito «la sfumatura più chic»: dai Mac all'abbigliamento sportivo, dallo smalto per le unghie ai divani minimalisti, per finire con il libro più letto (Cinquanta sfumature di grigio). «Io odiavo il grigio» ha commentato Michelle Ogundehin, direttrice di Elle Décoration. «Mi ricordo che veniva usato per caratterizzare John Major. Come cambiano le cose! Certamente oggi il grigio connota raffinatezza, allure e profondità».
L'austerità d'inizio decennio ha dunque decretato il trionfo dei toni neutri. «Gli anni Dieci sono conosciuti per molte cose: nostalgia, hipster e minimalismo» ha osservato il sito juiceboxinteractive.com. «Il decennio cominciò con lo “Scandinavian chic”: tutti grigi cupi, monocromi freddi e legno sbiancato» ha aggiunto il Financial Times.

L'iconico Millennial pink

A inizio 2014, la svolta. La recessione è finita, nonostante le turbolenze politiche si respira un clima più ottimista e inizia un periodo di grandi cambiamenti, in particolar modo in tema di diritti civili per gay e Lgbt. La legalizzazione dei matrimoni fra omosessuali e delle unioni civili conosce un'impennata in tutto il mondo, tanto che a maggio 2019 le nozze gay sono state introdotte in 27 Paesi del mondo. Per non parlare di tutti gli altri Paesi, come l'Italia, che prevedono discipline diverse dal matrimonio. Il 7 marzo 2014 esce il film «The Grand Budapest Hotel» di Wes Anderson, che con il suo color rosa di varie sfumature diventa l'emblema cromatico di metà decennio. A decretare il successo del colore, arriva l'anno dopo il richiestissimo iPhone 6s/6s Plus Rose Gold. Un trionfo cromatico di cui prende atto Pantone, la massima autorità planetaria del colore. Per l'azienda statunitense che ha iniziato a scegliere il colore dell'anno nel dicembre 1999, quello del 2016 è il rosa quarzo. Ma le diverse nuance di un colore a metà strada fra l'albicocca, il pompelmo e il salmone vengono sintetizzate in un solo nome: Millennial pink, rosa millennio.
Nell’epoca di Instagram, l'iconico colore, noto anche come Tumblr pink, funziona perché rappresenta il nuovo colore neutro, un post-rosa perfetto per le nuove generazioni. «Emblematico delle dilaganti conversazioni sulla fluidità dei generi» spiega il Financial Times, «è stato adottato con entusiasmo da uomini e donne (e ogni genere che ci importa inserire in mezzo) per esprimere la loro apertura emotiva e modernità».

Il trionfo dell'ambientalismo

Ma il colore che meglio incarna gli umori di questo decennio di risveglio ambientalista è indubbiamente il verde. A sancire il suo trionfo è, di nuovo, Pantone. La società statunitense che si occupa di catalogazione di colori nel 2017 decretato che il colore dell'anno è il verde. Ma non un verde qualsiasi: Pantone 15-0343, colloquialmente conosciuto come Greenery, una tonalità di verde brillante che ricorda i primi giorni di primavera. «Greenery è il neutro della natura» spiega il sito di Pantone. «Più le persone si sentono schiacciate dalla vita moderna, più forte è il loro desiderio innato di immergersi nella bellezza fisica e nell'armonia intrinseca della natura».
Commento del Financial Times: «Non c'è dubbio che in questo momento la narrazione dominante sia “il verde” a ogni livello. Le questioni sulla sostenibilità e sull'ambiente rappresentano la tendenza dominante e sono al centro dell'attenzione». Il New York Times osserva che, a fine 2016, il colore verde foglia compare dappertutto: dall'illuminazione della Cité de la Mode et du Design a Parigi alla nuova Mercedes-AMG GT Roadster, dagli abiti indossati da Hillary Clinton in campagna elettorale alle sedie delle sale riunioni della redazione dello stesso New York Times. Da quel momento in poi è stato un florilegio di verdi: dalla green economy di Barack Obama alla rivoluzione verde di Greta Thunberg, dal green oil ai green jobs, dal Green deal dell'Ue ai green bond tedeschi... Ma c'è un nesso diretto fra colori e ambiente, osserva la coppia di artisti Hackatao, le cui opere sono caratterizzate da una ricerca personale del colore. «I colori sono anche influenzati dall'ambiente, dal tempo che fa» spiegano i due artisti, che hanno scelto di vivere sulle montagne della Carnia, una delle regioni più incontaminate d'Italia che non a caso ha ispirato un nuovo colore: il verde Carnia. «Nell'aria tersa e cristallina i colori risaltano maggiormente, il loro impatto arriva ai nostri occhi rafforzato e ci fa vibrare interiormente. Quindi non è solo questione di che colore mettere su una tela, su un vestito, su una bandiera o su un brand. Per godere appieno dei colori è importante anche la luminosità dell'ambiente in cui viviamo, la natura pulita, il cielo sereno».

 

Il verde di Bossi e di Bonaccini...

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Per non parlare dei partiti verdi. In Italia le formazioni politiche ambientaliste non hanno sfondato come in tanti Paesi del centro-Nord Europa. Però il colore verde è stato una prerogativa della Lega Nord fin dai tempi della Padania (indimenticabili le mutande o, meglio, i pantaloncini verdi di Roberto Cota). Ma con la svolta sovranista di Matteo Salvini, il Carroccio rinuncia al verde padano, optando per un blu patriottico. Non a caso, il primo governo Conte da giallo-verde diventa giallo-blu (anche se, come insegna la teoria del colore primario, giallo più blu fa sempre verde).  
Ma al di là della Lega, di che colore è stato l'ultimo decennio politico italiano? Risponde il politologo Vittorio Emanuele Parsi, ordinario all'Università Cattolica di Milano: «L'arancione del sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha rappresentato un prequel di Giuseppe Sala, la sola speranza per un centro-sinistra moderno e solidale, progressista, non moderato né radicale. Credo e spero che Sala sappia scegliere il rosso del coraggio, del riscatto e della libertà». Anche se il governatore dell'Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, per la sua campagna elettorale ha abbandonato il rosso e adottato il verde. «Per il resto» prosegue il professor Parsi, «il colore del decennio è stato il nero, per il ritorno massiccio di fascismi più o meno mascherati e per le prospettive dell'Italia. E all'orizzonte si prospetta il giallo criminale, per capire chi commetterà il delitto perfetto di ammazzare questo Paese».

... e il nero della Libia

Nero è anche il colore che ha contraddistinto gli anni Dieci in Libia e in Siria. A sostenerlo è l'ambasciatore Umberto Vattani, il presidente della Venice international university che, essendo stato due volte segretario generale della Farnesina, è un profondo conoscitore delle relazioni internazionali. «Nel decennio che si sta concludendo ombre nere si sono allungate anche sul Mediterraneo, con le tragedie dei migranti» prosegue Vattani. «Il rosso ha invece caratterizzato gli anni Dieci della dinamicissima Cina, che con la sua Belt and Road Initiative sta puntando all'egemonia. Il colore dorato del crisantemo che rappresenta il suo emblema ha inoltre caratterizzato l'ultimo decennio del Giappone, che ha stretto un maxi-accordo con l'Ue, entrato in vigore nel febbraio 2019. E poi c'è il blu imperiale che fa da sfondo al giglio di Francia, Paese che sta attraversando una rinnovata fase di grandeur».
Il secondo decennio del ventunesimo secolo non si può quindi circoscrivere a un solo colore? «No» è la risposta di Vattani. «Se vogliamo definire cromaticamente gli anni Dieci dobbiamo affidarci all'arcobaleno, perché sono stati caratterizzati da conflitti, momenti di rasserenamento, nuove iniziative, fasi di rinascita... Un decennio, insomma, fatto di luci e di ombre».


Blu anni Venti

Luci e ombre hanno dominato anche l'ambito artistico. «I colori dell’arte degli anni Dieci sono stati dominati dai neri e grigi sfumati di Bansky, che ci fanno riflettere sui drammi del mondo» osservano gli artisti Hackatao. «Ma c'è stato anche l’irriverente WC d'oro di Maurizio Cattelan (mentalmente fermo agli anni Novanta e quindi con scelte cromatiche che non si abbinano per niente a questo decennio). L'Oriente ci ha invece tirato su il morale con i colori di Haruki Murakami: il rosa pelle manga abbinato a rossi e gialli flat, colori allegri e vivi a cui anche la nostra arte si ispira». E di che colore saranno gli anni Venti? «Vorremmo che fossero luminosi, coraggiosi, vitali e accoglienti» è la risposta degli Hackatao. «Non perché siamo ottimisti, ma perché ci imponiamo di esserlo». Intanto, Pantone ha già annunciato il suo colore dell'anno 2020: il blu classico 19-4052. Questa la motivazione: «Infondendo calma, fiducia e un senso di connessione, questa intramontabile tonalità di blu mette in evidenza il nostro desiderio di una base stabile e affidabile da cui partire mentre ci apprestiamo a varcare la soglia di una nuova era».


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