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Cronaca

Cibo e spesa a domicilio, le precauzioni per le consegne sicure

Le cautele per preservare piatti e merce da contaminazioni, le accortezze per rispettare il distanziamento sociale, le tutele per i corrieri spiegate da Maxime Renson, general manager di Uber Eats Italia

Nelle città vuote, sono stati l'unico accenno di rumore. Non si sono mai fermati, hanno continuato a pedalare per portarci a casa quello che mancava: un piatto caldo preparato da un ristorante con quella vaga nostalgia che tiene dentro, un dolce o una bottiglia per tirare su l'umore, a un certo punto anche la spesa. I corrieri, i rider com'è sdoganato ormai chiamarli, sono stati una permanenza, un residuo della vecchia vita messa in pausa. E, di conseguenza, si sono esposti a contatti e rischi che noi abbiamo provato a schivare.

Perciò ha senso dare uno sguardo dietro le quinte, capire come funziona il loro lavoro quotidiano. In un misto, se vogliamo, d'altruismo ed egoismo. Intanto, abbiamo provato a farci spiegare come la merce, gli alimenti, le pietanze già pronte che trasportano sono tenuti al sicuro. E poi, come fanno i corrieri stessi a proteggersi dal coronavirus. E che cosa succede se, malauguratamente, dovessero ammalarsi.

Tante domande. A dare le risposte è Maxime Renson, general manager per l'Italia di Uber Eats, il colosso globale delle consegne a domicilio con 400 mila ristoranti partner in più di 6 mila città del mondo, sparse in 45 Paesi di sei continenti. Il tempo di consegna medio è inferiore a 30 minuti. E, come detto, non è stato messo in pausa durante l'emergenza: «La nostra priorità» conferma Renson a Panorama.it «è quella di dare continuità al servizio di delivery, un servizio molto importante per tutta la comunità, costretta alla quarantena, e garantirlo in sicurezza, nel rispetto di tutte le prescrizioni dettate del Governo».

Come piattaforma, quali azioni avete intrapreso in seguito all'emergenza del coronavirus?

Sin dall'inizio dell'emergenza ci siamo attivati con diverse iniziative, con l'obiettivo di assicurare il nostro servizio in sicurezza e fornire tutto il supporto necessario a corrieri, clienti e ristoratori. Per i corrieri abbiamo implementato misure per garantire loro sicurezza e assistenza. Abbiamo acquistato un quantitativo di dispositivi di protezione individuale che abbiamo e stiamo distribuendo compatibilmente con i tempi di consegna e la disponibilità. Al contempo, a fronte di una domanda attuale di questi dispositivi che non riesce ad essere totalmente soddisfatta dalla produzione, abbiamo dato a tutti i corrieri la possibilità di richiedere un rimborso fino a 25 euro per l'acquisto di materiale sanitario protettivo (mascherine, gel disinfettante, guanti monouso, salviette igienizzanti). Inoltre, per coloro a cui è stato o verrà diagnosticato il Covid-19, o a cui è stato imposto l'isolamento dalle autorità sanitarie, abbiamo previsto un'assistenza finanziaria per un periodo di 14 giorni durante il quale il loro account Uber Eats sarà sospeso.

E per quanto riguarda i ristoratori e la consegna al cliente?

I ristoratori devono assicurarsi che ogni sacchetto sia ben sigillato e a prova di contaminazione. Inoltre, a seconda del livello della domanda, i ristoratori hanno la possibilità di sospendere momentaneamente gli ordini in modo da non creare il rischio di assembramenti nei pressi del locale. Gli utenti, invece, possono liberamente decidere tramite la piattaforma di ricevere la consegna davanti alla porta della propria abitazione oppure anche all'esterno, evitando il contatto diretto con il corriere. Infatti, tutte le consegne sono contactless.

Quali altri strumenti di sicurezza avete introdotto sulla piattaforma?

La sicurezza degli utenti e dei corrieri è, da sempre, una priorità per Uber. Proprio per questo continuiamo ad investire in modo significativo per implementare sistemi e modalità volti a migliorare la sicurezza dell'app a 360 gradi. Va in questa direzione la tecnologia Real Time ID Check, che abbiamo implementato proprio di recente anche in Italia con l'obiettivo di prevenire rischi di frode. Ai corrieri viene chiesto periodicamente di fermarsi in un luogo sicuro e caricare un selfie sulla app per assicurarsi che l'immagine corrisponda alla foto del profilo del titolare dell'account. La richiesta di verifica può avvenire in qualsiasi momento: al momento del login o durante le consegne. Se le immagini non corrispondono o il controllo non viene eseguito, l'account viene bloccato e sono effettuate ulteriori verifiche. In questo modo, anche gli utenti della app possono far affidamento su un ulteriore livello di sicurezza che garantisca loro che l'identità della persona che sta effettuando la consegna sia corretta.

Come si è ampliata l'offerta rispetto a prima dell'emergenza?

Durante l'emergenza alcuni ristoranti e alcune catene con cui lavoriamo hanno chiuso, ma parallelamente c'è stato un ampliamento significativo delle realtà del settore food che per la prima volta si sono attivate con servizi di delivery con il nostro supporto. Non parliamo solo di ristoranti, ma anche di pasticcerie, panetterie, pub o altro. Inoltre, a fronte della crescente domanda di spesa a domicilio, abbiamo implementato accordi con supermercati, minimarket e altri negozi di alimentari, per aiutare le persone ad accedere agli alimenti di base e ai prodotti di cui hanno bisogno in modo sicuro e affidabile: To.market e Smart Market a Milano, Supermercato Sole365 in Campania solo per citarne alcuni.

maxime-uber Maxime Renson, general manager per l'Italia di Uber Eats

Che tipo di riscontri avete avuto dai clienti? Cosa funziona di più?

Proprio il servizio di grocery ha visto una crescita davvero repentina. Il totale delle vendite di prodotti alimentari ed essenziali sull'app Uber Eats è aumentato di 2,3 volte in Europa e di 55 volte in Italia nell'ultimo mese, dove il numero di minimarket e piccole catene presenti sull'app Uber Eats sono triplicati. Tra gli articoli più richiesti: pane, verdure, prodotti lattiero-caseari, frutta, carne, pasta e uova.

Prevedete che il delivery continuerà a essere protagonista anche nella fase due e come vi state attrezzando di conseguenza?

Come annunciato dal Governo, la fase due sarà implementata in modo graduale. I ristoranti devono ripensare spazi e modalità operative abituali per ridurre al minimo i contatti e garantire le distanze di sicurezza. In questo scenario il food delivery può continuare ad avere un ruolo importante, non solo di supporto ai consumatori, ma anche ai ristoratori, con i quali continueranno a svilupparsi forme di collaborazione per traghettare questa situazione verso una nuova normalità. Crediamo probabile che possano trovare ancor più sviluppo soluzioni come le "dark kitchen", cucine chiuse dove vengono preparati i piatti poi consegnati a domicilio, ma staremo a vedere, pronti ad adattarci rapidamente, come sempre, all'evoluzione del settore.

A sensazione, anche dalle storie che vi raccontano i vostri corrieri, gli italiani sono diventati più generosi durante l'emergenza?

In questa situazione di emergenza quello che è emerso chiaramente è la grande solidarietà degli italiani, che non si sono risparmiati, ognuno nelle sue possibilità e con le modalità più varie, per sostenere le persone più fragili e chi è in prima linea per affrontarla. Anche il nostro servizio di food delivery è stata un veicolo per poter esprimere il proprio contributo: per ogni euro che gli utenti danno come mancia ai corrieri, noi di Uber doniamo lo stesso importo alla Protezione Civile Italiana, così come chi fa la spesa a Napoli nei supermercati Sole365 attraverso la nostra piattaforma può contribuire al progetto «Spesa Sospesa» in collaborazione con Banco Alimentare Campania, per aiutare le persone più in difficoltà. Siamo orgogliosi del successo di queste iniziative.

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