Cronaca

Chiesa: i preti pedofili e la pericolosa generalizzazione indiscriminata

"I giudici servono per il reati, non per governare il clero". Il commento di Giuliano Ferrara dopo le dimissioni collettive dell'episcopato del Cile

papa Francesco

Giuliano Ferrara

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L'illusione era che con l'avvento di papa Francesco il mondo secolare riconoscesse alla chiesa, che rinunciava a rivendicare uno spazio pubblico per i criteri e la cultura della fede cristiana, abbracciando un discorso più aperto al modo di vita nella modernità e nella postmodernità, una sua autonomia evangelizzatrice e un certo rispetto.

Dopo Benedetto XVI l'illusione del cambiamento

Benedetto XVI aveva motivato con la stanchezza dell'età ingravescente la sua Renuntiatio, ma è certo che il suo pontificato, anche per la campagna contro il relativismo etico da lui sostenuta (e dal suo predecessore san Giovanni Paolo II), era sotto assedio. Dai tempi dell'inchiesta del Boston Globe sulla diocesi guidata dal cardinale Bernard Law, poi sceneggiata nel film Spotlight, si era diffusa in tutto il mondo la generalizzazione indiscriminata delle accuse al clero in fatto di perversioni pedofile e di coperture irriguardose per la condizione delle vittime degli abusi.

Ma l'illusione che le cose fossero cambiate con il nuovo Papa buono, conciliare senza riserve, capace di affascinare i popoli e le élite secolari con i suoi discorsi critici del liberalismo, ambientalistici e tolleranti verso ciò che la chiesa ha sempre censurato nei modi di vita relativisti, è durata poco.

Le dimissioni collettive dei vescovi in Cile

Le dimissioni collettive di una intera nazione o conferenza episcopale sono qualcosa di integralmente e scandalosamente nuovo nella storia canonica di quel possente e fragile organismo che è la chiesa cattolica di rito latino.
Il Cile non è periferia, è il Paese che in un continente segnato dalla disperazione e dall'insuccesso nell'organizzazione sociale, dalla miseria e dalla deriva caudillista, è riuscito per vie traverse e drammatiche a darsi un profilo e una prospettiva di democrazia in sviluppo, capace di temperare i tradizionali e ben noti squilibri di un continente quasi privo di una classe media e di istituzioni protette da procedure democratiche. La sua autodecapitazione ecclesiastica è un segno dei tempi numinoso, un tuono, una grande ombra.

I laudatori del Papa di tendenza progressista e riformista, quelli che credono nella fine del celibato dei preti, e a questo collegano la loro adesione fiduciosa all'idea di una corruzione clericale diffusa testimoniata dalla vastità e dal rango dei coinvolti nelle accuse di abuso, non escludono che le dimissioni collettive siano non una messa a disposizione ma una sfida al pontefice, e questo dopo una storia tortuosa di ricognizione sul campo che aveva indotto Francesco prima a contrattaccare contro la calunnia, poi a scusarsi sotto pressione mediatica e a fare il processo interno nel segno della tolleranza zero.

Difficile dire, quasi tutto ormai si fa ambiguo nel regno del Papa gesuita che era venuto a portare un approccio di riconciliazione al mondo. Il viaggio apostolico in Cile era stato funesto, un fallimento su tutta la linea; il Papa non è mai andato in Argentina, il Paese fine di mondo da cui proviene; il Venezuela è nella condizione che si sa; il più popoloso continente cristiano rischia travolgenti passi indietro nella stessa evangelizzazione: e ora il vertice intero di un Paese-chiave se ne va, innescando le delicatissime procedure di un traumatizzante ricambio all'interno di quella catena che è la sostanza stessa della chiesa, l'idea di una successione apostolica la quale sola giustifica la continuità e la legittimità della chiesa di Cristo e dei suoi primi discepoli.

I riflettori sul clero e sulle sue responsabilità

Il problema non è che la cattolicità tarda a inserire nel diritto canonico la facoltà per i preti di sposarsi o immettere le donne nell'ordine consacrato. Sappiamo tutti che una campagna estesa e possente, originata nel circuito mediatico e giudiziario, con ampie richieste di risarcimento, e non solo morale o psicologico, ha messo il suo abbagliante riflettore sul clero e sulle sue responsabilità che per definizione delegittimano la sua funzione di educazione dei fanciulli e dei giovani.
La situazione delle patologie e devianze di tipo pedofilo è drammatica, secondo tutte le statistiche, nelle famiglie, oltre che in altri organismi e luoghi monosessuali.

Il punto è che 500 anni fa la Riforma protestante ha inaugurato il mondo moderno denunciando il carattere anticristico del papato e dell'ordine consacrato, e quelli che Guicciardini chiamava ai primi del XVI secolo "gli scelleratissimi preti" sono oggetto di un processo e di una gogna culturale e rituale da secoli, ormai, ora in dirittura finale in una società per molti aspetti compiutamente scristianizzata.

Le depravazioni con le loro implicazioni penali esigono sanzioni per tutti sotto il segno della eguaglianza giuridica, ovvio. Ma la costituzione del clero, la sua funzione di cura delle anime e di pastorale, il suo stesso profilo di obbedienza e comando sotto la supervisione dei vescovi e del Papa, questo è quello che viene messo in discussione.

Tanti anni fa a New York, una signora della buona borghesia protestante invocava l'arresto del cardinale che aveva permesso misure interne incompatibili con la tolleranza zero del diritto penale. Le obiettai una cosa semplice: "La giustizia secolare ha diritto di processare chiunque favorisca reati o li commetta, eppure non ha il diritto di intromettersi nella pastorale interna della chiesa e di insegnare ai preti chi sono e come debbano comportarsi". Non mi capiva, era sorda e muta a ogni interlocuzione. Penso che quella sottile linea divisoria, difficile ma non impossibile da governare, sia all'origine dell'assedio che mette a rischio autonomia e identità della chiesa e del suo clero, a partire dalla interiorizzazione cattolica della colpa che è invalsa negli ultimi decenni.


(Articolo pubblicato sul n° 23 di Panorama in edicola dal 24 maggio 2018 con il titolo "I giudici servono per i reati, non per governare la chiesa")

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