Cronaca

Chi era David Goodall, morto a 104 anni con il suicidio assistito

Aveva lanciato un appello per farla finita: "Sono stanco di vivere". È morto ascoltando il suo brano preferito, l'Inno alla Gioia di Beethoven

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Matteo Politanò

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Non soffriva di alcuna malattia, era semplicemente stanco di vivere. David Goodall, scienziato britannico di 104 anni, è morto nella clinica svizzera che ha scelto per porre fine alla sua vita. "Mi dispiace molto di aver raggiunto questa età, credo che ognuno debba essere libero di scegliere quando morire", aveva dichiarato ai giornalisti di ABC Australia nel giorno del suo 104° compleanno, lo scorso 4 aprile.

Chi era

Nato a Londra nel 1914, Goodall era un docente universitario ed ecologista che da sempre aveva lottato per il diritto all'eutanasia. A 34 anni si era trasfertio in Australia iniziando ad insegnare all'Università di Melbourne e come accademico aveva dato lezioni anche in Usa e Inghilterra ricevendo pubblicazioni e premi, tra cui la laurea honoris causa all'Università di Trieste nel 1990. È stato autore di una serie di trenta volumi sugli Ecosistemi del mondo, pubblicata dopo la "pensione" nel 1979. Pensione tra virgolette, perché David non aveva mai smesso di insegnare. Era rimasto a lavorare nell'Università di Perth fino al 2016, anno in cui fu dichiarato "non idoneo" per l'insegnamento a causa dei suoi 102 anni. La sua storia conquistò le prime pagine dei giornali australiani e gli permise di riottenere la cattedra, tuttavia la vecchiaia gli impediva di insegnare come avrebbe voluto, un ostacolo insostenibile per uno scienziato.

La decisione

"Sono stanco di vivere" aveva dichiarato Goodhall alla sua ultima festa di compleanno, studiata ad hoc per conquistare l'attenzione dei media. "Mi dispiace di aver raggiunto la mia età, credo che una persona anziana come me debba poter beneficiare dei suoi pieni diritti di cittadino, compreso quello al suicidio assistito». La volontà di morire si era però scontrata con le leggi australiane che vietano l'eutanasia. Per questo aveva chiesto aiuto a Philip Nitschke, medico e fondatore di Exit international, associazione dedicata alla morte assistita di cui Goodhall era membro da 20 anni. "Voglio morire e non sono particolarmente triste. La cosa triste è evitare di farlo." Goodall ha così deciso di partire per il suo ultimo viaggio verso l'associazione per il suicidio assistito Life Circle, a Basilea, in Svizzera. A sostenere i costi del volo transoceanico è stata la stessa Exit international, protagonista di una raccolta fondi per regalare a Goodhall un biglietto in business class.

La morte

Goodall è deceduto alle 12,30 di giovedì 10 maggio dopo un'iniezione di barbiturici. Mercoledì sera si era concesso l'ultima cena nell'albergo di Basilea che lo aveva ospitato. Aveva scelto il suo menù preferito, finalmente in barba ai consigli dei medici: fish & chips e una fetta di cheesecake. Durante l'iniezione ha chiesto di poter ascoltare l'Inno alla Gioia di Beethoven, un capolavoro della musica al quale era molto legato e con il quale si è addormentato per sempre.

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