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Cronaca

Chi è Giovanni Colangelo, il procuratore di Napoli che la camorra voleva uccidere

Il suo team ha assestato una serie di colpi alla criminalità, a cominciare dalla lotta contro i Casalesi e gli illeciti nella pubblica amministrazione

Ieri non è stata una giornata come le altre per il il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo. La camorra, si è saputo dalle rivelazioni di un pentito pugliese, stava progettando un attentato per ucciderlo.

"Continuerò a fare il mio lavoro al servizio dello Stato, fin quando mi sarà richiesto", è l'unica battuta che il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo concede ai cronisti.
Neppure di fronte a una notizia così forte, che genera allarme e rilancia la questione della sicurezza da garantire a quanti sono impegnati in prima linea nella lotta alla criminalità, il magistrato smentisce la sua fama di uomo schivo, refrattario ai riflettori dei media.

I suoi collaboratori più stretti spiegano che il procuratore, pur in presenza di una situazione di grande allarme, intende in ogni modo evitare di apparire un "protagonista".

Ma chi è Giovanni Colangelo?


Sotto la guida di Giovanni Colangelo la Procura di Napoli ha assestato una serie di colpi al malaffare, puntando ad alzare il livello del contrasto e a individuare anche i mandanti di una serie di crimini.

A cominciare dalla guerra alla cosca dei Casalesi e alle sue diramazioni,  per arrivare al sequestro dei patrimoni illeciti. E ancora, le connessioni tra politica e malaffare, gli illeciti nella Pubblica amministrazione, tra cui i compensi a consiglieri regionali, il sistema di collusione tra imprenditoria pubblica e privata e la camorra.

Senza dimenticare la battaglia per individuare gli assassini di vittime innocenti dei clan o indagini clamorose come quella sul furto dei volumi preziosi dalla Biblioteca dei Girolamini.

Ma da sempre Colangelo ha sottolineato, in più sedi, che la guerra alla camorra si combatte non solo sotto il profilo della repressione ma anche da un punto di vista sociale, ricreando condizioni di vivibilità sul territorio.

La nomina di Colangelo, oggi 69 anni, è arrivata il 2 maggio del 2012 da parte del plenum del Csm, preferito all'altro nome in lizza, quello del procuratore di Nola, Paolo Mancuso.

Tempestività e qualità del sistema giustizia le sue stelle polari. Prima di arrivare a Napoli, Colangelo era stato dal 2008 procuratore a Potenza con alle spalle la lunga esperienza alla Procura di Bari dove aveva avuto modo di occuparsi di reati contro la pubblica amministrazione e la criminalità economica.

Colangelo ha iniziato la carriera di magistrato come pretore a Chivasso nel 1973, poi a Gioia del Colle (dal 1977) e a Bari (dal 1989). Nel 1991 il passaggio alla procura presso il tribunale di Bari, prima come sostituto procuratore e dal 2000 come procuratore aggiunto dove ha fatto parte del gruppo di lavoro specializzato nella repressione dei reati societari, bancari e finanziari.

Nel 1999 alla Dda, dove ha creato l'organizzazione dell'ufficio sui collaboratori di giustizia; mentre dal 2002 si è occupato dei reati in materia di terrorismo e del coordinamento della cattura dei latitanti. Poi l'arrivo alla procura di Potenza, dove ha rimesso in piedi l'ufficio che era in una situazione difficile.

(Ansa)

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