Chi è Davide Vannoni

Il ritratto dell'uomo che ha inventato il metodo Stamina e diviso un paese

Davide Vannoni, il fondatore del metodo Stamina – Credits: AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE - Getty Images

Redazione

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Davide Vannoni è stato fermato dai carabinieri nell'ambito di una nuova inchiesta sul metodo Stamina.

Vannoni è accusato di associazione per delinquere aggravata dalla transnazionalità, truffa aggravata, somministrazione di farmaci non conformi quanto alle attività di trattamento di gravi malattie neurodegenerative.

A quanto pare, Vannoni stava per lasciare l'Italia ed è stato dunque fermato per pericolo di fuga. Secondo quanto appreso, stava per andare a Santo Domingo dopo aver venduto la sua Porsche per finanziare la trasferta e, forse, riprendere lì l'attività.

Da tempo, Vannoni stava cercando una nuova località estera, dove riprendere l'attività di Stamina per la quale aveva patteggiato una pena di un anno e dieci mesi, con la condizionale, impegnandosi a rinunciare a qualsiasi iniziativa che gli permettesse di proseguire l'applicazione della controversa terapia.

Dalle intercettazioni a cui il padre della metodica è stato sottoposto, dopo che lo scorso luglio si era diffusa la notizia che alcuni pazienti italiani si erano recati in Georgia per effettuare le infusioni, emergono infatti "persistenti e reiterati contatti volti a individuare una nuova località estera ove riprendere l'attivita'".

In Italia, lo stop al metodo era arrivato dalle autorità giudiziarie e sanitarie, con due bocciature da parte di altrettanti comitati scientifici. Questa documentazione ha portato il governo georgiano, lo scorso dicembre, alla decisione di porre fine alle sue attività. Dopo che la procura di Torino aveva avviato l'inchiesta che oggi ha portato al fermo di Vannoni, la vicenda era nuovamente approdata anche sulla rivista scientifica Nature, che aveva lanciato l'allarme sul cosiddetto "turismo delle staminali".

L'inchiesta della Procura di Torino è coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo e dal sostituto procuratore Alessandro Aghemo.

Chi è Davide Vannoni
Cinico affabulatore e mercante di false speranze, come lo definiscono i suoi detrattori? Oppure icona della libertà di ricerca e cura, ingiustamente perseguitato dal sistema, come amano dipingerlo i suoi sostenitori? Di certo quella di Davide Vannoni, ideatore del discusso metodo Stamina rimane una figura controversa.

Quello che molti ancora non sanno, anche se la notizia è di pubblico dominio, è che Vannoni non è un medico (né perlatro ha mai millantato di esserlo con i suoi pazienti, anche se molti ancora lo chiamano “dottore”).

Torinese, classe 1967, madre casalinga e padre artigiano, è laureato in semiotica applicata alle ricerche di mercato e vincitore di una cattedra d’insegnamento in psicologia cognitiva all’Università di Udine, dopo anni spesi sempre su questo fronte tra atenei e consulenze.

La sua prima avventura professionale, che risale a molti anni prima il suo destreggiarsi tra cellule e provette, si chiama Cognition. Una banale società specializzata in comunicazione e ricerche di mercato, molto ben inserita in ambito istituzionale e imprenditoriale: nel momento di massima popolarità arriva ad impiegare una ventina di dipendenti, con clienti che si chiamano Regione Piemonte, Iren, Aprilia.

È nel 2007 che lo scenario cambia, che l’attività di comunicazione inizia a sovrapporsi con quella di sperimentazione scientifica: il clic è dovuto a una semiparesi facciale dalla quale Vannoni non riesce a guarire. Fino a quando, su consiglio di un amico, si reca in Ucraina per sottoporsi a un trattamento a base di cellule staminali.

I miglioramenti che ottiene, a suo dire, sono enormi. Tanto da convincerlo a portare con sé a Torino i due ricercatori ucraini che seguono la faccenda, tali Vyacheslav Klymenkoe Olena Schegelska: figure altrettanto discusse e con le quali in seguiri il sodalizio si romperà. Li piazza in uno scantinato della Cognition attrezzato alla bisogna e lì inizia a ricevere pazienti affetti dalle più disparate patologie. 

La sua idea è che le cellule staminali (in particolare quelle di un certo tipo, dette mesenchimali) possano curare diverse malattie, specie quelle neurodegenerative. Gli estremi del metodo messo a punto da Vannoni non sono mai stati resi noti, una richiesta di brevetto presentata negli Stati Uniti viene respinta, non esiste nessun trial clinico accettato dalla comunità scientifica internazionale che ne ratifichi l’efficacia, eppure in questo periodo alcuni pazienti affermano di essere migliorati, anche se non certo guariti, grazie alla sua cura.

Molti altri al contrario denunciano di avere speso cifre folli, fino a 50 mila euro, in cambio della promessa di miglioramenti mai verificatisi. La magistratura indaga, il centro si trasferisce prima a San Marino, dove opera all’interno di una clinica estetica, poi di nuovo nel Torinese, a Carmagnola, dove nel 2009 Vannoni battezza la Stamina Foundation, esclusa il 7 febbraio scorso dal registro nazionale delle Onlus.

È proprio la Stamina Foundation che, dopo altri passaggi, “mette il cappello” sul metodo Vannoni e riesce a farlo passare, con il parere favorevole di Aifa e Regione Lombardia come cura compassionevole e gratuita da somministrare presso una struttura pubblica, gli Ospedali Civili di Brescia.

In un caos senza precedenti, mentre all’appello straziante, e mediaticamente più forte, delle famiglie dei malati si contrappone lo scettiscismo (per usare un eufemismo) della comunità scientifica, e mentre la politica prova a metterci una pezza legislativa si arriva fino a ieri, con lo stop definitivo alla somministrazione delle discusse cure.

Intanto anche le noie giudiziarie proseguono: nel 2014 inizia il processo che vede Vannoni alla sbarra con l’accusa di tentata truffa ai danni della Regione Piemonte. Secondo il pm Giancarlo Avenati Bassi, infatti, il professore nel 2007 avrebbe tentato di raggirare l'ente chiedendo un finanziamento da 500 mila euro per realizzare nell’allora scantinato di Cognition un laboratorio. Si trattava tuttavia solo di una prima tranche di soldi pubblici (l'obiettivo era un milione di euro) e Vannoni fu ad un passo dall'ottenerli. Ma la richiesta di fondi era supportata, secondo l'accusa, da una serie di elementi fasulli.

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