Caso Yara: l'ergastolo per l'assassino è una richiesta coerente

Seviziata, copita a morte, abbandonata. L'uomo che ha ucciso la tredicenne di Brembate merita il massimo della pena

YARA

Un momento del sopralluogo scientifico a Chignolo d'Isola (Bergamo), sove è stato trovato il corpo di Chiara Gambirasio – Credits: ANSA/GIAMPOALO MAGNI

Carmelo Abbate

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L'uomo che ha colpito a morte Yara Gambirasio l'ha abbandonata sola e agonizzante in un campo in mezzo alle sterpaglie in un fredda e umida notte di novembre.

La ragazza, che aveva l'apparecchio ai denti e la felpa di Hello Kitty, non è riuscita ad alzarsi per chiedere aiuto.

L'uomo che l'ha prelevata all'uscita dalla palestra e l'ha trascinanta fin lì, ha infierito sul suo corpo con un'arma da taglio che le ha lasciato segni alla gola, ai polsi, alla gamba, alla schiena. Segni che non erano diretti a uccidere ma a seviziare la vittima.

Alla fine, dopo che il suo aguzzino se n'era andato, sola, al buio, al freddo, sovrastata dalla paura e dal dolore, la piccola Yara si è aggrappata con tutta la sua forza a un ciuffo d'erba ed è morta.

Chi scrive è contrario alla pena di morte e all'ergastolo. Ma chi ha fatto questo a una tredicenne che stava tornando a casa dalla sua mamma e dal suo papà, merita sicuramente il massimo della pena previsto dal nostro ordinamento.

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