Caso Barli, l'incontro con il ministro Orlando

I coniugi di Pistoia a cui il tribunale ha tolto i figli nonostante i pareri positivi delle perizie, hanno spiegato le loro ragioni

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I coniugi Barli con il ministro della Giustizia Andrea Orlando

Giorgio Sturlese Tosi

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Come annunciato in diretta tv, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha incontrato i coniugi Barli di Pistoia, genitori di due bambini affidati, il 2 aprile scorso, ad un istituto fiorentino dal Tribunale dei Minori di Firenze. E forse il finale della loro storia potrà essere riscritto.

Lunedì scorso Stefano a Catiuscia Barli si erano arrampicati sui ponteggi del battistero di Pistoia per protestare contro la decisione dei giudici minorili di affidare i loro bambini ad una famiglia, dopo dieci mesi in istituto e in attesa di nuove perizie che attestassero la loro idoneità di genitori. Dopo 36 ore a trenta metri di altezza e dopo una notte passata a temperature sotto zero, la trasmissione Rai Chi l’ha visto si era collegata in diretta da Pistoia e aveva raccolto l’appello di Stefano, ormai disperato. I Barli avevano annunciato di non voler scendere fino a che il ministro della Giustizia non li avesse ricevuti e il comune di Pistoia non avesse provveduto a sostituire l’assistente sociale che da anni li segue. A sorpresa era arrivata la telefonata del Ministro che aveva invitato i Barli a Roma, convincendoli quindi a scendere dal battistero.

A tu per tu con il ministro

Stamani i Barli sono partiti all’alba da Pistoia, accompagnati dai giornalisti e dal loro legale, l’avvocato Simone Castagnoli; destinazione: via Arenula. Come promesso, e nonostante gli impegni di Orlando nelle votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica (Orlando è anche deputato), i due genitori sono stati ricevuti e hanno potuto esporre le loro ragioni. All’incontro ha chiesto ed ottenuto di partecipare anche l’assessore alle Politiche sociali del comune di Pistoia, Tina Nuti.

L’incontro è durato un’ora ed era presente anche il presidente dell’Ordine nazionale degli assistenti sociali. L’avvocato Castagnoli  lo definisce “proficuo”, raccontando di “essere rimasto positivamente impressionato per la disponibilità e comportamento del Ministro e del suo staff”. Orlando, dopo aver ascoltato le ragioni dei Barli ha promesso di interessarsi alla vicenda, verificando, nei limiti imposti dal suo ruolo, la correttezza o meno dei passaggi che hanno portato mezza famiglia in istituto e l’altra mezza in cima ad un monumento. Meno immediata e concreta, invece, sembrerebbe essere stata la disponibilità dell’assessore di Pistoia. Alla quale, in sintesi, viene chiesto soltanto di assegnare i Barli ad un altro assistente. Quanto questo incontro possa influire sulla sorte dei due bambini di quattro e sette anni, però, resta da vedere. Intanto, arriva l’indiscrezione che la famiglia affidataria già individuata per accogliere i bambini, nonostante gli incontri che ha avuto con questi, si sarebbe tirata indietro, “per il troppo clamore che ha circondato la vicenda”. Un’altra coppia, però, sarebbe già pronta ad intraprendere il lungo cammino per l’affidamento.

Le perizie

La decisione del Tribunale dei Minori discende, in particolare, da una relazione degli assistenti sociali del 2012, assai negativa. Una relazione che, a distanza di tempo, appare a chiunque abbia conosciuto i Barli inesatta, superficiale e comunque superata. Inesatta, per esempio, quando vi si scrive che i genitori non acquistavano le scarpe per i figli (scarpe che invece, nelle varie misure, ingombrano mezza stanza); superficiale quando, per esempio, vi si indica che non è opportuno che, dopo la scuola, il maggiore trascorra il resto del pomeriggio (la scuola finisce alle 16) nei boschi col padre (che è fungaiolo e venditore ambulante) o quando vi si denunciano fatti gravi, come la spesa di alcune centinaia di euro assegnate dal Comune alle corse dei cavalli, senza circostanziare con prove o dichiarazioni tale grave affermazione; superata, infine, certamente, in quanto due perizie affidate dallo stesso Tribunale ad altrettanti psicoterapeuti e psichiatri certificano non solo la crescita dei Barli nel loro percorso di “genitorialità” (avvenuto grazie a decine di sedute con esperti) ma anche l’opportunità che i bambini facciano rientro a casa, con mamma e papà. Opposte a questa relazione, ma evidentemente ininfluenti, le dichiarazioni dei maestri dei due bambini prima del loro trasferimento in istituto, che raccontano di contesti sani e sereni.

Lo sfratto

Ad aggravare la situazione della famiglia Barli poi è arrivato lo sfratto esecutivo, da parte del Comune, dal loro alloggio popolare. Sfratto eseguito per un cavillo – come lo stesso Comune ha ammesso – al quale non si poteva ovviare, pena il rischio di un’azione legale da parte di chi aspetta una casa popolare ed è iscritto nelle graduatorie. La pazienza dei coniugi Barli si è via via affievolita anche per l’insensata decisione del Tribunale di consentire a Stefano e Catiusca di incontrare i figli soltanto un’ora a settimana, e sempre all’interno dell’istituto fiorentino. Da aprile fanno 40 ore insieme, appena un giorno e mezzo. Natale e compleanni esclusi. E questo nonostante nella storia dei Barli non ci sia traccia verificata o verificabile di maltrattamenti, violenze, abusi di alcol o droghe.

Una delle ragioni del girone infernale in cui è precipitata questa famiglia è l’ordinamento e la particolare funzionalità dei tribunali per i minorenni in Italia. Ove, alle segnalazioni degli assistenti sociali, non fa seguito, in assenza di reati conclamati, un accertamento da parte della polizia giudiziaria. Dove non sono previsti gradi di appello fino alla Cassazione per permettere una valutazione di metodo di giudici terzi. Dove, ed è anche il caso di Firenze, i collegi giudicanti sono composti, per mancanza di personale, anche da giudici onorari, cioè non togati. Che, in chiaro spregio dei regolamenti del Consiglio superiore della magistratura, siedono in consigli di amministrazione o fanno parte dell’organizzazione degli stessi istituti dove vengono affidati i minori o ne sono retribuiti consulenti, con evidente, possibile, conflitto di interessi. Da non sottovalutare, perché, in media, un comune spende circa 90 euro al giorno per il mantenimento del minore. E nel caso Barli, fanno ormai più di 50 mila euro.

Nelle prossime settimane i Barli, che hanno già prodotto una memoria in tribunale per chiedere di rivalutare la loro posizione come genitori, saranno sottoposti ad ulteriore perizia. Per questo stanno ancora seguendo i corsi di “genitorialità”. La loro speranza è quella di riabbracciare nella loro casa nuova i figli, prima che questi vengano affidati ad un’altra famiglia.

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