Cronaca

Case abusive, la parola alla difesa

L'avv. Bruno Molinaro difende decine di proprietari di case abusive tra cavilli legali e convinzione

2017: Ischia dopo i crolli dovuti al terremoto

Barbara Massaro

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"In un sistema burocratico bizantino di controlli e contrappesi che rende quasi impossibile eseguire le cose rapidamente o in modo decisivo" (così scriveva qualche tempo fa il Guardian a proposito del sistema Italiaanche l'abusivismo edilizio trova il terreno fertile per svilupparsi.

E di abusi edilizi, urbanistica, demolizioni e condoni si occupa lo studio dell'avvocato penalista campano Bruno Lorenzo Molinaro che da oltre trent’anni, a Ischia (27.000 domande di condono depositate) difende sia chi ha costruito senza avere titolo case, verande, balconi o tetti in maniera abusiva sia chi da quegli abusi è stato danneggiato.

"La nostra Costituzione - spiega a Panorama.it Molinaro - garantisce il giusto processo e il diritto alla difesa anche al peggiore dei delinquenti e in oltre 35 anni di carriera mi è capitato di difendere clienti di ogni tipo tranne, ci tengo a precisare, che coloro che hanno speculato".

Chi chiede aiuto all'avvocato

E poi continua: "Il mio cliente tipo è un soggetto che ha ricevuto o un ordine di R.E.S.A. dalla Procura o un ordine di demolizione dal Comune perché ha commesso abuso edilizio, cioè ha costruito senza averne titolo o per mancanza del piano regolatore urbano al momento della costruzione o per necessità (caso quest'ultimo sdoganato dalla sentenza Ivanova del 21 aprile 2016 emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, sez V, n. 46577/15. Si tratta di una sentenza storica che garantisce il diritto della persona alla propria casa e il divieto dell'ingerenza delle autorità pubbliche in questo esercizio)".

In pratica significa che anche a fronte di un abuso certo, le misure di ripristino della legalità più invasive e afflittive non possono essere imposte laddove i contravventori si trovino in condizioni personali ed economiche limitate.

Come si muove la difesa

Questo è uno dei molteplici appigli legislativi utilizzati da chi difende coloro che commettono abuso per ottenere proroghe, sospensive o addirittura revoche dell'istanza di demolizione emessa dal giudice.

"La Cassazione ha chiarito - ha precisato l'avvocato - che un ordine di abbattimento è sempre revocabile quando è stata rilasciata, per l'abuso sanzionato, la concessione in sanatoria o quando l'opera è stata acquisita dal patrimonio comunale. In questo caso si viene a determinare una causa di incompatibilità con l'ordine di esecuzione della demolizione. Le acquisizioni possono essere disposte anche per ragioni di housing sociale e quando il Comune acquisisce e conserva l'opera in oggetto l'ordine di demolizione recede e rispetto ad esso prevale l'acquisizione conservativa della costruzione".

E' la stessa legge, quindi, a concedere ai penalisti che si occupano della materia ampio spazio di manovra e ottime possibilità di successo. 

"La legge - ha spiegato Molinaro - mi dà la possibilità di ricorrere al Tar nel termine di 60 giorni e se c’è un pericolo di danno grave e irreparabile il Tar sospende il provvedimento, ma se non si ottiene la sospensiva che cosa si fa?

Se è possibile dimostrare la conformità urbanistica dell’opera l'abuso è solo formale, non sostanziale secondo l'Art. 36 dpr380/2001 e quindi l'edificio può essere sanato e non deve venire abbattuto.

Se, però, l'avvocato non può dimostrare la conformità urbanistica può comunque sollevare una miriade di cavilli (soprattutto se l'ordinanza arriva dopo tanti anni): questioni pregiudiziali, di tipo comunitario in proporzione alla misura demolitoria o far prevalere vizi formali (sulle notifiche) per dare la possibilità di difendersi".

Il caso Casteldaccia

Nel frattempo, però, tra un cavillo e l'altro si muore, come nel caso di Casteldaccia.

"Lì la questione è diversa - sottolinea ancora Molinaro - il sindaco all'indomani della tragedia aveva dichiarato di non aver potuto eseguire l'ordine di demolizione perché era stato presentato ricorso al Tar.

Ma il ricorso non sospende il provvedimento, solo la sospensiva firmata dal giudice può eventualmente sospenderlo e poi in ogni caso quel ricorso era del 2011 e quindi già dichiarato perento, cioè archiviato. Quella casa, quindi, lì non avrebbe dovuto esserci da almeno due anni e se il sindaco non ha fatto eseguire l'ordine sarebbe dovuto toccare alla Regione farlo perché il Presidente della giunta regionale ha il possibilità di applicare il cosiddetto potere sostitutivo che gli permette, appunto, di sostituirsi all'amministrazione comunale in caso quest'ultima risulti inadempiente".

Ma perché gli ordini di demolizione non vengono eseguiti?

"A proposito della mancata demolizione della villa di Casteldaccia - ha continuato l'avvocato - il Presidente della Regione Sicilia Musumeci, interpellato da Porta a Porta, ha detto che la mancanza di risorse finanziarie impedisce l’esecuzione. E’ falso tutto questo.

La mancanza di risorse è, infatti, un falso alibi perché  l'ultimo condono approvato dall'allora Governo Berlusconi nel 2003 ha istituito un fondo di rotazione di 50 milioni di euro depositato presso la Cassa Depositi e Prestiti affinchè le demolizioni vengano eseguite. Si tratta di un fondo che man mano che decresce deve essere rimpinguato. I soldi, quindi, ci sono e al fondo possono attingere sia i comuni sia le soprintendenze sia tutti gli attori di questo teatrino di responsabilità, non solo le Procure.

Lo scaricabarile made in Italy

E allora dove s'inceppa il meccanismo?

"La giusta domanda sarebbe: chi comanda in questo paese? Il politico? Il burocrate? La magistratura? La stampa? Si tratta di un teatro dove tutti hanno colpa e nessuno ha colpa.

E' così anche per gli avvocati che l'unica colpa che hanno è quella di fare il proprio lavoro: ci sono molte ordinanze di abbattimento non impugnate o impugnate e confermate ma non eseguite come nel caso di Casteldaccia. Si potrà pensare: 'Voi avete bravi avvocati che fanno saltare il bando e la fate franca', ma non è così, perché l’avvocato se non ha elementi cui appigliarsi non può far nulla e sarebbe compito delle istituzioni far saltare quegli elementi. Se c'è l’ordinanza e non viene eseguita l’avvocato non c’entra più nulla perché sono gli altri che non fanno quello che devono fare".

In Italia sembra sempre che la colpa sia degli altri...

"Si tratta di responsabilità stratificate in tante anni. E' colpa del cittadino che ha infranto le regole, del comune che non ha dotato il cittadino di piano regolatore, dei tecnici che non demoliscono e dei sindaci che non fanno demolire dicendo che mancano fondi; ma anche delle regioni che non esercitano i poteri sostitutivi sui comuni e delle Procure che applicano le demolizioni solo a macchia di leopardo".

Ma perché in Italia, soprattutto al sud, così tanti immobili sono stati costruiti in maniera illecita?

"Il più delle volte l'abuso avviene perché il comune non è dotato di piano regolatore eppure il Testo Unico degli Enti Locali - decreto legislativo 267/2000 art. 141 - prevede che in caso di mancata approvazione degli strumenti urbanistici il consiglio comunale debba essere sciolto, cosa che non accade praticamente mai.

I comuni, in pratica, non hanno approvato i piani regolatori perchè gli amministratori locali avevano motivi clientelari per preferire l'assenza di un piano regolatore alla sua presenza perché in questo modo potevano dare le concessioni facendo prevalere una logica dell'amicizia o del favore del "Io faccio un favore a te e poi tu magari domani lo fai a me".

Non solo Casteldaccia 

Quante "villette di Casteldaccia" ci sono in Italia?

"L'Italia è un paese a forte rischio idrogeologico in generale, ma su molte aree grava il vincolo di non edificabilità secondo l'Art.33 della legge 47/85 che ha stabilito le zone in cui è assolutamente proibito costruire e quelle in cui nessun condono può mai essere rilasciato. Ciò nonostante le regole vengono costantemente violate e quindi sì, tante altre tragedie come quelle di Casteldaccia potrebbero verificarsi".

Ma il proprietario di un immobile abusivo ha la consapevolezza di vivere in un luogo che, prima di tutto e al netto dell'illecito amministrativo, è pericoloso per la propria incolumità?

"Sa cosa ha detto una volta la proprietaria di una casa costruita alle pendici del Vesuvio quando le è stato chiesto se non avesse paura? Che tutte le mattine apriva la finestra e vedeva il vulcano ed era lo spettacolo più bello del mondo. 

La gente che vive in immobili a rischio non capisce o non vuole capire il rischio che corre. E’ un discorso generalizzato, ma non c’è consapevolezza civica e in più le istituzioni non fanno niente, sembrano tutti impotenti e con le mani legate: siamo un paese di pagliacci.

La legge poi non aiuta. L'ultimo Governo Renzi ha ribaltato, ad esempio, la logica del silenzio rifiuto in materia di condoni trasformandola in silenzio assenso. Questo significa che, se con la legge n.47/85, il cosiddetto condono Craxi/Nicolazzi, dopo 180 giorni dall'invio della domanda di condono la soprintendenza non rispondeva la domanda doveva essere considerata rifiutata, oggi la logica è stata ribaltata e quindi il condono senza risposta dopo 45 giorni va considerato approvato con tutte le conseguenze legali che questo comporta e comporterà in futuro".

Come uscire da questa situazione?

"La sitazione è grave e drammatica. Mi capita spesso, per motivi di lavoro, di entrare in chat o sui forum dove si scambiano opinioni e idee i cosiddetti comitati abusivi delle case di necessità e oggi come oggi la tesi che va per la maggiore è quella secondo cui di deve cambiare strategia rispetto al passato quando si invocavano condoni o sanatorie. 'Chiediamo l’esecuzione dei provvedimenti - dicono - ce ne sono 170.000? Serviranno 4 finanziarie per trovare i fondi? Bene facciamole e poi si ricomincia. Applichiamo la legge, ma per tutti e ovunque e poi si ricomincia a norma' ma poi, la verità, è che le amministrazioni locali avrebbero paura di non poter gestire l'emergenza.

Pensi che solo nella provincia di Napoli c’è una città grande come Padova abusiva; se venissero abbattute tutte queste case la gente dove la metteremmo? Arriverebbe l’allarme sociale, i problemi di ordine pubblico, le famiglie buttate in mezzo a una strada. Non è una strada percorribile. Quello che occorrerebbe è una volontà politico istituzionale forte per far valere la legge che già c'è a applicarla per tutti. Già iniziare da qui sarebbe un buon passo".

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