Cronaca

Camorra, storia del clan Lo Russo

Gli arresti di 43 esponenti del clan riaccendono i riflettori sulla famiglia che era riuscita a pretendere il pizzo anche dai narcotrafficanti

blitz carabinieri

Nadia Francalacci

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Anche i narcotrafficanti si inchinavano davanti ai "Capitoni". Non c’era spazio per nessuno nei quartieri a nord di Napoli: da Miano a Piscinola, da Marianella a Chiaiano fino al rione Don Guanella, per poter fare “affari”, bisognava sottostare alle leggi del clan Lo Russo.

Nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli che ha portato questa mattina all’arresto di 43 persone affiliate allo storico clan Lo Russo, è emerso chiaramente che i “Capitoni”, negli ultimi mesi, erano riusciti a fare il salto di qualità: importavano direttamente la droga dal Sudamerica e avevano imposto ai narcotrafficanti che si “avvicinavano” alle piazze di spaccio gestite da altre organizzazioni criminali, un pizzo da 10 mila euro al mese. Le accuse sono di associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti, alla detenzione e spaccio di droga e alla detenzione e porto di armi.

Una nuova organizzazione

Nelle faide che stanno insanguinando, ormai da anni, la città partenopea, il clan Lo Russo sembra essere quello che è riuscito più di altri a strutturarsi rendendosi indipendente nell’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti e nel controllo capillare dei quartieri a Nord della città di Napoli.

Nel corso delle indagini operate su due filoni investigativi convergenti di polizia e carabinieri, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, infatti, gli investigatori sono riusciti a ricostruire il modus operandi dello storico clan camorristico e a rinvenire l’arsenale utilizzato dagli affiliati composto sia da armi comuni che da guerra: un mitragliatore kalashnikov, 5 fucili e 6 pistole, 3 giubbotti antiproiettile e centinaia e centinaia di munizioni.

Chi sono i "Capitoni"

Ma tra i piccoli clan che nei quartieri periferici di Napoli cercano di emergere tra bombe molotov, colpi di pistola e agguati mortali, chi sono i “Capitoni”?

Il clan Lo Russo dagli anni Settanta, periodo nel quale si è affacciato al mondo criminale camorristico, ha la sua base nel Rione San Gaetano.  

A far nascere il sodalizio criminale, tre fratelli: Salvatore, Vincenzo e Giuseppe soprannominati, appunto, i “Capitoni”. Nella guerra degli anni Ottanta tra Nuova Famiglia e Nuova Camorra Organizzata, fu loro la scelta di schierarsi contro il cartello di Raffaele Cutolo, scelta che fece loro fare il primo salto di qualità e consentì loro di affermarsi tra i più spietati clan camorristici.

Finita la faida, i Capitoni aderirono ad nuovo patto tra i vari clan che si contendevano le piazze dello spaccio nel Nord della città, chiamata “Alleanza di Secondigliano”. Un accordo, quest’ultimo, che garantiva una sorta di “tregua” armata e una suddivisione molto precisa del business nei quartieri.

Ma i Capitoni non rimasero fuori neppure alla faida di Scampia: il clan Lo Russo cercò di avere un ruolo fondamentale, nel mediare i rapporti tra i Di Lauro e gli Scissionisti.

Eppure le ambizioni dei Capitoni, anche in passato, non si sono limitate solo alla periferia Nord. Nel tentativo di estendere la propria egemonia anche sul quartiere Sanità, il clan del Rione San Gaetano, ha spalleggiato anche il boss Salvatore Torino in un tentativo di scissione dal clan Misso, molto forte nello spaccio e nelle estorsioni.

Nell'Agosto del 2007 uno dei fratelli "fondatori", Salvatore, fu arrestato durante un maxi blitz dai carabinieri e tre anni dopo, nel 2010, iniziò a collaborare con la giustizia.

Nel frattempo, il nuovo capo Antonio Lo Russo e suo cugino Carlo Lo Russo sono stati arrestati dagli agenti della Gendarmeria e dai Carabinieri di Napoli il 15 aprile 2014, mentre stavano risalendo in auto dopo essersi concessi un aperitivo in un bar di Nizza.


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