Cronaca

Camorra, così il boss Zagaria gestiva gli appalti a Santa Maria Capua Vetere

Arrestate nove persone tra imprenditori, faccendieri e funzionari comunali. Indagato anche il Presidente del Pd, Stefano Graziano

Nadia Francalacci

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Il boss Michele Zagaria, detto Capastorta, aveva messo le mani anche sugli appalti del Comune di Santa Maria Capua Vetere. A “pilotare” le gare pubbliche di appalto, nove persone tra imprenditori, professionisti "faccendieri" e anche funzionari comunali.

A scoprire gli interessi della famiglia del boss dei Casalesi, sono stati gli uomini della Guardia di Finanza e del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Caserta che questa mattina, alle prime luci dell’alba, hanno fatto scattare le manette ai polsi dei nove gregari del boss.

Le indagini, in particolare, hanno fatto luce proprio sulla gestione degli appalti da parte del Comune di Santa Maria Capua Vetere, evidenziando i legami del prò tempore sindaco, Biagio Di Muro, e di altri funzionali comunali con il clan dei "casalesi" ed in particolare con la fazione capeggiata dalla famiglia di Michele Zagaria.

L'appalto 'pilotato'

L'attenzione degli investigatori si è concentrata sull’appalto legato alla progettazione e esecuzione dei lavori del "Palazzo Teti Maffuccini" di Santa Maria Capua Vetere, già confiscato negli anni '90 al padre del Sindaco Di Muro, storico vice-sindaco del comune sammaritano.

Le indagini hanno fatto emergere un giro di mazzette tra l’ingegnere Guglielo La Regina, rappresentante legale della "Archicons S.r.l.", società che si è occupata della progettazione, Marco Cascella, rappresentante legale della "Lande S.r.l.", società aggiudicatrice dell’appalto del valore di oltre 2 milioni di euro, e il sindaco Di Muro.

Il giro di "mazzette"

Tra i beneficiari delle tangenti elargite da questi imprenditori, infatti, ci sono oltre al primo cittadino, anche alcuni componenti della Commissione di gara che avrebbero favorito le aziende corruttrici mediante l'attribuzione del necessario punteggio tecnico nelle procedure di appalto.
La "mazzetta" corrisposta, per un valore al momento accertato di 70 mila euro, è stata contabilmente giustificata dall'emissione di fatture relative ad operazioni inesistenti da parte di aziende compiacenti, di proprietà di un commercialista, consulente fiscale ed amico di La Regina e dell’ingegnere Vincenzo Fioretto.

I legami con il clan dei Casalesi

Ma è proprio questo nominato, Fioretto, che ha permesso agli investigatori di risalire al boss Zagaria.
Quest'ultimo, infatti, è particolarmente legato a Alessandro Zagaria che ha beneficiato di una parte delle mazzette in quanto anello di congiunzione tra i pubblici funzionari corrotti e il clan dei "casalesi" ma anche alla "faccendiera" Loredana Di Giovanni, anche lei coinvolta nel giro di corruzione.

Coinvolto anche Graziano

Le indagini, però, hanno raggiunto anche il vertici del Pd in Campania. I militari hanno effettuato perquisizioni nei confronti di Stefano Graziano, presidente del Pd campano e consigliere regionale.

L'esponente politico che al momento risulta indagato per il reato di concorso esterno in associazione camorristica, pare abbia chiesto e ottenuto appoggi elettorali in riferimento alle ultime consultazioni per l'elezione del Consiglio regionale della Campania.

Secondo tale ipotesi, Graziano si sarebbe posto ''come punto di riferimento politico ed amministrativo'' del clan Zagaria del quale è accusato di far parte Alessandro Zagaria, omonimo del boss e pedina strategica  di collegamento tra la politica e i Casalesi.

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