Cronaca

Bullismo: pietre e minacce di morte nella cronaca degli ultimi giorni

Ecco perché sempre più spesso adolescenti spietati rendono la vita impossibile ai loro coetanei. L'intervista alla psicologa Tania Fiorini

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Nadia Francalacci

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"Chi vuole aderire alla sua impiccagione?". È questo il raccapricciante sondaggio che un gruppo di undicenni di Padova ha lanciato su Whatsapp alla ricerca di adesioni per annientare un compagno di classe, la cui unica colpa era quella di essere finito nel mirino di piccoli bulli.

"Non sei un umano", "Vengo e ti do fuoco alla casa". Gli insulti e le minacce dei compagni si susseguono tanto da rendere la vita del ragazzo 12enne un vero e proprio inferno.

Giorno dopo giorno, le parolacce, le prese in giro e le merende scippate che si accompagnavano alle continue e incessanti intimidazioni via Whatsapp, hanno fatto crescere il disagio del giovane studente tanto da non voler più uscire di casa e andare a scuola. Ovviamente non sono mancati insulti con riferimento alla religione e alla sessualità del ragazzino.

Dal Veneto alla Lombardia: Milano. E la brutalità dei giovani bulli è sempre più agghiacciante. Questa volta ad essere prese di mira è una tredicenne con un lieve ritardo psichico. Quattro o cinque coetanei prima l'hanno presa in giro, poi sono passati alle pietre. La ragazza, in lacrime per il dolore e per l'umiliazione, ha chiamato al cellulare la madre, che si trovava poco distante e che è intervenuta avvertendo contemporaneamente la polizia. All'arrivo degli agenti, però, gli aggressori avevano già lasciato il parco pubblico del quartiere Giambellino, alla periferia del capoluogo lombardo.


Dottoressa Tania Fiorini, psicologa infantile, impiccare e dare fuoco ad un coetaneo. Ma questi adolescenti si rendono effettivamente conto del significato di una frase del genere? È già presente in loro il concetto della morte?

È difficile dare una risposta che valga per tutte le situazioni. Quello che andrebbe indagato è il significato che il gruppo attribuisce alle azioni che compie. Il piano della fantasia, per quanto posa risultare crudele, spesso è ben differenziato da quello della realtà. L’idea della morte si sviluppa piuttosto presto nella nostra cultura, per cui possiamo dire che nell’età adolescenziale sia già presente. Forse quello che manca è il valore attribuito e attribuibile all’esperienza della morte, ossia la sua irreversibilità, i sentimenti che da questo evento si generano e come questi possono condizionare la nostra vita.

Cellulari e soprattutto internet con la possibilità di navigare e di usare i social indisturbati. Questa è una tecnologia senza controllo da parte dei genitori?
Questo periodo storico vede una disparità tra quelle che sono le competenze tecnologiche di figli e genitori; dove spesso sono questi ultimi ad essere quelli meno esperti. Per cui la carenza di controllo che può essere riscontrata non è sempre attribuibile a disinteresse o a negligenza, quanto piuttosto ad una bassa conoscenza degli strumenti informatici, che, tuttavia, i genitori mettono nelle mani dei loro figli. Esistono filtri e controlli che potrebbero essere attivati e che garantirebbero un uso più sicuro degli strumenti, ma spesso non vengono sfruttati dai genitori perché non ne conoscono nemmeno l’esistenza.

Adolescenti che a 11 anni sentono il desiderio di uccidere, dare fuoco e quindi seviziare un proprio coetaneo come sviluppano i rapporti sociali in età adulta? Portano con sé questi sentimenti di "annientamento" dell'altro?
Per fortuna le ricerche longitudinali non evidenziano una relazione stretta tra comportamenti ‘da bullo’ in età (pre) adolescenziale e comportamenti devianti in età adulta. Quello che accade a 11 anni non è direttamente legato a quanto accadrà a quello stesso individuo da adulto. La capacità di anticipare le conseguenze delle nostre azioni, si sviluppa con l’età quindi ci possiamo aspettare che il ragazzino che a 11 anni compie atti di bullismo, potrà essere un adulto comunque responsabile. Certo che sarebbe opportuno di fronte a questi episodi, attivare dei percorsi che aiutino i ragazzi, ma anche i genitori, a comprendere quanto accaduto e sviluppare quelle competenze necessarie per gestire al meglio gli aspetti comportamentali ed emotivi. La strategia elettiva, tuttavia, rimane quella di intervenire prima che cose come queste accadano, in questo secondo caso, infatti, sarebbe veramente garantito il benessere della Comunità.


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