Brigitta Kocsis: sbagliati i conti del risarcimento

C'è un errore nella trascrizione della date della detenzione dell'ex pornostar

Brigitta-Kocsis

Brigitta Kocsis – Credits: Getty Images

Enzo Beretta

La telenovela dell’ex pornostar Brigitta Kocsis, arrestata e successivamente prosciolta dall’accusa di pornografia minorile e atti osceni per uno spettacolo hard in una discoteca vicino Gubbio, si arricchisce di un nuovo farsesco capitolo. I conti del risarcimento sono sbagliati e tutti da rifare.

I giudici della Corte d’appello di Perugia hanno riconosciuto alla Kocsis  un’ingiusta detenzione di 17.911,50 euro ma, seguendo il loro ragionamento, l’indennizzo esatto ammonterebbe a 3.537,30 euro. Con un risparmio netto per lo Stato di 14.347,20 euro. Nell’ordinanza è fin troppo chiaro l’errore: la data corretta dell’arresto, 23.5.2010, diventa erroneamente 25.3.2010. Sono stati invertiti i numeri 3 e 5. E così i giorni di detenzione in carcere anziché 11 – fino al 3 giugno 2010 – sono diventati 71. 

Le toghe hanno applicato parametri tabellari moltiplicando i giorni trascorsi dietro le sbarre per l’importo di 238,82 euro (la metà per i restanti 8 giorni agli arresti domiciliari, fino alla decisione risolutrice del Riesame che l’ha finalmente liberata). Per condannare – è scritto nell’ultima pagina del provvedimento – "il ministero dell’Economia e delle finanze, in persona del ministro, a versare a favore di Brigitta Kocsis la somma di 17.911,50 euro, oltre interessi legali dalla irrevocabilità del presente provvedimento al saldo". 

C’è però un altro errore. Per accorgersene è sufficiente capovolgere il "calcolo aritmetico" dei magistrati: dividendo l’importo totale per i giorni di custodia cautelare il quoziente è pari a 238,82. Nel provvedimento viene citata la sentenza "Amato" della Cassazione riguardante l’equo indennizzo per la liquidazione del danno, che indica in 235,82 euro (non 238,82) "la somma che deriva dal computo per ciascun giorno di carcere, che può essere ragionevolmente dimezzata nel caso di detenzione domiciliare". Calcolatrice alla mano Brigitta Kocsis, seppur "incensurata ed estranea agli ambienti criminali", vittima della Giustizia, andrebbe liquidata con 3.537 euro.

Le toghe bacchettano il ricorso della difesa che aveva chiesto un risarcimento di 200mila euro per l’ex pornostar, ora deejay in giro per le discoteche di tutto il mondo. I legali hanno lamentato l’annullamento di programmi televisivi, serate ed eventi pubblicitari ai quali Brigitta avrebbe partecipato se non fosse stata arrestata, senza però "fornire alcuna prova". "Nessun documento prodotto – scrive il collegio – consente un raffronto tra i guadagni percepiti prima e dopo l’arresto". 

A pagina 6 del provvedimento viene citato Panorama che nel 2010 dedicò un servizio di copertina all’ungherese. Titolo: "Questa donna è un pericolo pubblico". Sottotitolo: "Brigitta Kocsis è in carcere per uno spogliarello hard. Rischia una condanna a 12 anni. Nell’era del sesso accessibile a tutti, era necessario rinchiuderla in cella?". La difesa ha deciso di allegare all’istanza anche quel numero di Panorama ma la Corte d’appello non sembra aver gradito: "La foto in primo piano che risulta pubblicata sulla rivista Panorama, pur evidenziando il risalto dato alla vicenda, pone un interrogativo con il quale viene manifestata la critica al provvedimento cautelare emesso e non al comportamento avuto dalla giovane". "La pubblicità data al fatto – prosegue l’ordinanza – non può considerarsi voce di danno particolare di cui tener conto per un aumento dell’indennizzo. Nell’istanza viene affermato che giornali e agenzie di stampa ponevano ‘il mostro in prima pagina’". Ma "non si può certo dire che i commenti e il modo di dare la notizia abbiano dipinto la Kocsis e il suo comportamento in termini negativi e tali da farla apparire come un ‘mostro’".

Tornando al risarcimento. Ora chi paga? E quanto?

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