Carmelo Abbate

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Siamo arrivati alla resa dei conti. Dopo oltre due mesi di investigazione sotto traccia, la procura e i carabinieri di Brescia alla fine hanno rotto gli indugi e sono usciti allo scoperto. Con gli avvisi di garanzia di questa mattina, gli interrogatori in caserma e le perquisizioni, diventa esplicita la pista investigativa che gli inquirenti hanno seguito fin dalle prime ore successive alla scomparsa di Mario Bozzoli, l'imprenditore di Marcheno.

Omicidio volontario e distruzione di cadavere, questa l'ipotesi di reato contestata ai due nipoti di Bozzoli, Giacomo e Alex, e a Oscar Maggi e il senegalese Abu, due operai presenti in fonderia la sera dell'8 ottobre.

La finalità formale dello scatto investigativo è quella di garanzia a favore degli indagati, che attraverso i loro legali potranno partecipare ad accertamenti tecnici irripetibili. Ma dietro questo cambio di passo si intravede la volontà della procura e dei carabinieri di chiudere la partita, vinta o persa che sia.

Perché risulta difficile pensare che tutti e quattro insieme possano essere stati artefici dell'omicidio di Mario Bozzoli. Qualcuno sicuramente l'ha ucciso, ma qualcun altro ha visto e per ragioni probabilmente di convenienza personale ha deciso di tacere.

La procura ha provato in tutti i modi ad arrivare alla soluzione del caso sulla base di intercettazioni telefoniche, ambientali, e delle prove scientifiche. Come appare evidente, saranno emersi degli indizi utili, ma non si è arrivati alla cosiddetta pistola fumante. 

Nell'attesa di conoscere gli sviluppi più recenti che hanno determinato la svolta nell'indagine, per esempio cosa è stato trovato durante la perquisizione in val trompia di questa mattina, si può provare a fare qualche ipotesi. Gli investigatori hanno tirato la corda fin quando hanno potuto. Ora provano lo strattone finale per fare in modo che si spezzi. Mettono tutti ufficialmente con le spalle al muro, probabilmente l'uno contro l'altro, nella speranza che qualcuno si tradisca, o che capisca che non è più aria e si decida a vuotare il sacco.

Prima di giocare quest'ultima carta, la procura ha aspettato che tutti fossero con l'acqua alla gola. Li ha trascinati fino all'orlo del baratro economico. Per una azienda che fattura 42 milioni di euro l'anno, due mesi di fermo amministrativo comportano un danno stimabile in circa 5 milioni di euro. Il legale di Adelio Bozzoli per ben tre volte ha avanzato richiesta di dissequestro, ma nessuno in procura gli ha mai dato ascolto. E non se la passano certo meglio gli operai senza stipendio da mesi.

O la va o la spacca, o tutto o nulla. 

 

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