Blocco stipendi, la rabbia dei militari: "Costretti a fare muratori e imbianchini in divisa"

Le forze dell'ordine per la prima volta minacciano lo sciopero e raccontano storie di ordinaria follia - La lettera di un poliziotto

Aumentano rabbia e malcontento tra i militari italiani dopo l'annuncio del nuovo blocco degli stipendi – Credits: Getty Images

Macinano chilometri sulle autostrade italiane e liguri in particolare, in silenzio, eppure da tempo si sentono "dimezzati", non solo quando guardano la busta paga, ma nel loro lavoro quotidiano. Come quando a inizio estate, classico periodo di controlli da parte degli agenti della Polizia stradale per evitare le stragi del sabato sera, si sono ritrovati a fermare gli automobilisti, ma senza etilometro. Non ce n'erano e così non potevano neppure bloccare chi guidava in evidente stato di ebrezza. Non va meglio per i Carabinieri che lavorano nelle località costiere: in nome della spending review è stato deciso di chiudere i battenti al 50% dei siti di presidio marino, mettendo in disarmo la metà dei natanti: in pratica rimangono attive solo le motovedette d'altura per le esigenze delle isole minori e delle operazioni che riguardano gli sbarchi di immigrati. Ad essere ridimensionati sono anche in nuclei di subacquei: ne restano, secondo i piani di dismissioni, solo tre in tutta Italia. Le conseguenze? Peggiori del previsto: "A Napoli, dove noi carabinieri eravamo impegnati nella lotta contro la cosiddetta "banda del buco", con risultati molto buoni e confortanti nell'ambito del contrasto alla criminalità organizzata, il nucleo subacqueo è stato soppresso, lasciando campo libero alla camorra" racconta un ufficiale.

Non va meglio tra i militari di Esercito, Aeronautica e Marina, tutti statali e tutti con gli stipendi "congelati" dal 2010. Qui è diventato ormai prassi che ufficiali, sottufficiali e truppa vengano pagati con lo stipendio di uno o due gradi precedenti, perché la carriera e l'anzianità avanzano, ma le retribuzioni sono ferme. Oltre al danno, la beffa: qualcuno si paga di tasca propria i corsi formazione, come gli istruttori ginnici che attingono al proprio portafogli per seguire i corsi indispensabili per svolgere il proprio lavoro. Ma è capitato anche di peggio: alcuni militari responsabili di corsi di formazione in scuole militari hanno organizzato già tempo fa una colletta per permettere agli allievi di seguire unna normale attività di training, le cui spese per vitto e alloggio non sarebbero state altrimenti coperte dall'Amministrazione statale.

Da tempo, poi, alcuni militari acquistano personalmente le divise, fatte fare appositamente presso gli stessi fornitori di un tempo delle Forze Armate, per potersi vestire dignitosamente, perché non arrivano uniformi nuove da sostituire con quelle usurate. Mancano i soldi (o in alcuni casi vengono spesi male, dagli uffici centrali) e così ecco che capita che alcuni militari si ritrovino a occuparsi anche della manutenzione delle caserme: è il caso dei Nuclei di Manutenzione Edile (NME) composti da militari che per l'occasione si "trasformano" in muratori e imbianchini. Da tempo non ci sono fondi per appaltare la manutenzione degli edifici a personale esterno specializzato e così sono stati ideati questi nuclei di pronto intervento: il personale interno viene "istruito" su come procedere e provvede ai lavori del caso. Non che la cosa in sé debba scandalizzare: in tempi di crisi non sarebbe sbagliato razionalizzare, ma questo significa togliere tempo ai compiti primari e all'addestramento. L'esperimento, inoltre, si sta estendendo anche alla manutenzione e riparazione degli automezzi.

Tutto ciò vale nella "normalità": in caso di incidenti sul lavoro, che pure possono capitare, la situazione può diventare drammatica. Se un militare rimane vittima di un infortunio che non gli permette di lavorare, scatta l'aspettativa e lo stipendio viene ridotto. Il pensiero corre a casi eclatanti come quello del brigadiere Giuseppe Giangrande, rimasto gravemente ferito nella sparatoria davanti a Montecitorio del 28 aprile del 2013. Dopo la diagnosi per "tetraplegia da lesione midollare" l'ex carabiniere prosegue la riabilitazione al Montecatone Rehabilitation Institute. Cure costose, come nel caso di un altro militare della Marina, rimasto vittima di un incidente sul lavoro in mare, durante un'esercitazione: per lui i colleghi hanno organizzato diverse collette ed eventi benefici per raccogliere fondi per pagare le spese e aiutare la famiglia.

Ora si agita lo spettro dello sciopero generale e a ventilarlo non sono solo i sindacati di Polizia, ma anche quelli di polizia penitenziaria, corpo forestale, vigili del fuoco e, soprattutto, anche il Cocer interforze, ovvero l'unico rappresentante per i militari, che per definizione sono gli unici che non potrebbero scioperare.

"La voglia di fermarsi, incrociare le braccia è fortissima, il malcontento serpeggia da tempo" racconta un carabiniere, in servizio da oltre 20 anni. "Penso a noi e penso anche ai colleghi delle altre Forze Armate - si sfoga - Lo Stato ci chiede sempre di più e ci dà sempre di meno, ma soprattutto non è neppure in grado di tutelare il proprio personale. Penso a quello impegnato tutti i giorni sulle strade, negli uffici, nelle indagini, ma anche a quello che opera in situazioni nelle quali si rischia ancora di più la vita, come nelle missioni all'estero". Un esempio? "I marò e gli oltre due anni e mezzo dai quali questa situazione drammatica (e grottesca) si trascina".

"Mi chiedo - gli fa eco un collega del Nucleo Operativo - cosa potrebbe succedere se un militare italiano cadesse nelle mani dei terroristi dell'Isis. Alcuni dei nostri sono già stati attaccati, ad esempio, in Libano. Non voglio neppure pensarci". 

© Riproduzione Riservata

Commenti