Matteo Politanò

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Si stringe il cerchio intorno al boss Matteo Messina Denaro, latitante da ormai 25 anni, diventato l'ultimo padrino di Cosa Nostra dopo la morte di Bernardo Provenzano. Uno tra i latitanti più ricercati al mondo, indicato come "Latitante di massima pericolosità" dal Ministero dell'Interno. Nelle ultime ore i blitz per raccogliere informazioni sulla sua fuga pluriventennale hanno portato 17 arresti, in manette persone collegate a Cosa Nostra e anche coloro che portavano i "pizzini" al boss di Castelvetrano.

L'operazione

All'alba di martedì 5 giugno sono iniziate una serie di perquisizioni disposte dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo in diversi comuni della provincia di Trapani. I blitz, a Castelvetrano, Mazara del Vallo, Partanna, Santa Ninfa Salaparuta e Campobello di Mazara, hanno portato ad iscrivere nel registro degli indagati 17 persone che nel corso degli anni erano già state arrestate per associazione mafiosa o che hanno avuto collegamenti con personaggi riconducibili a Cosa Nostra.

Chi è Matteo Messina Denaro

Matteo Messina Denaro è un mafioso facente parte di Cosa Nostra e latitante dal 1993. Membro dell'ala stragista di che uccise Falcone e Borsellino, è accusato anche per gli attentati mafiosi di Roma, Firenze e Milano. Capomandamento di Castelvetrano, controlla tutta la provincia di Trapani ed è l'ultimo padrino di Cosa Nostra ancora in libertà. Ha commesso il primo omicidio a 18 anni, inizio di una lista di oltre 50 delitti dei quali è accusato.

La ricerca del bunker

Nell'operazione sono stati impiegati oltre 150 uomini del Servizio centrale operativo (Sco), delle Squadre mobili di Trapani e Palermo e del Reparto prevenzione crimine. Nel mirino delle ispezioni e delle operazioni aeree sono finite abitazioni, terreni, attività commerciali, imprenditoriali e qualsiasi elemento utile alla cattura del boss e all'individuazione di possibili covi o bunker.

L'inchiesta

Un mese fa un altro blitz della Dda aveva portato in carcere 21 persone tra boss e gregari dei clan di Castelvetrano, Partanna e Mazara del Vallo. Le operazioni erano iniziate già a dicembre 2017 quando altri 30 presunti mafiosi erano finiti indagati dalla Dda sempre con l'accusa di aver favorito la latitanza di Messina Denaro.

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