La storia dei due bimbi e l'ombra del pedofilo-killer

Due bambini, un palazzo popolare e, sullo sfondo, un quartiere alla periferia di Napoli in stato di degrado assoluto. Cos'è successo?

– Credits: Ansa/Ciro Fusco

Marina Jonna

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Siamo al Parco Verde di Caivano, estrema periferia di Napoli. Un luogo dove il degrado sociale arriva a livelli inimmaginabili. E poi ci sono due bimbi, Antonio di 3 anni e Fortuna di 6, volati giù dallo stesso palazzo popolare. 

I fatti:

Antonio Giglio, 3 anni, è stato trovato morto il 28 aprile del 2013. Era precipitato dal settimo piano del palazzo. Lo stesso da cui Fortuna Loffredo, 6 anni, precipita lo scorso 24 giugno. Entrambi abitavano lì e Antonio era il fratellino della migliore amica di Fortuna. Da cui per altro, quel maledetto pomeriggio, la piccola era andata a giocare.
Due tragici destini uniti anche da un dettaglio: a entrambi mancava la scarpina destra.
Come se qualcuno le avesse prese: una sorta di macabro trofeo?

Nessuno ha visto né sentito nulla: come nelle migliori tradizioni di questi quartieri dove la violenza e la follia spesso hanno il nome del vicino di casa.

Gli interrogativi su quello che è successo diventano ancora più sconcertanti dopo la conferma data dall'autopsia: la piccola Fortuna è stata violentata «tra le due settimane e i due mesi antecedenti al decesso», come recita il freddo referto.

Non solo dunque omicidio, ma anche l'ombra di un pedofilo-killer che si aggira nel palazzo. La madre chiede giustizia: «Il mostro è nel nostro palazzo», ha da sempre dichiarato. «Chi sa qualcosa, parli», è il suo appello disperato. Il quartiere invece risponde con l'omertà.

Dopo il referto dell'autopsia su Fortuna, è stata chiesta anche la riesumazione di Antonio per capire se anche lui possa avere o meno subito violenza.

E il quartiere, così partecipe al funerale dei due piccoli, si è rinchiuso ancora di più in un silenzio inquietante: non bastano la disperazione della madre o gli appelli del parroco don Maurizio. Sembra che nulla possa scuotere le loro coscienze.
Neanche il fatto che in quel quartiere vivano ancora 500 bambini, 500 possibili vittime di un pedofilo-killer con le sembianze, magari, di un parente.

Della piccola Fortuna restano solo i suoi disegni che ora sembrano essere preziosi per poter scoprire un indizio, una traccia che possa ricondurre in qualche modo al pedofilo che ha abusato di lei. Inquietante anche una dichiarazione della madre della piccola che ha detto di aver portato la bimba dal medico perché si mostrava terrorizzata "quando le volevo prendere la temperatura interna”. Non solo: "Non voleva essere lavata nelle parti intime, ma la dottoressa mi disse che era un po' arrossata e mi diede delle bustine con cui lavarla”. Una dichiarazione che oggi, davanti alla realtà venuta alla luce dopo l'autopsia, suona come surreale.
E nella mente risuonano diversi dubbi: com'è possibile che nessuno si sia accorto di nulla e che nessuno abbia visto nulla? Come mai di fronte a una reazione strana ed esagerata della bimba, la mamma sia arrivata a portarla dal medico e questo, appurato l'arrossamento, non si sia fatto delle domande sulle possibili cause legandole anche al disagio manifestato dalla piccola?

Sembra che indizi sul disagio ce ne fossero a sufficienza per insinuare almeno un dubbio. Ma nessuno ha indagato. Come oggi nessuno parla. 

Ma agli abitanti del rione in cui vivevano i due piccoli, non è venuto il dubbio che il pedofilo ancora in circolazione, stia dando fastidio a qualcun'altro dei 500 bimbi del Parco Verde? Aspettano di raccogliere un'altra piccola vittima innocente?

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