Banca Etruria, i tre "omissis" del Csm nell’inchiesta sul procuratore di Arezzo

Per il potenziale conflitto di interessi di Roberto Rossi il plenum del Consiglio ha tenuto una posizione morbida. Su Panorama in edicola dal 6 ottobre

Banca-Etruria

Uno sportello di Banca Etruria – Credits: ANSA/FRANCO SILVI

Redazione

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Mentre l’inchiesta sul crac di Banca Etruria procede a rilento (a fine settembre la Procura di Arezzo ha chiesto la proroga delle indagini preliminari di sei mesi, fino al marzo 2017), Panorama nel numero in edicola da domani - giovedì 6 ottobre - rivela che nei confronti del procuratore Roberto Rossi, sottoposto dal dicembre 2015 al luglio 2016 a un procedimento disciplinare dal Consiglio superiore della magistratura, il plenum del Consiglio ha tenuto una posizione molto morbida.

Rossi era finito sotto inchiesta del Csm per un potenziale conflitto d’interessi: era pm nel procedimento contro Banca Etruria, ma anche consulente giuridico del governo Renzi, dove dal febbraio 2014 siede Maria Elena Boschi, ministro delle Riforme e figlia di Pier Luigi, dall’aprile 2014 per otto mesi vicepresidente di Banca Etruria. Rossi era anche stato accusato di aver negato al Csm la sua pregressa conoscenza nei confronti di Boschi senior: in realtà lo aveva già indagato per altri reati, a partire dal 2010.

Dopo una lunga istruttoria, il 13 luglio 2016 la prima commissione del Csm, titolare dell’azione disciplinare sui magistrati, aveva chiesto l’archiviazione per Rossi, ma aveva duramente censurato il suo comportamento.

A pag. 16 della relazione, la commissione scrive: «Si ravvisa nell’atteggiamento di Rossi durante le audizioni una qualche esitazione ogni qual volta si toccava il tema dei contatti con esponenti del mondo politico-istituzionale». Questa frase è sparita nella versione finale, adottata dal plenum del Csm.

A pag. 20, un altro omissis. Riguarda le consulenze per il governo Renzi: Rossi dice di averle svolte a titolo gratuito, e solo per acquisire titoli utili per «l’avanzamento di carriera». La prima commissione però scrive: «Non sono esaustive alcune spiegazioni sulla previsione di un compenso, sulla mancata presentazione al Csm di dichiarazioni dei carichi di lavoro e sulla possibile inopportunità della prosecuzione di una certa consulenza». Anche questa frase, scrive Panorama, è stata eliminata dal plenum.

A pag. 21 la commissione torna sull’incarico governativo del 2015: «Epoca in cui Rossi era l’unico titolare di un’indagine che avrebbe potuto coinvolgere un familiare di un importante esponente del governo». Questa circostanza «avrebbe potuto consigliare scelte più articolate sull’assegnazione dei fascicoli o almeno sulla comunicazione al Csm sulla possibile inopportunità del medesimo».

Dagli atti emerge infatti che Rossi ha tenuto per sé tutte le inchieste sull’istituto aretino. Solo dopo le due audizioni davanti al Csm ha creato un pool investigativo. Panorama sottolinea che anche queste critiche sono state rimosse dal plenum.

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