Cronaca

Verso il processo per la donna morta incinta di due gemelle

Claudia Bordoni e le sue piccole che portava in grembo sono decedute nel 2016 a Milano. Per le tre indagate per omicidio colposo c'è l'imputazione coatta

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Chiara Degl'Innocenti

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Claudia Bordoni e le due gemelline che portava in grembo sono morte lo scorso 28 aprile. E questo è un fatto. La Procura aveva chiesto l’archiviazione per una ginecologa e due ostetriche della Mangiagalli e ora il giudice ha accolto l’opposizione dei familiari. Quindi si va a processo. E questo è sicuro.

I fatti

L’autopsia del corpo di Claudia Bordoni, la 36enne incinta di due gemelle, morta qualche all’ospedale Mangiagalli di Milano nel 2016 parla di un’emorragia dovuta ad un’endometriosi.

Delle quattro persone indagate per omicidio colposo sono rimaste in tre: una dottoressa e due ostetriche che lavorano nel Dipartimento materno-infantile dove la donna, al sesto mese di gravidanza, era stata ricoverata dal 27 aprile scorso fino al giorno successivo quando, all’interno della clinica ginecologica, è deceduta per un’emorragia. Tra atroci dolori e vomitando sangue.

Le tre donne indagate sono le ultime ad aver assistito la paziente e le due gemelle che portava in grembo, anche loro decedute. Ricoverata per complicazioni durante la gravidanza, Claudia Bordoni aveva trascorro l’ultimo mese di vita entrando e uscendo da diversi ospedali. 

"Se i sanitari imputati avessero posto in essere le condotte doverose omesse — sostiene il giudice Stefania Donadeo che ha accolto l’opposizione presentata dai familiari della donna —, la morte della signora Bordoni, e anche quella delle gemelle, non si sarebbe verificata, o al massimo si sarebbe verificata in epoca posteriore o con minore intensità lesiva". Sotto indagine c’era anche una psichiatra che valutò il caso quel drammatico 28 aprile, è l’unica per cui il gip ha disposto l’archiviazione.

Chi era Claudia Bordoni

Originaria di Grosio in Valtellina, milanese d’adozione, a 36 anni era manager in campo assicurativo. Non aveva ancora figli e grazie alla fecondazione assistita era riuscita a restare incinta. Di quelle due gemelle che come lei non ce l'hanno fatta.

I ricoveri

Dal 3 al 7 aprile Claudia era stata seguita a Busto Arsizio, poi al San Raffaele. In quest’ultima struttura si era affidata alle cure dei medici dal 13 al 20 aprile per poi ritornare il 25 per un controllo al pronto soccorso, visto che proprio all’ospedale fondato da don Luigi Verzè la donna si era rivolta per la fecondazione assistita.

Però, nonostante fosse stata dimessa, la 36enne aveva continuato ad accusare dolori tanto da presentarsi alla Mangiagalli il 26 dello stesso mese. E proprio nel Policlinico milanese, una delle strutture più note d’Italia, era stata ricoverata nel reparto di Patologia di gravidanza. Qui, il peggioramento, l'agonia e il decesso.

La morte, avvenuta a circa 30 ore dal ricovero, secondo le prime ricostruzioni sarebbe infatti avvenuta a seguito di un’emorragia interna a livello gastrico e successivo arresto cardiaco che ha condotto alla morte Claudia Bordoni.

La indagini fino al 4 maggio 2016
In tutto sono state sentite circa una ventina di persone, fra camici bianchi e dirigenti, e sono state acquisite copie delle cartelle cliniche dei professionisti coinvolti. Gli accertamenti, che riguardano in particolare le cause del decesso della donna (ma non delle sue due piccole), non sono stati iscritti nel registro degli indagati medici o dipendenti del San Raffaele o dell’ospedale di Busto Arsizio.

Nelle due strutture che si sono occupate del caso sono state, comunque, condotte delle ispezioni da parte dei carabinieri dei Nas grazie alla task force ministeriale composta anche da medici ed esperti di gestione del rischio. Adesso, mentre si attende anche una seconda indagine da parte di pool di esperti incaricati dalla Regione, oltre che i risultati dell’autospia che dovrà accertare il perché di quella violenta emorragia, ci si interroga: possibile che nessun medico dei tre ospedali a cui Claudia Bordoni si è rivolta si sia accorto che qualcosa stava andando storto?

Nel 2016 morire di parto è sconvolgente, al di là delle statistiche che lo considerano un evento raro. In Italia, infatti, perdono la vita ogni anno di parto 50 donne. Troppe, anche se il dato è tra i più bassi a livello europeo.

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