Cronaca

Attentato Adinolfi: 7 nuovi arresti nella Federazione Anarchica Informale

Arrestati i vertici del movimento anarco-insurrezionalista autori anche di tre attentati esplosivi compiuti tra il 2006 e 2007

Nadia Francalacci

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Sette arresti, 8 indagati e decine di perquisizioni in 9 Regioni d’Italia. A distanza di 4 anni e 4 mesi, si aggiunge un nuovo tassello all’attentato compiuto il 7 maggio 2012 al manager dell’Ansaldo, Roberto Adinolfi.

A far luce sull’agguato nel quale fu gambizzato a Genova, il dirigente della multinazionale all’epoca 56 enne, questa mattina è stata la Polizia di Stato che con l’operazione denominata "ScriptaManent" ha portato in carcere 7 esponenti della Federazione anarchica informale (Fai). Nel corso del blitz, i poliziotti, con l'ausilio di unità cinofile antiesplosivo, hanno perquisito oltre 30 anarchici e 29 abitazioni dislocate in Piemonte, Liguria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna, Abruzzo, Campania e Umbria.

Attentati esplosivi in Piemonte

Tra i reati contestati agli anarchici del Fai, anche quello di associazione con finalità di terrorismo per l'esplosione di tre ordigni: uno presso il quartiere Crocetta di Torino del 5 marzo 2007 e due presso la Caserma allievi Carabinieri di Fossano del 2 giugno 2006. Gli ordigni in entrambi i casi erano programmati per esplodere a breve distanza l'uno dall'altro, per arrecare danno all'incolumità delle forze dell'ordine intervenute sul posto. Non solo. Le bombe sotto casa di Prodi e Cofferati, l’attentato di Milano a Palazzo Marino. E ovviamente anche l'attentato al manager dell'Ansaldo. Tutti episodi collegati, tutti a firma Fai.  

Gli arrestati dalla Digos

In carcere sono finiti Anna Beniamino, la compagna di Alfredo Cospito, condannato insieme a Nicola Gai, per avere gambizzato Adinolfi. La donna, di 46 anni, residente a Torino, era intercettata da mesi dalla Digos.  Nelle conversazioni si parlava di Portogallo e Messico e di quadri da vendere per raccogliere denaro prima di una partenza dall’Italia.

In manette anche Marco Bisesti di 33 anni e Alessandro Mercogliano di 43 anni. I loro nomi compaiono nelle carte del caso Adinolfi. Ed ancora, Emiliano Danilo Cremonese di Manoppello (Pe), 40 anni, e Valentina Speziale di Pescara, 39 anni. Gai e Cospito sono stati raggiunti anche da queste nuove misure cautelari.

TERRORISMO: VOLANTINO FIRMATO BR AL SECOLO XIX A GENOVA +++RPT+++

ANSA/LUCA ZENNARO – Credits: Ansa

Il 13 giugno 2012, a distanza di pochi mesi dall’attentato ad Adinolfi, sono stati i Carabinieri del Ros, guidati dal generale Ganzer e dal generale Mario Parente, a individuare con una inchiesta della procura di Perugia, la ''matrice organizzativa'' dell’agguato al manager, ovvero, un gruppo anarco-insurrezionalista italiano ma con collegamenti internazionali.

L'operazione antiterrorismo condotta dal Ros contro appartenenti alla Federazione anarchica informale (Fai) e al Fronte rivoluzionario internazionale (Fri), portò all’arresto di 10 persone e alla denuncia di altri 24 personaggi, documentando una ''saldatura'' tra la componente italiana e greca dell'anarco-insurrezionalismo.

La pista investigativa

Fu questa la prima ed importante svolta investigativa sull'attentato di Genova.
L’operazione dei carabinieri del Ros, infatti, permise di individuare le componenti "ideative ed esecutive" dei vari attentati portati a segno negli ultimi mesi in Italia e all’estero. Non solo, l'anarchica greca richiamata nella denominazione della cellula dell'attentato di Genova ad Adinolfi, Olga, era anche indagata nell'inchiesta di Perugia.
Ma nonostante furono rilevati importanti punti di contatto con gli anarchici arrestati, in relazione al simbolo dell'azione genovese, gli investigatori sottolinearono che il ferimento del manager dell'Ansaldo non era stato contestato ai dieci arrestati dalla procura perugina.

Il manuale dell'anarchico

Durante le perquisizioni spuntarono elementi meccanici ed elettrici, come molle, fili e bulbi di lampadine, solitamente utilizzati per preparare plichi esplosivi da spedire per posta oppure altri ordigni da far esplodere in loco. Tutto materiale che rientra nel "manuale dell'anarco-esplosivista", ovvero in quel libro consultato dagli anarchici: "Mille modi per sabotare il mondo".

Nel blitz del Ros, furono arrestati nomi e volti “sconosciuti” ovvero personaggi che orbitavano nel mondo anarchico ma fino all’epoca mai “cellule” attive, ma anche elementi di spicco, già protagonisti in passato di attentati e danneggiamenti, come Marco Camenisch, 60enne svizzero detenuto nel Paese elvetico e Gabriel Pombo Da Silva, 44enne spagnolo attualmente detenuto in Germania.

Gli anarchici arrestati dal Ros

Con loro, scattarono le manette anche a Gabriele Fosco, 50 anni residente a Pisa, Elisa Di Bernardo, 36enne toscana; Alessandro Settepani, 26enne originario del ternano, Sergio Maria Stefani, 30enne romano, Katia Di Stefano, 29enne toscana ma residente a Roma, Giuseppe Lo Turco, 23enne, residente a Genova, Paola Francesca Iozzi, 31enne marchigiana e Giulia Marziale, 34enne domiciliata a Terni.
All’epoca, gli indagati, furono 24 anarco-insurrezionalisti tra cui 6 greci della Cospirazione delle Cellule di Fuoco, già detenuti.

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