Cronaca

Attentati ed esplosioni: quanto conta l'emulazione?

Il sociologo Silvio Ciappi analizza l'attentato di Nizza e quelli in Germania e spiega che non si può parlare di depressione e neppure di matrice religiosa

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Ansbach, Germania, 25 luglio 2016, polizia sul luogo dell'esplosione della bomba – Credits: EPA/DANIEL KARMANN

"Un tipo che non dava nell'occhio, gentile e cordiale". Così viene descritto, dai vicini di casa, il 27 enne, profugo siriano, che ieri sera poco dopo le 22 si è fatto esplodere all’ingresso di un locale dove si teneva un concerto ferendo 12 persone, alcune delle quali in modo molto grave.

Il terzo episodio violento, dopo quello di Monaco e quello che si è verificato sul treno Reutlingen che in meno di una settimana ha seminato il terrore in Germania.

Eppure la descrizione del 27 enne stride con l'indicazione fornita dalla polizia, secondo cui l’autore dell’attentato, noto per piccoli delitti alcuni legati alla droga, era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico e aveva tentato due volte il suicidio.

Depresso, sembrerebbe essere stato anche Mohamed Lahouaiej Bouhlel, 31 anni originario della Tunisia e autore della strage sulla Promenade des Anglais a Nizza lo scorso 14 luglio. Problemi psichici anche per attentatore di Monaco, che secondo quanto è emerso sarebbe stato oggetto di bullismo da parte dei suoi compagni di classe nel 2012. Anche per Ali Somboly, si parla di depressione. Nel 2015 sarebbe stato ricoverato in una struttura sanitaria per problemi di sociopatia e difficoltà relazionali ed era ancora in cura per malattie psichiatriche.

Depressione e attentati. Sembra il binomio che in questi ultimi giorni caratterizza le stragi che si sono verificate a Nizza e in Germania.
Silvio Ciappi, sociologo e psicoterapeuta, un depresso può veramente pianificare attentati come quelli che si sono verificati?

Macché depressione si tratta di veri e propri psicopatici. Credo che l'utilizzazione di diagnosi psichiatriche da parte dei mass media senza nessun approfondimento sia fuorviante, anche perché si rischia di ingenerare falsi stereotipi, come ad esempio quello del depresso violento. Che nella sintomatologia della depressione si oscilli tra momenti di solitudine, sentimenti di abbandono e tristezza e rabbia è un fatto noto, ma la violenza non appartiene di per sé alla categoria. In molti di questi individui mi verrebbe da pensare la depressione è un esito di patologie se proprio le vogliamo ad andare a ‘disturbare’ che hanno molto più a vedere con la psicopatia. Il rapporto tra depressione e comportamento violento non è certificato in letteratura. Inoltre, ripeto, si tratta di creare dei falsi mostri. Quando si parla di diagnosi cliniche e comportamento violento occorre mostrare prudenza.

Gli attentati si susseguono. Poche ore fa quello ad Ansbach. Quanto incide il fattore emulazione?

No non credo incida. Credo piuttosto che una massa di persone avvolta nei loro problemi personali utilizzi la violenza di massa, come esito delle proprie patologie. Soprattutto il “brand ISIS” o “fondamentalismo” sembra funzionare, anche perché esonera l'individuo da sentimenti individuali di colpa.

In base alle informazioni che sono trapelate dai media, quanto realmente ci potrebbe essere di motivazione "religiosa" e quanto invece di disturbi della personalità, di disagio sociale e non realizzazione personale?

Il fattore religioso credo come detto prima sia una scusa. Qui agiscono fattori personali, in principal modo a carattere psichico ma anche sociale. Si tratta di persone che in un certo qual modo hanno trovato un forte sentimento di distacco dal resto del mondo, un sentimento, per usare le parole di Emile Durkheim di anomia, di frattura tra se e le regole del gioco. Sembrano dire a se stessi: vedete noi non abbiamo avuto quello che avete avuto voi e adesso ve la facciamo pagare.

È possibile che gridare "Allah è grande" e poi fare una strage, sia il modo più semplice per un soggetto di attirare l'attenzione sul suo gesto?

Sicuramente. In ogni atto criminale si cerca sempre di attenuare il personale senso di colpa, attribuendo le proprie condotte a fattori esterni. È un fenomeno noto come deresponsabilizzazione. Funziona benissimo. Anche il disagio mentale può fungere da personale via di esclusione della responsabilità. Un cocktail micidiale quello dell’appello alla religione e disturbo mentale che può slatentizzare la furia omicida di persone già prepotentemente violente.



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