Cronaca

Appalti truccati, coinvolti funzionari Anas in Sardegna

Dopo lo scandalo della Dama Nera a Roma, adesso la cattiva gestione pubblica travolge alcuni funzionari sardi

Nadia Francalacci

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“Chi porta i finanziamenti per l’appalto lo gestisce a suo piacimento e in favore dei suoi sodali”. Era questo il motto, o meglio, il principio semplicissimo sul quale si basava “la squadra”, ovvero un gruppo di politici, imprenditori e funzionari sardi dell'Anas che questa mattina sono finiti in manette.

Un sistema ben organizzato capace di pilotare appalti pubblici milionari. In manette sono finite 16 persone. Destinatari delle misure cautelari in carcere e alcuni ai domiciliari, numerosi amministratori locali e professionisti ma anche esponenti della politica regionale, funzionari Anas e imprenditori.

Le manette sono scattate ai polsi del vicepresidente del Consiglio regionale della Sardegna, Antonello Peru e per l'ex consigliere regionale Angelo Stochino, entrambi di Forza Italia. Ma in carcere assieme agli esponenti politici è finito anche l'ingegnere di Desulo, Salvatore Pinna, già coinvolto nella prima parte dell'inchiesta denominato "sindacopoli".

Le indagini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Oristano e della Compagnia Carabinieri di Tonara, si sono concentrate in particolare su alcuni politici e funzionari di enti pubblici che con la complicità di imprenditori e professionisti, avevano ideato ed attuato un consolidato sistema di controllo illecito degli appalti, anche corrompendo pubblici funzionari. 

Un modus operandi che garantiva al gruppol’effettiva gestione degli appalti pubblici, ovvero, la gestione era rimessa interamente alle scelte dell’intermediario o faccendiere che grazie alla corruzione dei pubblici ufficiali, era in grado di controllare e indirizzare una buona parte del ciclo economico legato agli appalti pubblici della Regione Sardegna.

Gli appalti milionari

Questo sistema ha permesso di pilotare gli appalti pubblici dei lotti 3 e 8 per la della Sassari-Olbia, aggiudicati rispettivamente per un importo di euro 70.775.409 ed euro 57.366.243 ma anche di turbare le aste milionarie per l’assegnazione dei servizi tecnici di progettazione di due porticcioli turistici nell’area ogliastrina: Tertenia e Tortolì, quantificabili rispettivamente in circa 16 milioni di euro e 11 milioni di euro. Non solo, nel mirino degli investigatori sono finiti anche numerosissimi appalti minori per incarichi di progettazione di opere pubbliche e consulenze di varia natura.

Come funzionava “Sindacopoli 2”

Per aggiudicarsi gli appalti era necessario il coinvolgimento di soggetti che operavano a più livelli. Il primo livello era quello dei politici regionali che con le loro decisioni contribuivano ad orientare la spesa regionale.

A livello intermedio si collocava la figura di un “faccendiere” in grado di preservare l’anonimato dei politici corrotti e di organizzare le turbative d’asta attraverso le quali i finanziamenti venivano sì riversati sul “territorio ma ad imprese e professionisti compiacenti”.

L’ultimo livello era rappresentato da funzionari e amministratori delle stazioni appaltanti che eseguendo le direttive dell’intermediario nella gestione dei finanziamenti ottenevano, tra l’altro, consenso popolare per il loro “impegno nei confronti della comunità”.

Le indagini della Finanza e dei Carabinieri, hanno infine dimostrato che il denaro utilizzato per pagare le tangenti a politici e a funzionari corrotti, venivano ‘giustificati’ dall’emissione di fatture false dal parte del faccendiere nei confronti delle imprese aggiudicatarie degli appalti o a imprese collegate, con motivazioni varie come lavori oppure consulenze in territorio nazionale ed estero.

Chi faceva parte de “la squadra”

Gli altri destinatari dei provvedimenti sono gli ingegneri e professionisti, Giovanni Pietro Cassitta, Agostino Sandro Urru, Fulvio Maurizio Pisu, Andrea Ritossa, Carlo Bernardini, Giovanni Zallocco, Girolamo De Santis, Giovanni Chierroni, Mimmo Lai, Antonio Piras, Walter Quarto, Francesco Lai, Nicola Dinnella e Paolo Manca.

Con l’operazione denominata “La squadra”, infatti, oltre agli arrestati, sono stati all’iscritti nel registro degli indagati 95 persone.

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