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Cronaca

Anche la Difesa per rilanciare economia e lavoro: il documento di programmazione fino al 2022

È stato approvato e diffuso il Documento programmatico pluriennale (Dpp) per la Difesa 2020-2022. Al proposito il Ministro Lorenzo Guerini ha dichiarato: "Le risorse destinate alla difesa rappresentano una leva strategica per l'economia del paese e assicurano la crescita dell'occupazione. Oggi più che mai occorre puntare su prodotti innovativi in grado di contribuire all'ammodernamento dello strumento militare nazionale, assicurare elevati ritorni economici per il Paese e crescita occupazionale".

Un tentativo per premere l'acceleratore sugli investimenti e i finanziamenti per i progetti in essere e quelli necessari, che porta la spesa nazionale della nostra Difesa dall'1,35 all'1,57% del Pil, un buon incremento ma ancora molto al di sotto del 2% che gli Usa avevano chiesto a tutti i membri della Nato. Giocoforza un valore frenato dalle conseguenze della situazione pandemica in atto, tuttavia considerando i nuovi scenari internazionali ritenuti caldi come il Mediterraneo orientale e le nuove specializzazioni legate alla Difesa, tra tutte la sicurezza cibernetica, le comunicazioni e lo spazio, è fortemente probabile che il programma di riduzione degli organici in servizio, che dal limite di 170.000 militari dovrebbe scendere a 150.000 entro tre anni debba essere rivisto. Nella sola funzione Difesa la spesa italiana oggi è di 15,323 miliardi di euro e vede investimenti per il 18,3%, il 14% usato per l'esercizio e il 67,6% per il personale militare, in riduzione proprio dopo i tagli decisi nel 2018. Secondo il nuovo documento programmatico entro il 2024 l'Italia tra Marina, Esercito e Aviazione vede in servizio 18.300 ufficiali, 40.670 sottufficiali e 91.030 tra unità in ferma volontaria e permanente: totale 150.000. Da rivedere sarà anche il ruolo degli impiegati civili in seno alle Forze armate, per i quali le intenzioni del nuovo Dpp vedrebbero assunzioni, aumenti di stipendio e valorizzazione degli effettivi mediante riqualificazione e aggiornamenti professionali.

Un in quadro di riferimento molto diverso rispetto al 2012, quando venne varata la legge 244 in materia di revisione dello Strumento Militare, il Dpp evidenzia l'esigenza di aggiornare e adeguare la legge, pur preservandone l'impianto. "La riduzione del personale, sia militare sia civile, sin qui operata impatta infatti oggi prevalentemente proprio sulle capacità complessive dello strumento militare" ha detto Guerini, "tra queste capacità restano centrali anche quelle relative agli arsenali, stabilimenti, poli di mantenimento ed enti militari a carattere industriale che devono essere sostenute anche ataverso nuove assunzioni e diventare un'opportunità di sviluppo per il territorio, in sinergia con le istituzioni locali e le imprese".

In quest'ottica si collocano le assunzioni, all'Arsenale di Taranto, di personale con profilo tecnico, previste nel prossimo triennio, e la stabilizzazione dei lavoratori precari del Genio Campale dell'Aeronautica Militare.

Nel consuntivo del documento si legge quindi che per quest'anno (2020) il totale disponibile per gli investimenti sarà di 5,452 miliardi di euro dei quali 2.810,73 a carico del bilancio della Difesa e 2.641 a carico di quello del Mise. Cifra che entro il 2022 crescerebbe a 5,725 miliardi con 3,400 miliardi a carico della Difesa e 2,325 a carico del Mise.

Andando a guardare quanto ci costa la funzione sicurezza sul territorio si evince che la spesa totale è 7,054 miliardi di euro dei quali l'1,8% (129,3 milioni) sono per gli investimenti, il 6,9% per l'esercizio (486,2 milioni) e il restante 91,3% (6,439 miliardi) per il personale.

Nell'anno abbiamo usato i militari per molteplici interventi al servizio dei cittadini, e tra le voci più inaspettate troviamo 24,5 milioni di euro spesi per il rifornimento idrico alle isole minori, 4,1 milioni per la Croce Rossa, 53,6 milioni per la meteorologia.

"L'industria della Difesa – ha continuato Guerini – rappresenta un importante motore per la ripresa, conciliando al meglio le esigenze delle Forze armate con le necessità dell'industria e dando priorità a quelle con maggiori effetti positivi sull'economia nazionale. Per questo le risorse che il Dpp destina ai nuovi programmi di previsto avvio si concentrano, per circa l'80%, sul comparto industriale nazionale".

Non è certo un segreto che dal punto di vista strategico all'Italia occorrano infrastrutture nuove come una rete a fibra ottica che colleghi le isole maggiori, che sia necessario ampliare e migliorare i metodi di addestramento dei nostri militari e dotarli di equipaggiamenti più moderni e al passo con quelli di altre nazioni. Per questo nel Dpp troviamo voci strettamente correlate a sistemi di pattugliamento e comunicazione utili all'intelligence, migliori dispositivi di protezione per i militari (anche per rischi chimici ambientali) e, per fare un esempio molto semplice, mezzi più adatti per svolgere le missioni di sicurezza sulle strade, ora eseguite a bordo dei fuoristrada ormai obsoleti che vediamo in giro per le città.

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