Cronaca

Alternativa al carcere: aumenta la "messa in prova" dei condannati

Dal Ministero della Giustizia, una relazione aggiornata al 31 maggio, appena trasmessa al Parlamento, che registra l'incremento

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Maurizio Tortorella

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Il ricorso alla messa in prova dei condannati, una misura alternativa al carcere entrata in vigore quattro anni fa, è in costante aumento: nel 2017 è stato applicato a 23.492 casi e nei primi quattro mesi del 2018 a 12.649. È quanto rivela il ministero della Giustizia, in una relazione aggiornata al 31 maggio di quest'anno e appena trasmessa al Parlamento.

"L'aumento dei casi di sospensione del procedimento” si legge nel documento “è particolarmente importante: passa da 511 casi nel 2014 a 9.690 nel 2015, che diventano 19.187 nel 2016 e 23.492 nel 2017. L'incremento dal 2015 al 2017 è pari al 142%".

Violazioni "stradali" in testa

Nei primi quattro mesi del 2018 si è passati da 11.102 a 12.649 casi, il 14% in più. Tra i reati compiuti dagli imputati interessati all'applicazione della messa in prova, i più frequenti riguardano violazioni del codice della strada (8.203 casi). Seguono gli illeciti contro il patrimonio, come furti e rapine (6.396 casi), i reati di droga (5.552 casi) e i delitti contro la persona (2.193 casi).

Tra gli ammessi alla prova, il 71% svolge lavori in strutture o servizi socio-assistenziali alla persona, il 20% nel settore della manutenzione del verde pubblico e dell'ambiente, il 6% in attività di segretariato sociale e il 3% nella Protezione civile. "L'istituto della messa alla prova” sottolinea la relazione ministeriale “sta diventando una misura realmente alternativa al processo e sempre più aderente ai canoni della giustizia riparatrice di stampo europeo".

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