Claudia Daconto

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Lo chiamano “l'avvocato” anche se, dopo la laurea in giurisprudenza all'università di Napoli Federico II, non ha mai esercitato la professione. 64 anni, originario di Cesa nel casertano, Alfredo Romeo, arrestato oggi nell'ambito dell'inchiesta Consip, è un napoletano d'adozione con un rapporto da sempre molto controverso con la città da cui l'attuale sindaco, Luigi De Magistris, suo nemico giurato, sta da tempo tentando di estrometterlo.

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I più informati lo descrivono come un uomo particolarmente schivo e riservato. Non fa vita mondana, si dedica esclusivamente al lavoro e, almeno in apparenza, non ha vizi o passioni se non quella per una Due Cavalli che guida più per sfizio che per necessità. Per il resto, infatti, si sposta solo in taxi.

Ha cominciato a costruire il suo impero fin dall'età di 26 anni e nel tempo ha raggiunto un tale livello di potere, successo e guadagni da finire più volte sotto la lente della magistratura – da 10 anni anni viene quasi ininterrottamente intercettato - uscendone, almeno finora, sempre indenne.

Nel 1979 la sua prima impresa, la “Romeo Immobiliare” già conta sedi in cinque regione. Negli anni successivi fonderà anche la “Romeo Investimenti”, la “Romeo Gestioni”, la “Romeo Alberghi” e la “Romeo Partecipazioni” tutte gravitanti intorno al Gruppo Romeo che ad oggi conta circa 20mila dipendenti e cifre tali da aver reso Romeo il maggior contribuente napoletano (è arrivato a versare di tasse la cifra di 25 milioni di euro).

Alfredo Romeo ha vinto appalti pubblici praticamente ovunque: a Roma, Napoli, Milano, Venezia presso ospedali, imprese di pulizia, palazzi della politica, Corte dei Conti, aeroporti, aziende di trasporto. E ci è riuscito applicando una formula piuttosto semplice: fornire i suoi servizi a prezzi talmente bassi da mettere gli altri concorrenti sempre fuori gioco.

Nel 2008 viene arrestato per la prima volta nell'ambito dell'inchiesta Global Service. La Procura di Napoli lo accusa di essere al vertice di una presunta associazione per delinquere che avrebbe messo in piedi un presunto sistema di corruzione per pilotare appalti al Comune di Napoli e ne ordina la carcerazione preventiva a Poggioreale dove Romeo rimarrà per 79 giorni in una cella di due metri per tre condivisa con altri detenuti.

Tra i membri del tribunale del Riesame, che ne aveva negato la scercerazione, c'era anche, come lo definì Romeo in un'intervista a Il Corriere della Sera, “un certo Luigi De Magistris” che alcuni mesi dopo si candidò alle Europee sfruttando, secondo l'imprenditore, il suo caso “per fare propaganda politica”.

Secondo i pm Romeo avrebbe corrotto cinque assessori della giunta di Rosa Russo Iervolino (uno di loro, Salvatore Nugnes si suicidò mentre gli altri quattro finirono in galera), in cambio dell'appalto di 400 milioni di euro, mai partito, per la manutenzione della rete viaria comunale. Nel 2014 i giudici della Cassazione bocciarono severamente l'impianto istruttorio arrivando a parlare di “vuoto probatorio”, ribaltarono la condanna in appello e assolsero completamente Romeo perché il fatto non sussisteva.

Lo scandalo, tuttavia, lo prostrò a tal punto che per mesi sparì dai radar, rinchiuso nel suo palazzo di super lusso a Posillipo, quartiere ultra chic della città. Ma i guai non finirono là. Nonostante la riabilitazione giudiziaria, fin dalla sua campagna elettorale, l'attuale sindaco di Napoli Luigi De Magistris gli giurò battaglia.

E infatti, appena eletto, la prima cosa che fece il neo sindaco fu quella di sottrargli la gestione del patrimonio immobiliare del Comune. La “Romeo Gestioni” fu rimpiazzata con la “Napoli Servizi”, partecipata del Comune al 100% che secondo l'amministrazione avrebbe fatto risparmiare 4 milioni di euro alle casse pubbliche ma il cui bilancio nel 2015 fu bocciato dai revisori dei conti per perdite di circa 6 milioni di euro e “una chiara e manifesta inefficienza, soprattutto in riferimento agli obiettivi della mission aziendale del processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare”.

Come se non bastasse, nel luglio del 2014, da Palazzo San Giacomo parte nei confronti di Romeo un'accusa di peculato per essersi indebitamente appropriato di somme di denaro del Comune di Napoli derivanti dalla vendita di immobili del patrimonio comunale, nonostante la diffida a restituirle avanzata dal Comune stesso. Anche in questo caso l'imprenditore viene assolto e il Comune costretto a restituirgli 25 milioni di euro.

Negli ultimi giorni, infine, Alfredo Romeo ha annunciato l'intenzione di uscire dalla gestione dei servizi dell'ospedale Caldarelli di Napoli. Una decisione maturata in seguito al deflagrare del presunto scandalo Consip, la società per azioni del ministero dell'Economia incaricata dell'acquisto di beni e servizi delle amministrazioni pubbliche, che lo vede coinvolto insieme ad altri nomi eccellenti: il ministro dello sport Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia e il padre dell'ex premier Tiziano Renzi.

L'inchiesta, aperta dalla Procura di Napoli e trasferita per competenza a quella di Roma, ruota intorno a un presunto traffico di influenze illecite. Questa mattina Salvatore Romeo è stato arrestato, per la seconda volta nella sua vita, e trasferito dalla sua abitazione a Posillipo nel carcere romano di Regina Coeli.


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