Cronaca

Albenga, ammanco milionario alla Caritas. Vescovo ascoltato in Procura

A poco più di un anno dagli scandali a "luci rosse" che hanno travolto la Curia della città, il vescovo Olivieri viene convocato per un "buco" milionario

Nadia Francalacci

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È trascorso poco più di un anno dall’ultimo scandalo che ha visto coinvolta la curia di Albenga che adesso si scatena una nuova bufera sulla Diocesi. A sfilare questa mattina davanti ai pm della procura ligure, il vescovo Mario Oliveri. Lo stesso prelato che meno di un anno fa era stato, per volontà di Papa Bergoglio affiancato da monsignor Guglielmo Borghetti dopo i “fatti” degni delle novelle di Boccaccio, che si stavano consumando nelle parrocchie albenghesi.

Negli ultimi mesi del 2014, infatti, si verificarono numerosi e gravissimi episodi e reati commessi da diversi sacerdoti del suo clero: preti indagati e condannati per pedofilia, sacerdoti che si erano dati alla fuga con la cassetta delle offerte, altri che posavano nudi su Facebook o corteggiano spudoratamente le fedeli in chiesa oppure che facevano i barman in locali notturni.

Quest’oggi, invece, il vescovo Mario Oliveri è stato ascoltato come persona informata dei fatti dal sostituto procuratore Chiara Venturi nell'ambito dell'inchiesta sugli ammanchi nelle casse della diocesi di Albenga-Imperia condotta dalla Guardia di Finanza. Un affare da milioni di euro.

Il prelato ha parlato per oltre due ore e ha raccontato ai magistrati i quasi dieci anni di gestione delle casse della Diocesi e della Caritas albenganese.

Nelle settimane scorse la Guardia di Finanza aveva compiuto perquisizioni in Liguria e in Piemonte e in particolare negli uffici della Caritas Diocesana di Albenga, in associazioni collegate e nelle abitazioni di indagati. Nell'hinterland torinese, erano state compiute perquisizioni in associazioni che si occupano di adozioni a distanza.

Ma chi è finito nel mirino delle Fiamme Gialle?
L'inchiesta sulla Caritas di Albenga coinvolge il direttore pro-tempore don Renato Rosso e l'ex vice-parroco di Ceriale don Carmelo Licciardello.

Dalle indagini sarebbe emersa l'esistenza di un sistema illecito attraverso il quale un milione e 200 mila euro sarebbe stato sottratto dai fondi della diocesi, soldi destinati a iniziative benefiche, tra cui cospicue somme raccolte per le adozioni a distanza nonchè contributi erogati da Enti pubblici per la realizzazione di progetti sociali.

A don Licciardello, la Gdf ha anche notificato l'avviso di conclusione indagini per circonvenzione d'incapace e appropriazione indebita. Secondo l'accusa, il prete avrebbe approfittato di una donna anziana in stato di infermità o deficienza psichica a compiere lasciti che hanno portato profitto al sacerdote e un danno patrimoniale alla donna.

Per questi fatti le Fiamme Gialle avevano proceduto, nel settembre 2015, al sequestro preventivo di alcune polizze assicurative per un importo complessivo di circa 70 mila euro.

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