Cronaca

Aggressioni ai professori: cosa modificare nel rapporto scuola famiglia

I recenti episodi di violenza ai danni degli insegnanti sono anche il risultato di un patto tradito tra le istituzioni

Perché si è rotto il patto famiglia-scuola

Barbara Massaro

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L'ultima aggressione, in ordine di tempo, risale a 4 giorni fa. Un giovane professore è finito al pronto soccorso in codice giallo dopo essere stato picchiato dal padre di uno studente che aveva bocciato.

Ma negli ultimi mesi sono stati troppi gli episodi simili con copione analogo. Un brutto voto, una nota o un compito in classe andato a male non diventano causa di punizione per lo studente svogliato, ma occasione di vendetta ai danni dell'istituzione scolastica da parte della famiglia.

Cosa sta succedendo alla scuola?

Sarebbe però ingenuo liquidare la questione sostenendo che i genitori di oggi siano tutti impazziti e che ragazzetti bulli abbiano la meglio su stimati docenti. Perché fino a 20 anni fa nessuno si sarebbe mai sognato di spaccare il naso a un prof perché ha bocciato il figlio?

Quello che è accaduto dagli anni 2000 in poi è che è venuto sgretolandosi il patto tra scuola e famiglia, quel tacito accordo formativo che metteva professori e genitori al lavoro in contesti diversi, ma nella comune direzione della formazione del minore

Il paradosso di un sistema malato

La scuola, a causa di una serie di rovinose riforme, è passata dallo status di istituzione a quello di azienda al servizio della clientela che in questo caso sarebbe la famiglia. Quindi per non scontentare il cliente non si boccia più, non si danno più brutti voti, non si danno compiti a casa non si cerca di approfondire nulla senza andare oltre quello che detta il Miur. 

I professori, in questo contesto, sono sottoposti a una sorta di mobbing che svilisce il loro potenziale e li porta a navigare a vista fluttuando da una cattedra all'altra e cercando di uscire indenni dall'anno scolastico in corso.

La stessa precarietà del personale docente delegittima il ruolo del professore. Fino a qualche anno fa - salvo rari casi - lo stesso insegnante conduceva lo studente nel percorso formativo dall'inizio alla fine. Oggi le cattedre fisse sono sempre di meno e spesso il professore deve ricominciare tutto daccapo sia dal punto del programma sia da quello umano. Non bisogna dimenticare, in questo senso, che gli studenti sono prima di tutto giovani esseri umani che hanno un disperato bisogno di essere conquistati per potersi fidare dell'adulto che si trovano di fronte. 

I mali della scuola

Turn over e precariato hanno interrotto la continuità didattica creando una grossa frattura nel rapporto tra le due istituzioni chiave della vita dei ragazzi e cioè la scuola e la famiglia. 

I genitori sono diventati diffidenti e sospettosi e i professori, già alle prese con la fatica d'imporre la propria autorità in classe, si trovano davanti al muro delle famiglie ostili.

E così docenti umiliati, delegittimati e impoveriti appiattiscono il livello delle lezioni. Si tratta di un impoverimento formativo generalizzato dove l'insegnante viene dequalificato e chiamato solo a dare un'infarinatura generale dello scibile umano senza troppe pretese al servizio di quella "clientela" che "l'azienda" scuola deve soddisfare. 

In questo far west formativo, pertanto, torna in auge il concetto che chi alza più la voce vince e così il genitore giustiziere pensa che un pugno in faccia al prof. renda giustizia a un vuoto istituzionale che va colmato con una presa di consapevolezza politica della necessità di riformare l'istituzione scolastica ad urbe condita.

Dalla Riforma Berlinguer al Patto della buona scuola del Governo Renzi ogni esecutivo non ha fatto che peggiorare le cose creando quel clima da guerra civile che si respira nelle aule scolastiche dove tutti sono contro tutti e nessuno ha rispetto per nessuno.

E così i ragazzi vanno a scuola con lo smartphone e riprendono i professori dopo avergli versato la colla sulla sedia; gli studenti minacciano i docenti, i genitori picchiano i professori e gli insegnanti disarmati prendono atto del proprio fallimento causato non tanto dall'incapacità professionale, ma dall'ignoranza di un'intera società che continua a sottovalutare i danni che sta causando a questa generazione di adolescenti la mancanza di un'istituzione scolastica forte ed efficiente.

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