Cronaca

Fermiamo la vergogna degli affidi via Facebook

La associazioni pro adozioni non accettano le critiche di Panorama ed insorgono. Ma anche il Tribunale dei Minori di Milano ha dei dubbi

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Maurizio Tortorella

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«Specifichiamo, per Panorama e per il suo direttore Maurizio Belpietro, che gli annunci riportati nell’articolo sono stati pubblicati anche sul sito del Tribunale dei minori di Milano. Siamo nel 2019, il futuro è la Rete: aggiorniamoci e informiamoci».

È piccata, la risposta all’articolo uscito sull’ultimo numero di Panorama, e intitolato Vuoi un bimbo in affido? Vai su Facebook. A «Cicogne, cavoli e telefoni», associazione per l’affido familiare, non è piaciuto che il pezzo  criticasse la pubblicazione sul social network delle «schede» di minori da consegnare a un affidatario, sconvolgentemente simili ad annunci di cani e gatti in cerca di padrone.

Panorama conferma tutte le sue critiche. La Rete sarà anche «il futuro», come sostengono i responsabili di «Cicogne, cavoli e telefoni», ma la negatività che oggi affolla Internet rende arduo ipotizzare che la Rete corra garrula verso un domani idilliaco. Per di più, Facebook e i social network sono lo strumento prediletto dai peggiori nemici dei bambini: pedofili e maniaci. Proprio per questo sono il mezzo più sbagliato e pericoloso per offrire a un’indistinta platea i «ritratti» di bambini in difficoltà, sottratti alle famiglie d’origine e pronti per essere dati in affido temporaneo.

Da oltre un mese, inoltre, è emersa l’inchiesta «Angeli e Demoni» della Procura di Reggio Emilia: quell’indagine, con 29 indagati, accusa un sistema di psicologi e assistenti sociali di avere sottratto decine di minori alle famiglie d’origine, certificandone maltrattamenti e abusi inesistenti, per poi collocare quegli stessi minori presso affidatari purtroppo capaci di maltrattamenti veri. Proprio perché siamo nel 2019, come ricorda «Cicogne, cavoli e telefoni», non si può fare finta d’ignorare il dramma dei bambini di Bibbiano. Né che il Tribunale dei minori di Bologna ha già riaperto 70 istruttorie su affidi «sospetti».

È anche per queste gravi perplessità sul sistema degli affidi, che occorre usare la massima serietà nel trattare le vite di minori in difficoltà. Non si può trattarli come animali da compagnia, da proporre su una bacheca informatica. È un comportamento sbagliato, che indigna e offende le coscienze, e a questo punto richiede l’intervento del legislatore o di un regolatore.

Panorama è convinto non sia possibile che utilizzare Facebook per trovare persone cui affidare i bimbi sottratti alle famiglie d’origine. Panorama presume che la magistratura minorile debba disporre di albi, elenchi preventivamente verificati (e certificati) di soggetti a disposizione, cui rivolgersi. Panorama crede che questo debba valere non solo per i casi di affido urgente, ma per tutti i bambini e gli adolescenti per i quali si debba trovare una collocazione temporanea.

Segnaliamo infine a «Cicogne, cavoli e telefoni» che la stessa presidente del Tribunale dei minori di Milano, Maria Carla Gatto, non nasconde la sua perplessità: «Mi colpisce  e mi stupisce» dice a Panorama «che su Facebook si pubblichino appelli relativi a minori affidabili: che garanzia offre, quel mezzo?». Aggiunge il magistrato: «Sono anche preoccupata. Mi domando: al servizio di chi sono questi messaggi?».

Racconta la presidente Gatto: «Quando nell’aprile 2017 sono arrivata al Tribunale dei minori di Milano da quello di Brescia, era prassi diffusa pubblicare gli appelli solo avvalendosi di alcune associazioni e giornali. Mi parve invece importante consentire l’accesso alla notizia attraverso il sito istituzionale del Tribunale dei minori».

Facebook e un sito del ministero della Giustizia, obiettivamente, sono cose ben diverse. Da allora, unico caso in Italia, il Tribunale dei minori di Milano pubblica selezionati annunci, relativi solo ai minori più «complessi» da adottare: bambini abbandonati, per i quali non si sia trovata una famiglia per altre vie. Ovviamente, il Tribunale conduce un’accurata preselezione tra quanti rispondono. Si verifica se esistano domande già presentate ad altri tribunali italiani. Poi si passa alla valutazione dei servizi dell’affido. «Quindi svolgiamo colloqui» aggiunge la presidente Gatto «analizziamo le caratteristiche dei genitori, diamo loro una concreta descrizione dei minori…».

Il percorso, insomma, è lungo e complesso. Delicato e serio. Sicuramente non paragonabile a quello che parte da una banale, e impropria, «bacheca» su Facebook. n

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