Edoardo Frittoli

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Quella di Padre Pio da Pietrelcina (oggi San Pio) è una delle più importanti storie di devozione collettiva della storia della Chiesa cattolica. Il suo carisma e la sua presenza nella vita dei fedeli italiani e nel mondo è tuttora fortissimo a 50 anni dalla morte, avvenuta alle prime ore del mattino del 23 settembre 1968.

Ripercorriamo le tappe principali della sua vita, dalla vocazione alle stigmate, dalle alterne fortune nei confronti della Chiesa e delle istituzioni ai fenomeni miracolosi che ne hanno costituito l'immensa fama.

La fame e la Fede: dall'infanzia a Pietrelcina al convento

E' uno scenario di fame e povertà quello del piccolo paese di Pietrelcina nel cuore della campagna beneventana quando Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nasce il 25 maggio 1887. La famiglia del futuro Santo è umilissima e religiosissima, dedita ad una devozione fervente e molto orientata ai riti collettivi delle società rurali arcaiche.

Sarà l'incontro ed il dialogo con un frate cappuccino del convento di Pietrelcina, oltre all'influenza della madre Maria Giuseppa (devota a San Francesco), ad indirizzare la scelta incondizionata del figlio verso la vita monastica.

Per poter pagare gli studi al figlio, il padre Grazio emigrò negli Stati Uniti, permettendo al giovane Francesco di entrare in seminario a Morcone nel Matese all'inizio del 1903. Il periodo al convento dei frati cappuccini fu caratterizzato dalla ricorrenza di sogni premonitori e visioni che avrebbero anticipato la perenne lotta contro il male, i cui segni si sarebbero presto palesati nel fisico di Frà Pio, che sin dalla tenera età fu tormentato da una grave forma di tubercolosi, patologia dovuta alle privazioni e alle cattive condizioni sanitarie del mondo contadino campano all'inizio del secolo XX.

Ordinato sacerdote sette anni più tardi, nel 1910, iniziò per il frate un periodo di malattia che più volte lo mise a rischio della vita. Costretto a rientrare a Pietrelcina, ebbe spesso visioni durante gli accessi di febbre altissima e i primi segni dolorosi delle stigmate a mani e piedi, per quanto ancora invisibili. Nel 1915 sarà chiamato alle armi nel Corpo di sanità a Napoli, ma congedato dopo numerose visite per la grave patologia polmonare in corso. Nel 1916 è assegnato al convento di San Giovanni Rotondo nel Gargano, da dove non si muoverà più sino alla morte.

Le stimmate, i dubbi della Chiesa, l'ascesa del fascismo

Il dolore sofferto negli anni precedenti e l'immedesimazione nella Passione e nel Crocifisso si manifestarono nel fisico di Padre Pio la mattina del 20 settembre 1918, durante uno dei periodi di maggiore sofferenza per l'Italia decimata dalla guerra e dalla furia dell'influenza spagnola. Il francescano fu trovato esanime nella sua cella dai frati cappuccini, le mani i piedi ed il costato grondanti sangue.

La seconda vita di Padre Pio, segnata dall'apparizione delle stigmate e dal continuo manifestarsi di visioni e prodigi. Presto il frate di Pietrelcina divenne famoso, e cominciò a ricevere la visita di migliaia di fedeli che attendevano presso il convento di San Giovanni Rotondo la confessione del "frate con le stigmate".

Il fenomeno non tardò ad attirare l'attenzione delle gerarchie ecclesiastiche sotto il pontificato di Papa Pio XI negli anni che precedettero il Concordato. In particolare modo fu quella élite in seno alla Chiesa più vicina all'approccio razionalista e scientifico ad esercitare il dubbio sull'autenticità dei prodigi dell'umile e ruvido frate del Gargano. Il più illustre rappresentante di questa corrente fu Padre Agostino Gemelli (il fondatore dell'Università Cattolica di Milano). Con lui si mossero anche il Vescovo di Manfredonia Andrea Cesarano, una delle figure più ostili al frate campano. Prima ancora dell'azione del Sant' Uffizio lo stesso Gemelli si recò a san Giovanni Rotondo per incontrare Padre Pio nell'aprile 1920, ma gli fu impedito di esaminare le stigmate ricevute due anni prima. Sarà nominata anche una commissione mista composta da un medico, uno psichiatra e un teologo al fine di investigare su un fenomeno di venerazione che, negli anni del primo dopoguerra, stava diventando un evento di massa. Alla fine del processo istruttorio, il Sant'Uffizio ritenne la relazione di Padre Gemelli la più attendibile. Un giudizio, quello del medico e teologo, tra i più spietati nei confronti di Padre Pio: il fenomeno delle stigmate veniva ricondotto ad una forma di isterismo psicosomatico. Recentemente, sulla base di studi effettuati su materiali d'archivio conservati in Vaticano, parte della storiografia ha ridimensionato il ruolo di Padre Gemelli come persecutore di Padre Pio, relegandolo ad una posizione marginale nella vicenda.

Contemporaneamente all'azione investigativa degli organi ecclesiastici, approvata da un Pio XI da sempre scettico, si verificò nel paese di san Giovanni Rotondo un grave fatto di sangue che sarà all'origine dei sospetti di clericofascismo a carico di Padre Pio. La vittoria dei Socialisti alle elezioni comunali fu all'origine di scontri tra manifestanti e Carabinieri, i quali volevano impedire ai vincitori di issare la bandiera rossa sul pennacchio del Municipio. La situazione degenerò in uno scontro a fuoco nel quale persero la vita 13 civili ed un Carabiniere. Secondo gli accusatori del frate di Pietrelcina (tra i quali lo storico torinese Sergio Luzzatto) i disordini sarebbero nati  a causa dell'azione provocatoria di un gruppo di ex combattenti locali, i cosiddetti "Arditi di Cristo", con i quali il frate dei miracoli avrebbe intrattenuto rapporti per tramite del segretario della locale Associazione Mutilati ed Ex Combattenti.

L'ascesa del fascismo non fermò, almeno nei primi anni del regime, l'azione coercitiva dell'autorità ecclesiastica nei confronti di Padre Pio, in quegli anni già meta di incessanti pellegrinaggi alimentati dal perdurare delle manifestazioni miracolose del frate come estasi, transverberazioni, preveggenza. L'ombra gettata dal Vaticano sl convento di San Giovanni Rotondo si spingerà fino al divieto per Padre Pio di officiare la Messa in pubblico, limitando al massimo i contatti con i devoti. Durante la lunga fase investigativa emergeranno quelle che saranno forse le più gravi accuse nei confronti della veridicità delle stigmate. In particolare la confidenza raccolta dal farmacista di San Giovanni Rotondo, che avrebbe rivelato di avere venduto dietro promessa di segretezza numerosi flaconi contenenti acido fenico, dalle note caratteristiche anticoagulanti. Una relazione medica svolta nel periodo indicò anche la possibile presenza attorno alle ferite di Padre Pio di tracce di tintura di iodio che, in caso di applicazione prolungata nel tempo, risulterebbe fortemente caustica. Riguardo al fenomeno dei segni del Crocifisso, la scienza medica si dividerà sulla questione, poichè i difensori della veridicità del fenomeno sostengono la ragione che 50 anni di ferite auto-inferte avrebbero portato ad una grave insufficienza funzionale degli arti, cosa non evidente nell'anamnesi su Padre Pio. 

La sempre crescente popolarità di Padre Pio al di fuori delle mura del convento del Gargano fece progressivamente allentare la morsa alle autorità fasciste, che vedevano nella accanita difesa del frate da parte della massa dei fedeli un grave turbamento dell'ordine pubblico negli anni della cosiddetta "normalizzazione" del regime. Nel 1933 tutte le restrizioni saranno abolite, e Padre Pio riabilitato nella sua piena funzione. Sei anni più tardi veniva eletto Pontefice Eugenio Pacelli (Papa Pio XII) e l'atteggiamento del Vaticano ebbe un totale cambio di rotta essendo il nuovo Papa un estimatore del frate di Pietrelcina.

Storia del "frate che vola". Gli anni della guerra

Quando l'Italia entrò in guerra Padre Pio era ormai venerato e visitato anche da personalità di primissimo piano come Maria José di Savoia o la famiglia reale del Belgio, mentre le terribili privazioni e sofferenze si abbattevano sull'Italia e sul Gargano così come le bombe alleate. Proprio i bombardamenti aerei saranno protagonisti di uno dei più incredibili prodigi attribuiti a Padre Pio. Durante la prima fase dell'occupazione alleata gli Americani del 464th Bomb Group avevano occupato l'aeroporto di Pantanella (Foggia). Al ritorno da diverse missioni nei cieli del Sud Italia, gli aviatori raccontarono di un fenomeno ricorrente vissuto collettivamente nel cielo sopra San Giovanni Rotondo. Gli avieri dissero che, giunti sopra la cittadina pugliese, videro apparire in cielo la figura di un frate barbuto con le braccia aperte e le mani segnate dalle stigmate. Poco dopo la visione, gli aerei avrebbero invertito la rotta da soli e sganciato le bombe in aperta campagna. In quei mesi era presente uno dei più alti ufficiali della 15th Air Force, il Generale Nathan Twining. Venuto a conoscenza dell'incredibile fenomeno il Generale volle investigare di persona prendendo parte ad una missione che aveva per obiettivo un deposito di munizioni proprio nei pressi di San Giovanni Rotondo. Giunti in formazione a poca distanza dal bersaglio, Twining raccontò di aver visto con i suoi occhi il frate con le stigmate fluttuare nel cielo. Dopo la fine della guerra il Generale si recò in visita al monastero di San Giovanni Rotondo e riconobbe in Padre Pio il frate volante. Accolto con sarcasmo dal francescano, che lo accolse sogghignando con la frase "tu sei dunque quello che voleva eliminarci tutti!" il Generale Twining rimase da allora amico del futuro Santo.

Gli anni '50 e gli anni '60. L'apoteosi di Padre Pio e le nuove accuse

La fama di Padre Pio ebbe un'impennata decisiva negli anni del dopoguerra e del "boom" economico. Amplificata dalla larga diffusione dei mass media negli anni '50, la figura del frate di Pietrelcina fu celebrata oltre che per i miracoli ed i prodigi, anche per la realizzazione di un grande centro di assistenza fortemente desiderato dal frate che provò malattia, dolore e miseria negli anni della sua gioventù.

Il 5 maggio 1956 fu inaugurata a San Giovanni Rotondo la "Casa Sollievo della Sofferenza", un centro ospedaliero polispecialistico ad oggi fiore all'occhiello della Sanità italiana ed europea. Durante la prima metà degli anni '50 l'attività spirituale del Frate di Pietrelcina raggiunse l'apice, con l'organizzazione dei cosiddetti "Gruppi di Preghiera" a lui dedicati, che a partire dall'Anno Santo 1950 si diffusero capillarmente.

Quando la gloria di Padre Pio fu universale, la morte di Papa Pio XII segnò un nuovo periodo di ostilità da parte delle gerarchie ecclesiastiche e del nuovo pontefice Giovanni XXIII, che non esiterà a definire Padre Pio un "Idolo di Stoppa". Nel 1960 il Sant'Uffizio richiese nuovamente una relazione su quanto accadeva a San Giovanni Rotondo, dopo che nel dossier erano state aggiunte prove giudicate "compromettenti" come alcune registrazioni di presunti rapporti fisici tra il frate e le "pie donne" a lui più vicine nelle funzioni quotidiane. Monsignor Carlo Maccari interrogò Padre Pio nell'estate 1960 e con lui quanti ebbero stretti rapporti personali con il frate dei miracoli. La relazione presentata al Sant'Uffizio fu assolutamente negativa e al rapporto seguiranno dure misure restrittive soprattutto riguardo alle apparizioni pubbliche di Padre Pio, alla mancata osservazione regole monastiche, alla riduzione dell'orario delle Messe officiate dal frate di Pietrelcina fino alla revoca delle azioni della "Casa Sollievo della Sofferenza" che verranno passate allo Ior, la banca vaticana. La decisione del Vaticano provocò dure forme di protesta nella massa dei fedeli e l'organizzazione di manifestazioni di piazza. L'isolamento di Padre Pio terminò con la repentina morte di Papa Roncalli, sostituito dall'ex Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Montini (Paolo VI), che ebbe occasione di incontrare Padre Pio e dimostrare stima e riguardo nei confronti della sua figura. Nel 1964 le restrizioni furono tolte e Padre Pio poté ritornare in mezzo alla massa di fedeli che ogni giorno si recava a San Giovanni Rotondo per confessarsi.

Morte di Padre Pio

Nonostante la relativa tranquillità degli ultimi anni della vita di Padre Pio, la sua figura non sarà mai abbandonata dai sospetti di impostura che lo accompagnarono per gran parte della prodigiosa vita. Parallelamente peggiorò il suo quadro clinico, da sempre caratterizzato da una salute decisamente precaria. Non presenziò neppure alla Messa solenne in onore del cinquantesimo anniversario dell'apparizione delle stigmate e il 22 settembre 1968 fu colto da grave insufficienza respiratoria causata da una forma di asma bronchiale acuto. L'ultima apparizione in pubblico avvenne quella stessa domenica, quando stravolto nel fisico e con un filo di voce, intonò la Praefatio prima di collassare sull'altare. Confortato dalla presenza al capezzale di Padre Pellegrino da Sant'Elia, Padre Pio esalò l'ultimo respiro seduto sulla poltrona nella sua cella alle 2:30 del mattino del 23 settembre 1968.

I miracoli prima e dopo la morte

Alle esequie a San Giovanni Rotondo parteciparono più di 100.000 fedeli, mentre nei giorni dell'ostensione del corpo le stimmate erano sparite dalle mani e dai piedi del frate. La fine della vita terrena di Francesco Forgione non sarà tuttavia motivo di obliò nel culto del francescano dei prodigi. Molti saranno infatti i fedeli a ritenersi miracolati dopo la preghiera rivolta al futuro San Pio. Impossibile elencare tutti i casi, dalle guarigioni alla salvezza da pericoli mortali (come nel caso di numerosi soldati durante la guerra) fino alla preveggenza, alla capacità di "leggere nel cuore" e ad una straordinaria ipertermia corporea nelle fasi di estasi. Molti di questi fenomeni sono rimasti nella storia, in particolare nei frangenti in cui la scienza medica ha evitato di pronunciarsi. E' questo il caso di una bambina siciliana nata senza pupille nel 1940 alla quale fu ridonata la vista dopo la guerra in occasione dell'incontro con Padre Pio.

Tra le testimonianze sull'attività soprannaturale del frate, molte si concentrano sulla facoltà di bilocazione, ossia di apparire in luoghi molto lontani da San Giovanni Rotondo. Uno dei casi più famosi è certamente quello vissuto e raccontato dal Beato Don Orione, il quale sostenne di aver incontrato Padre Pio in San Pietro in occasione della cerimonia di beatificazione di Santa Teresa di Lisieux mentre il frate si trovava fisicamente nel convento di san Giovanni Rotondo. Non mancheranno nella lunga lista dei fenomeni legati all'ubiquità di Padre Pio testimonianze illustri come quella del Generale Luigi Cadorna, che avrebbe tentato il suicidio in seguito alla disfatta di Caporetto. Quando il comandante supremo fu sul punto di premere il grilletto gli sarebbe apparso un frate che con parole suadenti lo avrebbe convinto a desistere. Anni dopo Cadorna sarebbe andato in visita a Padre Pio, che lo accolse con la consueta semplice ironia che lo contraddistingueva, esclamando "L'abbiamo scampata bella quella notte, Generale!".

Da frate a Santo. Giovanni Paolo II e la canonizzazione di Padre Pio

Karol Wojtyla incontrò personalmente Padre Pio nel 1948, anno del trentennale dell'apparizione delle stigmate. Il futuro Papa (che si racconta ebbe la preveggenza del frate di Pietrelcina sulla sua elezione e sull'attentato) fu uno dei massimi estimatori del frate dei miracoli. Nel 1974 visitò la sua tomba quando era Arcivescovo di Cracovia, subito dopo aver introdotto la causa di beatificazione. La visita si ripeterà nel 1987 per il disappunto di buona parte delle gerarchie ecclesiastiche, nella anno in cui da San Giovanni Rotondo erano passati più di un milione di fedeli a quasi 20 anni dalla morte di Padre Pio. I gruppi di preghiera durante gli anni '90 supereranno i 2.500 in tutto il mondo. Un fenomeno di devozione collettiva incrollabile, che porterà prima alla cerimonia di beatificazione il 2 maggio 1999 e infine alla canonizzazione del 16 giugno 2002, per la quale fu decisivo il riconoscimento del miracolo della guarigione di un bambino di San Giovanni Rotondo, Matteo Pio Colella, i cui sintomi di una fatale forma di meningite batterica fulminante. Il piccolo miracolato avrebbe riconosciuto in Padre Pio la figura del frate barbuto che venne a visitarlo e rassicurarlo durante il coma.

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