Edoardo Frittoli

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Papa Giovanni Paolo I, al secolo Albino Luciani, morì improvvisamente la notte tra il 28 ed il 29 settembre 1978. Sedette sul Soglio di Pietro per soli 33 giorni dopo essere stato eletto quasi all'unanimità dal Conclave.

La sua effimera storia da Pontefice non ha impedito tuttavia di conservarne il ricordo, ancora oggi vivo a 40 anni di distanza dai fatti. Papa Luciani fu un lampo "rivoluzionario" nella storia della Chiesa cattolica per i numerosi elementi di discontinuità che il nuovo Papa mostrò nei confronti del predecessore, il freddo e distaccato Paolo VI. Per alcuni versi le sue idee ecumeniche anticiparono quelle che oggi Papa Francesco ha portato di fronte al mondo dei fedeli.

Ripercorriamo la vita e le ultime ore di Giovanni Paolo I, con il supporto del libro di Stefania Falasca "Papa Luciani, cronaca di una morte" (Piemme) analizzandone le caratteristiche personali ed il contesto storico in cui si collocarono i pochi giorni di pontificato, fondamentali anche per comprendere alcune delle teorie complottiste che fecero seguito alla sua repentina e prematura scomparsa.

L'Italia e il mondo nell'autunno del 1978

Quando morì Paolo VI (Giovanni Battista Montini) l'Italia viveva un momento drammatico per la tenuta delle istituzioni democratiche. Erano passati appena tre mesi dal drammatico epilogo del sequestro Moro ed il terrore brigatista continuava a colpire il cuore dello Stato, generando una profonda crisi politica che significò la fine dell'idea di "compromesso storico" e di avvicinamento tra la Dc e i Comunisti. La Chiesa si trovava inoltre a dover fronteggiare le grandi questioni legate all'esito del referendum sul divorzio del 1974 e all'introduzione proprio nel maggio 1978 della legge 194 in materia di aborto. Il mondo cattolico, influenzato dalle spinte progressiste del decennio, si divise.

Diviso era anche il resto del mondo, ancora inserito nel contesto della Guerra Fredda e del conflitto senza tregua tra Israele e mondo arabo sulla questione palestinese.

Quando il Conclave si aprì il 25 agosto 1978, Albino Luciani era Patriarca di Venezia. Ed in Veneto il futuro pontefice era nato e vissuto, senza mai allontanarsi dalla sua terra. Prima di essere nominato Patriarca nel 1969, era stato Vescovo di Belluno dal 1958 e quindi nel 1973 nominato Cardinale da Paolo VI.

Chi era Albino Luciani, il "Papa del sorriso"

Albino Luciani era nato il 17 ottobre 1912 in una famiglia umile di Canale d'Agordo, un paesino montano del bellunese caratterizzato da un elevatissimo tasso di emigrazione. Lo stesso Giambattista, padre di Albino, lavorò come manovale in Austria, Argentina e Francia e durante gli anni passati all'estero aderì alle idee del socialismo. Albino fu ordinato sacerdote nel 1935.   

La semplicità e la frugalità della persona di Albino Luciani si manterrà inalterata durante tutta la carriera ecclesiastica, passando dal patriarcato sino alla nomina a Cardinale nel 1973. Non a caso "Humilitas" sarà il motto scelto dopo la nomina a Pontefice. Più di una volta il futuro Papa decise di vendere oggetti preziosi presenti nei suoi appartamenti per preservare la sobrietà e praticare la carità con i proventi. In  questo e per carattere differiva molto dall'austero Paolo VI che lo fece porporato. Durante la sua attività come Vescovo di Belluno, Luciani operò una piccola "rivoluzione" nelle Chiese della provincia, nominando giovani preti alla guida di parrocchie di dimensioni rilevanti, fino ad allora riservate ai parroci più anziani.

Il Conclave del 1978

I meccanismi che portarono il Conclave al voto quasi unanime per il Cardinale Luciani gravitano attorno alla figura del Cardinale Giovanni Benelli, Arcivescovo di Firenze. Fu lui a notare per primo le potenzialità del futuro papa, quando era ancora a Belluno. Nei giorni che precedettero l'elezione Benelli fece importanti pressioni sui cardinali "progressisti" perché convergessero i loro voti sul Patriarca di Venezia paventando in caso contrario il possibile successo del Cardinale Giuseppe Siri, Arcivescovo di Genova ed ex delfino ultraconservatore di Papa Pacelli (Pio XII). Una scelta ritenuta da Benelli e dai suoi azzardata in un momento di estrema tensione in Italia e all'estero. Un meccanismo simile si era verificato pochi giorni prima al Quirinale, quando fu eletto il "Presidente di garanzia" Sandro Pertini dopo la morte di Aldo Moro.

26 agosto 1978. "Habemus Papam"

E' il 26 agosto 1978 quando arriva la fumata bianca (dopo un piccolo "giallo" di una fumata grigia a causa di un errore nella composizione chimica nella stufa). Albino Luciani, per la prima volta nella storia dei Papi della Chiesa Cattolica, sceglie un doppio nome come segno di continuità con i due predecessori Giovanni XXIII e Paolo VI. Il 263° Pontefice rompe invece sin da subito con i canoni di chi lo precedette nei secoli: Nel primo discorso ai fedeli abolisce il plurale maiestatis, facendo riferimento a sè stesso in prima persona. Rifiutò inoltre la tiara e la sedia gestatoria. Ciò che colpì maggiormente, oltre alla semplicità informale del "Papa del sorriso", fu il contenuto dei primi discorsi da Pontefice di Giovanni Paolo I, talmente spiazzante da far partire la macchina della censura sugli organi di informazione Radio Vaticana e L'Osservatore Romano.

Le parole di Papa Giovanni Paolo I

Le parole uscite dal viso sorridente e pacato di Papa Luciani lasciano i fedeli e la Chiesa a bocca aperta. Il 6 settembre il Pontefice paragona l'anima ad "un'automobile, che funziona bene con olio e benzina ma non a champagne e marmellata"; il giorno seguente dichiarava che "Dio è papà. E più ancora è madre". Il 13 settembre recita alcuni versi di Trilussa, uno dei suoi autori preferiti, spingendosi poco dopo molto più in là: in latino, pronunciò una frase totalmente fuori dai canoni: "Ubi Lenin, ibi Ierusalem". I primi discorsi di Papa Luciani suscitarono clamore ed interesse in tutto il pianeta, cosa che anche i suoi avversari in Vaticano dovettero ammettere pubblicamente.

Un Papa di rottura

L'argomento non fu toccato pubblicamente, ma nel 1985 fu riesumato l'audio di un intervista del 1968 in cui Albino Luciani si mostrava aperto al tema della contraccezione.

Tra le questioni interne al governo del Vaticano, quella della diplomazia fu la prima ad essere affrontata dal nuovo Papa. E anche questa volta, le intenzioni erano di discontinuità con la politica di Paolo VI. Mise al centro dell'attenzione la questione mediorientale, ponendo i diritti degli arabi sullo stesso piano di quelli di Israele, ponendo l'accento sulla necessità di una risoluzione a breve termine della questione dei profughi palestinesi. Sin da subito ebbe l'intenzione di appoggiare il dialogo nato all'incontro di Camp David tra Carter, Begin e Sadat.

Aveva inoltre un rapporto privilegiato con il terzo mondo, in particolare con l'Africa. Questo grazie al legame profondo con il Cardinale Bernardin Gantin, un africano che Luciani mise in un posto chiave. Fu posto a capo del Cor Unum, l'organo vaticano che si occupa della gestione delle elemosine provenienti da tutto il mondo. La nomina di un porporato di colore e nativo del Benin generò non poco malessere all'interno della Santa Sede, che crebbe ulteriormente quando il nuovo Papa fece intendere di voler mettere le mani anche suoi vertici dello Ior, la banca vaticana allora governata dal cardinale americano Paul Marcinkus.

28 settembre 1978: l'ultimo giorni di Papa Luciani

Albino Luciani non poté naturalmente portare avanti i suoi progetti rivoluzionari, che avrebbero voluto una Chiesa umile  proprio come il suo linguaggio da parroco di montagna. Tuttavia ebbe modo di vivere l'unico scontro interno nato intorno ad una sua scelta, quella della nomina del suo successore a Patriarca di Venezia, rimasto vacante per la sua elezione. La prima scelta cadde sul gesuita Bartolomeo Sorge, esponente di primo piano del cosiddetto Cattolicesimo democratico e direttore del periodico "Civiltà Cattolica". La proposta scatenò la reazione dei conservatori capeggiati dall'Arcivescovo di Bologna Antonio Poma, che avversava lo storico appoggio di Sorge al dialogo con i comunisti. A quello di Poma fece seguito il parere negativo dell'Arcivescovo di Milano Giovanni Colombo. Albino Luciani cercò allora la soluzione alternativa nel salesiano Don Angelo Viganò, fratello di Don Egidio. Il prelato lombardo si mostrò indeciso ed esternò il proprio disagio di fronte alla proposta del Pontefice. Ma era ormai tardi: la lettera del salesiano arrivò durante l'ultimo giorno di vita del Papa dei 33 giorni.

Il 28 settembre 1978 fu un giorno come un altro nella nuova vita di Giovanni Paolo I, che nell'appartamento pontificio aveva cercato di portare la semplicità ed un pezzo della sua terra, avendo come assistenti le suore venete di Maria Bambina che ben conosceva e che spesso con lui parlavano in dialetto. Aiutante di camera era Angelo Gugel, veneto anche lui. L'unico esterno all'entourage familiare era il Segretario particolare John Magee, (irlandese che aveva servito anche Paolo VI) Quest'ultimo era affiancato da Don Diego Lorenzi, che il Papa aveva conosciuto a Marghera, anch'egli veneto.

Nei giorni che precedettero la morte, Giovanni Paolo I ricevette diverse visite di familiari, i quali dichiararono in seguito al decesso che il Papa godeva di buona salute ed appariva sereno. Così fu confermato dal medico di fiducia Dottor Antonio Da Ros, che visitò Luciani durante i primi giorni di pontificato.

Albino Luciani: la storia clinica

La storia clinica del Papa non era tuttavia priva di elementi patologici di lungo corso. In particolare Albino Luciani era stato colpito in età puerile da una grave forma di tubercolosi, che generò nel tempo altre complicanze polmonari. Negli ultimi anni di vita fu riscontrata una sclerosi aortica proprio durante l'esame radiologico seguito a un episodio di  broncopolmonite acuta. Ma ancora più preoccupante fu la trombosi retinica che colpì Luciani all'occhio destro di ritorno da un viaggio in aereo. Tutte sintomatologie che facevano pensare ad una precaria salute a carico del sistema cardiovascolare.

Il malore nel pomeriggio del 28 settembre

L'ultimo giorno di vita di Giovanni Paolo I fu un giorno di routine, con una serie di incontri tra cui proprio il responsabile del Cor Unum Bernardin Gantin. Il giallo sulla morte repentina di Luciani si apre nel pomeriggio, quando a detta di John Magee e Diego Lorenzi il Papa avrebbe accusato dolore toracico simile ai sintomi dell'angina pectoris. I due confermeranno dopo la morte del Pontefice che in quell'occasione intervenne l'infermiera suor Vincenza che avrebbe somministrato a Luciani un "rimedio speciale" da lui già sperimentato in passato e che avrebbe avuto beneficio immediato, tanto che il Papa riprese la normale attività senza l'intervento di un medico. Su quest'episodio si concentrano i dubbi di chi negli anni ha ritenuto dubbia la dichiarazione di decesso per cause naturale di Papa Giovanni Paolo I. Ed in particolare fu la risposta data dall'infermiera Vincenza alle telefonate di parenti e del Dottor Da Ros che nella serata del 28 settembre telefonarono per informarsi sullo stato di salute del Papa, ricevendo in quell'occasione risposte rassicuranti che omettevano il malore del pomeriggio.

Albino Luciani si ritirò nella camera da letto attorno alle 22,30 dopo aver salutato i presenti. Poco dopo le 5 del mattino successivo le suore prepararono il consueto caffè di fianco alla cappelletta privata del Papa. Non vedendolo uscire bussarono ripetutamente alla sua porta, senza ottenere risposta. Suor Vincenza e la giovane religiosa Margherita Marin aprirono la porta e trovarono Papa Luciani privo di vita. Portava ancora gli occhiali da lettura e tra le mani aveva una serie di fogli dattiloscritti. La plafoniera era accesa dalla sera precedente. In seguito fecero ingresso nella stanza John Magee seguito da uno dei cardinali più scettici nei confronti di Papa Luciani, il Segretario di Stato Jean Villot. A constatare la morte sarà un medico giunto dall'esterno della Santa Sede, il Dottor Buzzonetti, che nel certificato di decesso determinò come causa di morte un "infarto miocardico acuto" occorso intorno alle ore 23 del giorno precedente. L'autopsia non verrà mai effettuata in quanto non contemplata dalla Costituzione Apostolica sul corpo dei Pontefici. Fu eseguito sulla salma soltanto un rapido esame esterno prima del trattamento conservativo della salma. Il primo laico a vedere il corpo di Giovanni Paolo I sarà il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

Le teorie complottiste

Ufficialmente dunque la morte di Albino Luciani all'età di 66 anni fu archiviata come decesso per cause naturali. Tuttavia già nelle ore successive iniziarono a circolare diverse voci che ipotizzavano un complotto contro il "Papa del Sorriso". Uno dei primi a esprimere dubbi sull'accaduto fu un importante membro della Santa Sede, Il Cardinale Ugo Poletti. Le ipotesi di un assassinio, alimentate da alcune discrepanze nelle deposizioni testimoniali di Magee e Lorenzi sulle ultime ore di vita di Luciani e di suor Vincenza riguardo il malore del pomeriggio, proseguirono ininterrotte. Le teorie complottiste più diffuse sono quelle legate alla presunta attività della Massoneria vaticana capeggiata da Villot e legata agli affari dello Ior e del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, affiancata all'ipotetica azione di altri cardinali risolutamente contrari alle intenzioni riformatrici di Luciani e alle sue aperture nei confronti del mondo comunista. Questa è la tesi portata avanti dal giornalista britannico David Yallop, tuttavia mai supportata da evidenze probatorie.

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