Ali Agca, giovane terrorista turco legato al gruppo di estrema destra dei "Lupi Grigi" ed evaso dal carcere nel 1979, atterrò a Fiumicino il 9 maggio 1981.

Quattro giorni dopo, confuso tra la folla in Piazza San Pietro, colpirà Giovanni Paolo II con una Browning calibro 9. Il 23enne turco esplose 4 colpi mentre Carol Woityla si trovava sulla Fiat Campagnola aperta e priva di protezioni antiproiettile, ferendo gravemente il Papa e altri due fedeli che si trovavano accanto al Pontefice.

Mentre Agca veniva immobilizzato dai presenti, il Papa veniva trasportato al Policlinico Gemelli in fin di vita. L'operazione durò oltre 5 ore. Una delle pallottole aveva mancato il cuore di pochi millimetri.

Già 4 giorni dopo, dal reparto di terapia intensiva, Woityla dichiarò di voler perdonare il suo attentatore che, arrestato, assunse la piena responsabilità del suo atto. Inizialmente Agca dichiarò di avere agito nel nome dei popoli afgano e e salvadoregno oppressi dagli imperialismi sovietico e americano. L'anno successivo dichiarò il coinvolgimento dei servizi segreti bulgari che avrebbero agito per conto del KGB nell'intento di eliminare una figura di spicco dell'anticomunismo mondiale come Karol Woityla.

Le accuse agli agenti bulgari e turchi caddero durante l'udienza del 1985, mentre Agca dichiarava l'origine mistica del tentato omicidio come direttamente legato al terzo segreto di Fatima.

Durante il Giubileo del 2000 Giovanni Paolo II chiese ufficialmente al Governo italiano il perdono per Ali Agca, concesso da Carlo Azeglio Ciampi il 14 giugno. 

© Riproduzione Riservata

Commenti