I 20 modi per aiutare i migranti secondo Papa Francesco

Per la Giornata mondiale della Pace del 1 gennaio Bergoglio ha preparato un vero manifesto politico che è pronto a comunicare al mondo intero

papa-migranti

Papa Francesco scatta un selfie con una donna migrante a Bologna - 1 ottobre 2017 – Credits: ALESSANDRO BIANCHI/AFP/Getty Images

Orazio La Rocca

-

Approvare “subito” la legge sulla cittadinanza ai bambini figli di stranieri nati in Italia, vale a dire “Sì allo Ius Soli”. Ma anche accogliere chi scappa da guerre, fame e malattie con “l'istituzione di corridoi umanitari”, assicurare ai migranti e ai rifugiati “tutti i diritti umani”, a partire dal diritto alla salute, all'istruzione, al lavoro, alla salvaguardia della famiglia.

Non è il manifesto elettorale varato – in fretta e furia – da qualche partito in vista delle elezioni politiche italiane del 4 marzo prossimo, col malcelato intento di acquisire le simpatie del variopinto mondo del volontariato cattolico, e non, presentandosi come paladino degli immigrati.

È, invece, il nucleo centrale del messaggio che papa Francesco ha preparato per la Giornata mondiale della pace che la Chiesa cattolica celebra il primo gennaio 2018, dal titolo “Migranti e rifugiati, uomini e donne in cerca di pace”.

Un testo che – oltre a ribadire l'importanza vitale per “tutto il genere umano” la promozione della pace universale – pone all'attenzione generale le tragedie delle popolazioni che emigrano forzatamente dai loro paesi di origine, indicando anche soluzioni socio-politiche come è, appunto, la legge sullo Ius Soli.

Ignorare queste tragedie o girarsi semplicemente dall'altra parte, per papa Bergoglio equivale a “farsi complici di aguzzini, massacratori, mercanti di esseri umani”. Ed i cristiani non lo devono tollerare.

La pace si persegue prima di tutto facendo tacere le armi, ma “non c'è pace – avverte il Pontefice nel messaggio - senza il rispetto dei diritti umani per tutti gli uomini, per tutte le donne e per tutti i bambini, al di là di appartenenze sociali, politiche e religiose. Specialmente se le prime vittime sono le persone più povere e più deboli come i migranti ed i rifugiati”.

I 20 modi per aiutare i migranti

Nel suo messaggio Francesco indica 20 punti – elaborati dal Pontificio Consiglio per lo Sviluppo Integrale Umano retto dal cardinale prefetto Peter Kodowo Appiah Turkson, –  con cui aiutare le vittime dei movimenti migratori, portati all'attenzione di tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche col Vaticano e ai governanti e Capi di Stato di buona volontà.

Eccoli questi punti:

  • 1 - diritto all'accoglienza senza espulsioni arbitrarie e collettive”
  • 2 - potenziamento di “vie legali sicure e volontarie, attraverso l’uso maggiore di visti umanitari e di visti per studenti e apprendisti, e corridoi umanitari.
  • 3 - “sicurezza nel rispetto dei diritti umani”, anche attraverso “l’offerta di informazioni certe e certificate prima della partenza
  • 4 - protezione “delle autorità del paese di arrivo onde prevenire  sfruttamento, lavoro forzato e tratta (punto 5).
  • 6 - utilizzare capacità e competenze.
  • 7 - proteggere i minori non accompagnati “in accordo ai dettami della Convenzione internazionale sui Diritti dell’infanzia” (punto 8).
  • 9 - garantire l’istruzione
  • 10 - garantire il diritto alla salute e all’assistenza sanitaria, indipendentemente dallo status migratorio (10)
  • 11 - garantire l'accesso ad una nazionalità e alla cittadinanza a tutti i bambini al momento della nascita (Ius Soli);
  • 12 - istruzione primaria dei paesi di arrivo
  • 13 - inserimento socio-lavorativo
  • 14 - benessere della famiglia
  • 15 - assistenza per bisogni speciali, cure particolari, asili nido
  • 16 - aumentare la quota di cooperazione internazionale per i paesi mete di rifugiati e migranti in fuga da conflitti armati
  • 17 - garantire sempre la libertà religiosa
  • 18 - favorire l’integrazione e scambi culturali
  • 19 - promuovere una narrativa positiva ed una informazione improntata alla solidarietà
  • 20 - garantire il reinserimento nei paesi d'origine su base volontaria

“È una iniziativa di grandissimo significato umano e morale con cui il Santo Padre si fa portavoce dei più grandi mali che gravano sulle popolazioni più povere e maltrattate della terra, come sono i migranti”, commenta l'arcivescovo Gianfranco Girotti, Reggente Emerito della Penitenzieria apostolica, il dicastero che sovrintende e giudica i “grandi peccati” (i delicta graviora), fine moralista tra i più stretti collaboratori di papa Francesco e, in precedenza di Benedetto XXVII e di Giovanni Paolo II.

Un messaggio che, per monsignor Girotti, “ha la sapienza di affiancare alle tradizionali esortazioni papali in difesa della pace universale, indicazioni pratiche e concrete con cui gli Stati possono intervenire per lenire le sofferenze delle vittime dei flussi migratori”.

“È la prima volta che un messaggio per la Giornata mondiale della pace si presenta in modo così ampio, articolato, concreto”, conclude monsignor Girotti, che vede in questo documento-appello “tutta la forza morale, propulsiva, pratica di papa Francesco verso migranti e rifugiati con la dolcezza e la determinazione di un padre verso i figli più deboli”.

Per saperne di più

© Riproduzione Riservata

Leggi anche

Papa Francesco contro i burocrati vaticani che hanno tradito la fiducia

Il Pontefice durissimo contro chi è stato licenziato dopo esser stato preso con le mani nel sacco e si dichiara vittima di ingiustizia

Perché Papa Francesco cambia il capo ufficio delle Cerimonie pontificie

Altro colpo di spugna di Bergoglio: via monsignor Marini, legato alla tradizione preconciliare, dentro il più "moderno" monsignor Ravelli

Papa Francesco in Myanmar e Bangladesh: le foto più belle

È cominciata la seconda parte del viaggio apostolico di papa Francesco, che dopo il Myanmar tocca il vicino Bangladesh. E nell'arcivescovado di Dacca il Pontefice ha incontrato un gruppo di 16 Rohingya, a cui ha chiesto perdono per l'indifferenza del mondo

Papa Francesco, cosa ha davvero detto sull'accanimento terapeutico

Nessuna cura sproporzionata. Il paziente deve scegliere, in dialogo con i medici. È l'autodeterminazione prevista dal ddl sul biotestamento fermo in Senato

Commenti