1978, l'anno dei tre papi

Quarant'anni fa, in 53 giorni, si succedono tre pontefici alla guida della Chiesa cambiandone il volto e aprendola al mondo sulle spinte innovatrici del Concilio Vaticano II e avviandola verso il terzo Millennio

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Papa Giovanni Paolo I, Roma, San Pietro, 29 settembre 1978 – Credits: Keystone/Hulton Archive/Getty Images

Orazio La Rocca

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Tre papi in un solo anno, precisamente in 71 giorni. 
È quanto la Chiesa cattolica vive nel 1978, quando al suo vertice la Navicella di Pietro colpita al cuore per ben due volte nel breve giro di 53 giorni — con le morti di Paolo VI (Giovanni Battista Montini) del 6 agosto e di Giovanni Paolo I (Albino Luciani) la notte del 28 settembre — , sembra traballare paurosamente sotto i colpi di un destino avverso che, per di più, vede ascendere al Soglio un papa non italiano, il polacco Giovanni Paolo II, dopo oltre 4 secoli e mezzo, con tutte le incognite legate ad una “novità” a cui onestamente nessuno era preparato. 

Vicende storiche di cui ricorre il quarantennale iniziato con la celebrazione della scomparsa di Montini definito da papa Francesco nell’omelia alla Messa di suffragio “il Papa della modernità”.

Il 1978, dunque, passa alla storia come l’anno in cui tre pontefici tra gioie e dolori, sorprese e interrogativi cambiano il volto della Chiesa aprendola al mondo sulle spinte innovatrici del Concilio Vaticano II ed avviandola verso il terzo Millennio. 

Succede quando dopo la morte di Paolo VI vengono eletti il 26 agosto Giovanni Paolo I (Albino Luciani) che muore dopo 33 giorni, e il 16 ottobre Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla), il primo papa di un Paese dell’Est a regime comunista. Un anno — il 1978 — in cui la Chiesa, pur colpita da uno shock tremendo trova la forza di rialzarsi e riprendere il cammino attraverso giorni contrassegnati anche da momenti altrettanto drammatici e dolorosi come l’esplosione del terrorismo culminato col sequestro di Aldo Moro e l’assassinio della sua scorta del 16 marzo e l’uccisione dello stesso Moro il 9 maggio, lo stesso giorno in cui la mafia ammazza a Palermo il giornalista Peppino Impastato, uno dei tanti martiri di Cosa Nostra caduti solo per aver fatto il proprio dovere di denunziare il male con la scrittura.

I TRE PAPI DEL 1978, UN ANNO DI TRAGEDIE

Dodici mesi archiviati col prezzo più alto pagato al terrorismo rosso e nero, iniziato il 7 gennaio con la strage di Acca Larentia a Roma con l’uccisione di tre giovani missini da parte di militanti armati comunisti, ma che anche a livello internazionale vengono macchiati di sangue con l’invasione del Libano dell’esercito israeliano il 14 marzo, una delle tante guerre nella martoriata Terra Santa che ancora oggi non riesce a trovare pace e felice convivenza tra le popolazioni dell’intera area. 

Un anno che in Italia anche a livello politico si vivono momenti di altissima tensione con le dimissioni del presidente della Repubblica Giovanni Leone, travolto dallo scandalo Lockheed da cui poi uscirà assolto, e sostituito per la prima volta da un partigiano, il socialista Sandro Pertini, che da non credente allaccerà una fraterna amicizia con papa Wojtyla, contribuendo entrambi, ciascuno secondo le proprie competenze, alla ricostruzione (morale, sociale e politica) del Paese.

SHOCK SALUTARE PER LA CHIESA

Appare del tutto naturale, quindi, parlare del 1978 come l’anno in cui la Chiesa, malgrado la non felice cornice in cui il Paese è costretto a vivere, viene colpita da un salutare choc che anche 40 anni dopo continua a suscitare interesse, domande, curiosità, voglia di capire come ho tentato di mettere a fuoco nel libro “L’Anno dei Tre papi” (Edizioni S.Paolo). 

Un momento epocale per la cattolicità e per il mondo intero su cui ancora c’è tanto da scoprire e da capire, anche se è indiscutibile che l’opera riformatrice di Montini, Luciani e Wojtyla — benché diversi per carattere, cultura, stili, origini familiari, sensibilità pastorali — , parte dalla stessa base ispiratrice nel Concilio Vaticano II . 

Tre papi-padri che, con i loro sguardi, con i loro sentimenti, con la loro passione pastorale in momenti difficili per la Chiesa e per la società intera, ci hanno trasmesso l’importanza di “essere sempre in cammino…” e la consapevolezza “di aver bisogno di incontrare sempre nuovamente il Signore sulla nostra strada…”, ricorda il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin.

Sentimenti che non a caso nel anni successivi animeranno l’opera pastorale di Benedetto XVI e di papa Francesco, pur di fronte ad attacchi, critiche e resistenze che, dentro e fuori le Sacre Mura, hanno tentato (con Ratzinger) e stanno tentando (con Bergoglio) di frenare la ventata riformatrice conciliare per aprire la Chiesa al mondo contemporaneo nel rispetto della Tradizione evangelica.

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