Cronaca

1 milione di euro: il tesoro del giudice Saguto e degli amministratori giudiziari

Dopo l'inchiesta sulla gestione scandalo dei beni sequestrati a Palermo, oggi il sequestro di patrimoni al giudice Saguto e agli amministratori giudiziari

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Carmelo Caruso

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Quasi 1 milione di euro. È questa la somma che il Nucleo di Polizia Tributaria di Palermo, su disposizione della procura di Caltanissetta, ha sequestrato all’ex presidente della sezione misura di prevenzione di Palermo, Silvana Saguto, e agli amministratori giudiziari a lei vicini; tra questi Gaetano Cappellano Seminara, considerato il principe delle amministrazioni giudiziarie. Insomma, per anni li ha sequestrati ma adesso ad essere sequestrati sono i suoi.

Protagonista dell’inchiesta - sempre della procura nissena, che un anno fa aveva scoperchiato la gestione scandalo dei beni sequestrati a imprenditori considerati vicini a Cosa Nostra - oggi per il giudice è avvenuto il contrappasso.

Ad essere sequestrati oggi sono stati non solo i beni dell’ex giudice ma anche quelli di ex amministratori giudiziari come Gaetano Cappellano Seminara, Carmelo Provenzano (professore universitario che secondo l’inchiesta avrebbe scritto la laurea del figlio della Saguto) Maria Ingrao, Roberto Nicola Santangelo, Walter Virga (figlio del giudice Tommaso Virga, ex componente del Csm e anche lui indagato nelle maglie dell’indagine nissena) e Luca Nivarra.

“Un anno di lavoro. Un vero e proprio labirinto di conti correnti, quote societarie e beni immobili. Oggi abbiamo trovato l’entrata e anche l’uscita di questo labirinto. La somma scoperta è pari a 900 mila euro” dice il colonnello della Guardia di Finanza che guida il Nucleo di Polizia Tributaria, Francesco Mazzotta, che sin dall’apertura dell’inchiesta ha setacciato e studiato numeri e gestione dei beni sequestrati dall’ex giudice.

La notizia arriva dopo la svolta impressa dal tribunale di Palermo e che riguarda la sezione misure di prevenzione. A Palermo, infatti, un giudice aveva già ribaltato le decisioni di un altro giudice.

A colpi di revoca sono caduti in questi mesi, uno dopo l'altro, i decreti di sequestro che il giudice Saguto aveva disposto e che il nuovo presidente della sezione misure di prevenzione, Giacomo Montalbano, ha smontato. Assegnati in maniera arbitraria, affidati ad amministratori giudiziari sottomessi alla Saguto stessa, i beni di numerosi imprenditori erano stati paralizzati per anni.

Va ricordato che l'inchiesta ha portato all'allontanamento da Palermo di 2 magistrati e al collocamento fuori ruolo della Saguto stessa, indagata per concussione, corruzione e sotto procedimento disciplinare per volere del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, che proprio pochi giorni fa ne ha elencato gli illeciti al procuratore generale di Cassazione e al Csm.

Prima del sequestro di oggi, dunque, a rottamare gli atti della Saguto ci aveva pensato il nuovo presidente della sezione misure di prevenzione e il suo collegio. L'ultimo provvedimento, il più eclatante, risale al 24 settembre e ha sancito la restituzione di un patrimonio del valore di 200 milioni di euro all'ingegnere Vincenzo Rizzacasa, imprenditore a capo dell'Aedilia Venusta e prima del sequestro figura di spicco di Confindustria Palermo, oggi assolto da qualsiasi accusa che lo avvicini a Cosa Nostra. Il gruppo Rizzacasa, prima del sequestro avvenuto nel 2010, dichiarava un imponibile di 60 milioni di euro l’anno. Dopo l’amministrazione giudiziaria l’ultimo bilancio presentato è stato di 600 mila euro.

Ma Rizzacasa è solo l’ultimo. Nei mesi scorsi stessa sorte è toccata ai beni (circa 800 milioni di euro) di Giuseppe Acanto, imprenditore ed ex deputato; a Giuseppe Corradengo, proprietario di società leader nel settore delle coibentazioni navali; al gruppo Ponte, alla guida, prima del sequestro, di tre grandi alberghi nel centro del capoluogo siciliano. 


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