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Corea del Nord: Shin si racconta

Dopo la fuga da uno dei peggiori campi lager della Corea del Nord e la pubblicazione del suo libro, Shin continua la sua battaglia

Trasmettere al mondo ciò che lui ha vissuto e che altri ancora vivono. Cercare di scuotere le coscienze dei potenti per far sì che un regime, come quello della Corea del Nord, possa finire.

E scuotere i nordcoreani perché riescano a capire che esiste un mondo al di fuori del loro, dove la gente vive, pensa, ride in libertà. Senza costrizioni o paure che li relegano a una vita di stenti, di soprusi, di minacce, di ignoranza.
Questa la missione di Shin Dong-hyuk che ha raccontato nel libro "Fuga dal campo 14” (Codice edizioni) le condizioni disumane dei campi lager in Corea del Nord.
La sua è una storia agghiacciante, fatta di sofferenze e privazioni di qualsiasi genere. In primis del diritto di essere umano: in questi campi l'annientamento fisico delle persone si accompagna a quello dell'anima. 

Shin cerca disperatamente di smuovere le coscienze dei nordcoreani che, al momento, ignorano ci possa essere una vita diversa. Non si pongono neanche il problema: anzi, rifiutano qualsiasi contatto con l'esterno e tirano avanti, assopiti da anni di dittature e propaganza a opera della famiglia Kim. Una sorta di grande fratello che obbliga i cittadini a seguire le proprie regole: pena, la reclusione nei campi lager.
"La dittatura in Corea del Nord esiste grazie alla minaccia dei campi di prigionia”, come racconta Shin, "Tutti i nordcoreani li conoscono e li temono”.
In questi anni Shin ha cercato di far conoscere al suo popolo la realtà che esiste al di fuori dei loro confini introducendo clandestinamente, libri e video. "Ma sono loro stessi a rifiutarli”, spiega Shin "Hanno paura e preferiscono sottomettersi al regime della famiglia Kim".

Corea del Nord: il racconto di Shin Dong-hyuk

Shin ha anche raccontato che, dopo la sua fuga, riceve in continuazione minacce da parte del regime della Corea del Nord. L'ultima è stata devastante: gli è stato consegnato un video dove il protagonista era suo padre (ancora rinchiuso nel campo 14). Nel filmato si rivolge a lui, raccontandogli ciò che sta subendo per colpa sua. E lo prega di ritornare indietro.

Shin pensava che lo avessero giustiziato dopo che lui era riuscito a fuggire: invece no, lo stanno torturando e lo tengono in vita per ricattarlo. 
Alla domanda del perché la sua famiglia fosse stata rinchiusa in quel campo, Shin racconta che qualcuno della sua famiglia aveva commesso un reato o era fuggito dalla Corea del Nord: da allora tutti i componenti restanti (contando tre generazioni) erano stati rinchiusi nel campo 14. Ma non è mai stato davvero chiaro, nè a lui nè ai suoi genitori, il vero motivo per cui si trovavano lì.

Mentre parla Shin usa un tono di voce calmo quasi distaccato, ma oggi i suoi occhi sono diversi rispetto a un anno fa. Da pochi mesi si è sposato e ha iniziato a provare delle emozioni: prima non sapeva neanche cosa volessero dire. Oggi ha accanto una persona che gli ha insegnato ad amare e ha risvegliato in lui la speranza di poter essere felice, costruendo una famiglia con lei.

Il suo più grande sogno è che il popolo nordcoreano possa un domani trovare la libertà, ma da solo non può farcela. Per questo lui continuerà a parlare di ciò che avviene in Corea del Nord perché il mondo non resti a guardare ma inizi ad agire: "Tutti continuano a parlare delle atrocità dei lager nazisti. Ma nessuno agisce contro la Corea del Nord che, questi lager, li ha ancora oggi. Perchè?”.

Già. Perché?

Marina Jonna
Shin affiancato dalla moglie che traduce per lui
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