Al voto, al voto
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Al voto, al voto

L'irresponsabilità di Bersani porta l'Italia dritta dritta alle urne - la giornata politica su Twitter - le pagelle delle consultazioni - le "facce" del Quirinale -

Al voto, al voto. Il presidente del Consiglio pre-incaricato e congelato Pier Luigi Bersani non è neppure salito al Colle per la tornata di consultazioni decisive con il presidente Napolitano. È andato il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, costretto nonostante la sua moderazione “costituzionale” a dire che purtroppo gli altri partiti hanno detto “no” al coinvolgimento in quello che Letta stesso chiama “un percorso per il cambiamento”, che in soldoni significa un governo del Pd a guida Bersani con i voti degli altri: pretesa un pizzico stalinista. Nonostante la drammatica crisi economica, nonostante l’esempio di grandi democrazie occidentali come la Germania e la Gran Bretagna, con i loro esecutivi di coalizione e di larghe intese, il centrosinistra di Bersani e Vendola si è ostinato fino all’ultimo a dire “no” al cosiddetto “governissimo”, un governo politico di coalizione nel quale tutte le forze politiche responsabili (tradotto, quelle che ci vogliono stare) si assumano l’onere di governare per realizzare subito le cose che servono: provvedimenti per uscire dalla crisi, per innescare la crescita, per trattare in Europa con un premier espressione di una maggioranza stabile, per rassicurare i mercati con una prospettiva di durata…

Il Pd ha detto no, no e no. Ha detto no al Pdl e a Scelta Civica. Ha detto no allo stesso presidente Napolitano. Un “no” che porta dritto al voto ai primi di luglio oppure a ottobre, a seconda che si riesca o no a fare il tagliando alla legge elettorale. Berlusconi e il Pdl (questo va detto) hanno dato prova di senso dello Stato, assenza di paraocchi ideologici o pregiudizi personali. Mentre dallo staff ristretto di Bersani nei giorni scorsi è stata addirittura avallata l’ipotesi di un voto in Parlamento per la ineleggibilità e decadenza di Berlusconi da parlamentare, il Cavaliere ha ribadito di esser disponibile finanche a un governo guidato da Bersani, purché politico e di coalizione, frutto dell’impegno responsabile di tutti tranne i grillini, che insistono nel voler governare loro in quanto “parti sociali” e portavoce dei cittadini, o a lasciare l’Italia senza governo perché tanto c’è il Parlamento per fare le leggi (la fantasia al potere).

La dirigenza e, a quanto pare, la base del centrosinistra hanno mostrato di avere una “impresentabile” incapacità e incultura di governo. Non a caso tutti i sondaggi premiano il centrodestra, che in pochi giorni ha scavalcato il centrosinistra e se si votasse oggi vincerebbe le elezioni. Che Napolitano dopo la “pausa di riflessione” che si è preso riesca o no a promuovere e far passare un “governo di scopo del Presidente” per fare la legge elettorale e traghettare (in politichese) la legislatura verso le urne affidando il timone alla Cancellieri (ministro dell’Interno) o a Saccomanni (governatore della Banca d’Italia), tutto è comunque da rifare.

Bersani e il Pd devono assumersi la responsabilità di aver mandato all’aria il banco. Aver rovesciato il tavolo da gioco. Aver condannato l’Italia a un calvario che alla fine ci avrà fatto perdere almeno un anno. D’ora in poi, chiunque sostenga che “impresentabile” è il centrodestra, i suoi leader, il suo “popolo”, meriterà, per dirla in modo giovanilmente grillino, un bel “Vaffa”.    

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