Commissione europea: qualche settimana per un accordo sul nuovo presidente
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Commissione europea: qualche settimana per un accordo sul nuovo presidente
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Commissione europea: qualche settimana per un accordo sul nuovo presidente

Herman Van Rompuy ha il mandato per negoziare con i gruppi politici. Intanto Renzi si prepara a giocare le carte dell'Italia nelle istituzioni dell'Unione

I governi dell'Unione europea hanno dato mandato al presidente Herman Van Rompuy per negoziare con i gruppi politici del Parlamento la candidatura del presidente della Commissione europea.

Un accordo non arriverà che tra qualche settimana: l'obiettivo è chiudere il negoziato entro fine giugno. I capi di Stato e di Governo non parlano di negoziato ma di "consultazioni": secondo il Trattato Ue l'indicazione del presidente della Commissione spetta al Consiglio, mentre il Parlamento entra in gioco solo nel momento del voto di approvazione o bocciatura. I governi però devono tenere conto del risultato elettorale.

Le 'famiglie' politiche europee hanno indicato i loro candidati prima del voto e hanno deciso di dare a oro volta un 'mandato' a Jean Claude Juncker (Ppe) di trovare una maggioranza parlamentare. I capi di Stato e di Governo hanno preso tempo. La cancelliera tedesca angela Merkel ha dichiarato che "è troppo presto per decidere".

Il presidente francese Francois Hollande ha indicato che se Juncker non dovesse trovare una maggioranza in Parlamento la 'palla' dovrebbe passare a Martin Schulz, che era stato indicato dal Pse prima del voto. Una serie di governi ha già respinto le candidature parlamentari, cioè Juncker: Regno Unito, Svezia, Ungheria.
Altri non vogliono accettare l'indicazione dei gruppi politici perchè il ruolo centrale del Consiglio ne risulterebbe menomato. Difficile raggiungere l'equilibrio senza creare un precedente politico che può cambiare la natura delle relazioni tra le due istituzioni europee.

Il risultato del voto spinge molti governi a indurire la loro posizione per dimostrare all'elettorato euroscettico, eurofobico e nazionalista di essere in grado di imporre le proprie visioni a discapito delle istituzioni europee; d'altra parte il Parlamento ha la legittimazione del voto diretto degli stessi cittadini. Il premier Matteo Renzi sfrutterà la forte posizione personale e politica guadagnata con il voto. Prima i contenuti delle politiche europee poi i nomi e' la sua linea.

Sotto traccia si comincia a trattare anche sui nomi italiani. Dal governo filtra l'indicazione: e' tutto aperto, nessun posto di rilievo nelle istituzioni europee e' tabu'.

Non a caso Renzi ieri sera ha detto di rappresentare "uno dei più grandi paesi delle Ue" con l'aggiunta di essere a capo di un partito che ha preso "il maggior numero di voti in assoluto, un risultato significativo che ha sconfitto il populismo" che riflette la richiesta di "cambiare l'Europa". In questi ultimi giorni è stata fatta circolare l'idea che l'Italia punterebbe alla presidenza dell'Eurogruppo (che a Bruxelles veniva data quasi per certa alla Spagna), al posto di "ministro" degli esteri o a un altro ruolo di peso in Commissione (agricoltura, commercio, affari economici).

A novembre scade il mandato di Van Rompuy alla presidenza Ue e non si esclude neppure l'interesse per quella carica (un ex premier pd in circolazione è Enrico Letta ed ex premier e' Massimo D'Alema).

Secondo la tradizione comunitaria, più' circolano i nomi e più' sale la confusione.

È per esempio altamente improbabile che siano italiani contemporaneamente il presidente della Bce e il presidente dell'Eurogruppo oppure il commissario agli affari economici.

Nel gioco dei posti va tenuto presente che se Juncker non diventera' presidente della Commissione dovra' essere spostato su un'altra carica e la piu' probabile sarebbe la presidenza della Ue.

Poi c'e' Martin Schulz per il quale si vociferano le ipotesi di commissario agli affari economici o "ministro" degli esteri. Il governo italiano dovra' provvedere alla sostituzione di Antonio Tajani alla Commissione dato che l'attuale commissario all'industria optera' per il Parlamento europeo (per Forza Italia).

Entro giugno Tajani lo comunicherà a Jose' Barroso. Due le ipotesi: o il suo portafoglio viene assunto da un altro commissario in carica o il governo decide di sostituirlo, a quel punto il commissario entrante per le ultime battute della Commissione Barroso sarebbe lo stesso commissario che l'Italia schiererà' per la nuova legislatura. Infine la guida del gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici (Pse): il gruppo italiano e' quello che ha piu' membri e circola con insistenza il nome di Gianni Pittella per la presidenza (questa carica pero' non fa parte della rosa dei posti istituzionali sui quali trattato i governi). 

LE POLTRONE CHIAVE
È una partita complessa quella che si giocherà nelle prossime settimane nelle istituzioni europee. Una partita dove la composizione e la ricomposizione dei gruppi parlamentari europei, assai più divisi politicamente al proprio interno di quanto non dicano i freddi numeri, potrebbe far emergere candidati diversi da quelli inizialmente programmati o che partono in pole position. Una partita dove giocheranno un ruolo chiave,  ça va sans dire, lo giocano anche i governi e gli interessi nazionali, oltre che le antipatie personali (per dirne una: Merkel e Berlusconi guidano forze entrambe del Ppe) al di là delle diverse famiglie di appartanenza. Ma quali sono e quali funzioni svolgeranno coloro che si ritroveranno a occupare le poltrone più alte d'Europa?

Presidente della Commissione europea. Il prossimo presidente, scaduto il mandato del portoghese Barroso, sarà eletto nei prossimi mesi dai capi di Stato e di governo dei Paesi Ue, con l'approvazione del Parlamento, che però spinge affinché il ruo ruolo non sia relegato solo a quello di ratificare una decisione presa altrove. Vuole contare di più. Il presidente - una sorta di premier europeo - partecipa alle riunioni del G8, è la guida politica della Commissione,  coordina il lavoro dei Ministri-Commissari, tra cui quelli più più importanti - ancora da stabilire - sono quelli che guideranno il Dicastero degli Affari Economici (oggi è Oli Rehn), Concorrenza (Almunia), Alto rappresentante degli Affari Esteri (Catherin Ashton). La battaglia è aperta e il ruolo del governo italiano è uscito rafforzato dal voto.

Presidente dell'europarlamento. Per consuetudine popolari e socialisti, i due gruppi maggioritari, si dividono a metà la presidente. Attualmente è il socialista Martin Schulz. Vigila sulle attività parlamentari, garantisce il rispetto del regolamento, dichiara l'adozione del bilancio.

Presidente del Consiglio dei governi. Il presidente uscente è Herman Van Rompuy. Il prossimo presidente sarà scelto dai leader nazionali in autunno. Presiede il Consiglio europeo, garantendone la continuità dei lavori, presentando una relazione all'Europarlamento ogni anno. Il Consiglio europeo ha una duplice funzione: definire gli orientamenti e le priorità politiche generali dell'UE e gestire questioni complesse o delicate che non possono essere risolte a livello di cooperazione intergovernativa. Sebbene influenzi l'agenda politica dell'UE, non può approvare atti legislativi. È composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri, dal presidente della Commissione e dal Presidente del Consiglio europeo stesso, che presiede le sessioni.

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