Chi ha ordinato lo sciagurato "sì" dell'Italia sulla Palestina
Chi ha ordinato lo sciagurato "sì" dell'Italia sulla Palestina
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Chi ha ordinato lo sciagurato "sì" dell'Italia sulla Palestina

La nostra politica  estera è stata ribaltata, tradendo la collocazione euro-atlantica e l'equidistanza in Medio Oriente

Dove sono i tecnici? E dov’è il centrodestra? Chi è che dirige la politica estera italiana? È il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che stando a certi retroscena giornalistici sarebbe il vero ispiratore della sciagurata scelta italiana di dire “sì” al riconoscimento dello “Stato osservatore” dell’Anp, l’Autorità nazionale palestinese, alle Nazioni Unite? O forse Pier Luigi Bersani, che in televisione, duellando con Matteo Renzi, aveva reclamato quel “sì” ignobile? O, ancora, visto che palesemente Bersani di politica estera ne sa meno di Vendola e Beppe Grillo messi insieme, chi decide è quel Massimo D’Alema “rottamato” ma tuttora evidentemente attivo e influente, quel Massimo D’Alema che da vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri in anni lontani si schierò con Hamas, organizzazione terroristica, e vistosamente andava a braccetto con la fazione filo-iraniana Hezbollah in Libano

Dov’è quella parte più avveduta ed equilibrata del centrosinistra che si riconosce in Walter Veltroni e oggi in Matteo Renzi? Con quale faccia i veltroniani e i renziani continueranno a presentarsi in piazza e a parlare a sostegno di Israele? Perché il centrodestra non si è fatto sentire prima del voto all’Onu, rimarcando la forza maggioritaria nel Parlamento che sostiene Monti? Quali sono state, e quante, le pressioni sul ministro degli Esteri, Giulio Terzi, già ambasciatore in Israele e negli Stati Uniti, convinto atlantista, costretto a rifugiarsi nelle cosiddette “norme di linguaggio” della Farnesina dettate da altri (chi?), contro la propria stessa coscienza?

Il “sì” dell’Italia ad Abu Mazen, leader dell’Anp, allontana la pace in Medio Oriente ed è profondamente sbagliato per molte ragioni, fra cui:

1) È una forzatura unilaterale palestinese, non concordata con Israele e non inserita nel contesto di un negoziato in corso fra le parti. La pace può venire solo da colloqui diretti tra Israele e i palestinesi, mentre qualsiasi intervento unilaterale avallato da organismi multilaterali avrà l’effetto di irrigidire le posizioni di Israele, ferito nel suo senso di vulnerabilità già provato da anni di razzi lanciati dalla Striscia di Gaza, e degli stessi palestinesi illusi ancora una volta dai loro leader circa gli effetti concreti del riconoscimento dello status di “Stato”, palestinesi che dovranno fare i conti con una realtà quotidiana nella quale nulla è o sarà cambiato davvero.

2) Si è creata una spaccatura in Occidente tra il mondo atlantico e quello europeo-mediterraneo. L’Europa stessa si è disintegrata. Non è vero che esiste una posizione europeista per il “si” e a favore di Abu Mazen. La linea europea non è “esterna” all’Italia, ma l’Italia è (o è stata, fino a questa decisione assurda e vergognosa) protagonista nel definire la “linea europea”. La Germania, politicamente e anche economicamente, ha presto il nostro posto nei confronti di Israele. La prossima settimana, non a caso, Netanyahu sarà a Berlino. E lo stesso vale per i nostri rapporti con l’America di Obama che ha dimostrato ancora una volta di essere il miglior alleato di Israele nel mondo.

3) L’Italia non conta più nulla e non può più far valere una sua capacità di mediazione nel conflitto mediorientale, non è più il miglior amico di Israele in Europa (insieme a Germania e Gran Bretagna) in grado di portare nel negoziato il valore aggiunto di questa amicizia e di un rapporto permanente di vicinanza con il mondo arabo e islamico (che non coincide esattamente con quello palestinese).

4) D’ora in poi l’Autorità nazionale palestinese cercherà di farsi valere, in quanto Stato anche se “non membro” dell’ONU, per utilizzare il vasto consenso di cui gode nel mondo ex non allineato, nel terzo mondo e nel mondo arabo-islamico, per mettere sotto accusa Israele in tutte le sedi possibili. In questo modo, di fatto, si rischia persino di mettere Israele sullo stesso piano dei veri Stati canaglia, come l’Iran. Mentre Israele siamo noi. L’Europa. La democrazia. La libertà.

5) Il “sì” alla Palestina nasconde anche una parte consistente di anti-semitismo strisciante, persistente, diffuso, che alligna in Europa a cominciare dalla Francia, e che attraversa segmenti importanti del Vaticano, della sinistra e dell’estrema destra in Italia.

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