Che fine farà il chavismo dopo Chavez?
Che fine farà il chavismo dopo Chavez?
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Che fine farà il chavismo dopo Chavez?

Il rapporto con Cuba e l'Iran, ma non solo. L'ex vice del Caudillo, Maduro, è chiamato a breve a prendere decisioni chiave per il futuro del Paese. La gallery , il rapporto con Obama e l'approfondimento

Per Lookout news

Chi influenza di più il Venezuela e cosa voleva significare il vicepresidente Nicolas Maduro con quell’accusa al vetriolo (non è un gioco di parole) lanciata a poche ore dalla morte di Hugo Chavez? In queste ore di caos, non vi è certezza alcuna all’interno de La Casona,  la residenza presidenziale venezuelana. Possiamo solo osservare che in  gioco c’è il futuro del Venezuela, di una buona fetta di America Latina e dei rapporti internazionali su cui il chavismo ha costruito il proprio presente. A cominciare da Cuba per finire con l’Iran.

Il rapporto con Cuba
L’influenza dei cubani su Chavez è solo la punta dell’iceberg di un rapporto speciale tra i due  Paesi. Un fitto elenco di accordi economici e investimenti strategici  tiene avvinghiati i destini di Cuba al Venezuela, un rapporto definito  principalmente dallo scambio di petrolio. L’Avana riceve da Caracas i  due terzi della sua domanda di greggio, offrendo come contropartita  aiuti in campo medico, insegnanti, servizi in materia sportiva,  informatica, agricola e di sicurezza. Il Venezuela vende infatti ai cugini il petrolio a prezzi molto vantaggiosi e,  recentemente, ha anche investito per il recupero di una raffineria a  Santiago di Cuba e per la costruzione di un nuovo centro a Matanzas. È facile dunque immaginare l’apprensione cubana per il dopo Chavez.

Non solo: tanto per chiarire quanto stretti siano i legami tra la Cuba di Castro e la dirigenza venezuelana, si può citare l’ex ufficiale CIA, Brian Latell. La sua fonte cubana, Florentino Aspillaga (ufficiale pluridecorato della Direzione generale dei servizi segreti cubani, che disertò nel 1987) affermò che Hugo Chavez del  Venezuela e suo fratello Adan erano stati reclutati da anni  dall’intelligence cubana e che tuttora i servizi segreti venezuelani  oggi operano in aggiunta al DGI.

L’amicizia con l’Iran
Una notevole fonte di  preoccupazione per la Casa Bianca, questa, che si estende fino alla  questione nucleare. No, stavolta non c’entrano i missili a Cuba ma il  rapporto diretto tra il Venezuela e l’Iran. Washington è sicura che  l’Iran stia cercando di finanziare i propri piani nucleari attraverso  l’acquisto di banche direttamente in Sud America, il che gli  permetterebbe di mettere le mani con maggiore facilità sulle preziose  fonti di rifornimento di uranio. In questa partita, la spalla preferita  di Ahmadinejad è stata fino a ieri pomeriggio, quella offerta da Hugo Chavez.  Che, a sua svolta, sfruttava il canale iraniano per investire  sull’avviamento di un proprio programma nucleare (ovviamene, solo ed  esclusivamente a scopi pacifici).

Qui la questione si allarga e si complica: secondo Washington,  infatti, per raggiungere i propri obiettivi economici, l’Iran  appoggerebbe non solo movimenti di sinistra latinoamericani ma anche  gruppi terroristici attivi in tutta la regione. Dubbi erano già sorti  qualche mese fa, quando la compagnia aerea di bandiera iraniana inaugurò  la tratta Teheran-Caracas via Damasco.

Le prospettive del Venezuela
Adesso, per il Venezuela, è il momento di chiedersi se il chavismo sopravviverà a Chavez: tradizionalmente i movimenti politici a forte  impronta carismatica, con la perdita del leader tendono a sfarinarsi,  anche se hanno costituito una solida struttura. Prendendo le ultime  elezioni (Chavez aveva il 62% nel 2006 mentre nel 2012 ha preso solo il  54%, non proprio un plebiscito) è chiaro che neanche il suo deflino,  Nicolas Maduro - indicato come suo successore in punto di morte -  impedirà uno sfarinamento progressivo del chavismo, se non imprimerà una  svolta al movimento venezuelano, in particolare nel settore economico.

Maduro non è un novellino: ha contribuito a lanciare la volata di  Chavez verso la vittoria alle presidenziali già nel 1999, ha partecipato  alla scrittura della nuova Costituzione del Venezuela, è divenuto  presidente del parlamento nel 2005 e nel 2006 ed è stato poi nominato  ministro degli Affari Esteri. In questi sei anni di mandato, ha portato a  buon esito vari accordi bilaterali con Cina, Russia e Iran,  premurandosi di tenere il Venezuela a debita distanza dagli Stati  Uniti.

Adesso, lo aspetta la Costituzione che lui ha contribuito a redigere:  l’8 dicembre, dopo l’annuncio della partenza per Cuba di Chavez, Maduro  ha assunto formalmente la presidenza, ma il suo mandato non può andare  oltre un periodo massimo di novanta giorni. Visto che si vota fra un  mese esatto, Maduro deve scegliere in poco tempo se aprire a banche e  fondi di investimento internazionali - come spera il Financial Times - o  tenere la linea dura tipica del chavismo, considerato anche che il  caudillo Chavez aveva sistemato nei gangli vitali dell’amministrazione  dello Stato, della polizia e delle forze armate (nonché dei servizi  segreti) i suoi fedelissimi. I quali non avranno certo alcun interesse a  cedere il potere né all’America né ai centristi di Capriles.

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