Il dopo Chavez? Passa da Cuba
(Credits: JUAN BARRETO AFP)
Il dopo Chavez? Passa da Cuba
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Il dopo Chavez? Passa da Cuba

Cosa succederà con il successore del leader venezuelano (in fin di vita)

di Luciano Tirinnanzi - (per LookOut news )

Maduro in spagnolo significa letteralmente “maturo”. E, proprio come vuole il suo cognome, il vice presidente Nicolas Maduro è pronto alla difficile successione del caudillo Chavez

È una questione delicata la salute personale, ma non abbastanza per tenere in sospeso un intero Paese. È ciò che sostengono gli oppositori al regime chavista del Venezuela, dove le condizioni del presidente Hugo Chavez stanno condizionando ogni ragionamento sul futuro e hanno di fatto cristallizzato la situazione politico-economica. Anche perché la segretezza e il riserbo sulla questione sono totali. Solo ieri, nella capitale Caracas hanno sfilato centinaia di studenti e semplici cittadini venezuelani, chiedendo al governo tutta la verità sul loro presidente. “Dicci la verità!” e “Smettila di mentire!” erano i manifesti più gettonati dai dimostranti e rivolti in particolare al vice presidente Nicolas Maduro.

Il perché è molto chiaro. Il Venezuela ha conosciuto un solo leader indiscusso negli ultimi 14 anni. Hugo Chavez è stato infatti il protagonista di quella che egli riteneva la diretta prosecuzione della rivoluzione bolivariana, dunque di stampo socialista e improntata a smarcare il Venezuela dalle influenze statunitensi, soprattutto in materia economica, in favore di diversi equilibri che fondano sul nazionalismo la spinta propulsiva in ogni sfera e ambito.

Lo stato dell’arte ad oggi è il seguente: le autorità affermano che il presidente, dopo il ritorno da Cuba, si trova ora a lottare per la vita in un ospedale militare a Caracas, sta respirando attraverso un tubo tracheale, è sottoposto a chemioterapia ed è incapace di parlare, motivo per cui comunica soprattutto attraverso la scrittura. Il vice presidente Maduro si è infuriato, nel fine settimana, per le irriverenti segnalazioni dei media locali che speculano sulla salute del presidente, sostenendo addirittura che possa essere già morto.

Ad ogni modo, se avessero ragione i suoi detrattori e Hugo Chavez dovesse passare a miglior vita, il voto si terrebbe entro i trenta giorni successivi ai funerali e vedrebbe la contrapposizione tra lo stesso Maduro e il leader dell’opposizione Henrique Capriles Radonski, già governatore dello stato di Miranda e leader di Primero Justicia (Prima la Giustizia), ovvero il partito di opposizione che si dichiara centrista.

- Lo scenario elettorale post Chavez

Nel probabile scenario di un voto post-Chavez, stando alle ultime elezioni Henrique Capriles porterebbe in dote al partito Primero Justicia quasi il 45% dei voti totali del Venezuela, contro il 54% ottenuto da Chavez nell’ottobre scorso. Ma oggi Hugo non può più correre e verosimilmente questo è per Capriles l’unico spazio di manovra possibile per tentare di vincere. Il leader dell’opposizione certo sconterebbe il momento particolare di una nazione commossa e sconvolta per la dipartita del suo leader carismatico, fatto che nelle urne potrebbe portare qualche punto in più ai chavisti di Maduro, sull’onda emotiva.

Maduro, d’altra parte, nelle urne potrebbe risentire sia della minor capacità comunicativa personale sia del silenzio rigoroso da lui tenuto sulle reali condizioni del presidente caudillo, fatto che il popolo potrebbe leggere come un tradimento. Non è un caso che, nelle ultime settimane, Maduro si stia spendendo moltissimo - e non senza fatica - per costruire un’immagine forte di sé in pubblico, partecipando a numerosissimi show televisivi. Il che dimostra praticamente che è già sceso in campagna elettorale, come lo stesso Henrique Capriles ha voluto sottolineare attraverso un tweet in rete venerdì scorso: “Maduro è in campagna elettorale, preparetevi”. Basterà agli elettori la volontà di Hugo Chavez che dal capezzale ha indicato il vice presidente come suo unico possibile successore alla guida della nazione?

- I centri di potere venezuelani

Forse, per capire meglio come potrà andare il voto, dovremmo guardare non solo ai centri di potere locali: né all’esercito bolivariano, che scalpita per accrescere il suo potere ma è fondamentalmente diviso, né al colosso petrolifero nazionale Pdvsa (già in mano ai chavisti). Dovremmo guardare soprattutto in direzione di Cuba, le cui contiguità e simpatie reciproche tra chavismo e castrismo sono rivelatrici di un rapporto privilegiato che vede l’influenza dell’isola determinante per le sorti del Venezuela. Difficilmente Cuba - che possiede maggiori capacità di sintesi di chiunque altro in America Latina - vorrà perdere il canale privilegiato con il Paese che possiede le maggiori riserve di petrolio al mondo. Ragion per cui, chi dei candidati non ascolterà Cuba, potrebbe avere dei problemi. Sarà un caso che, dopo il vertice di gennaio a L’Avana tra i fratelli Castro e Nicolas Maduro, i sigari “Cohiba Maduro 5” siano tornati di gran moda?

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