La marcia dei radicali: il 25 dicembre contro il carcere come tortura
La marcia dei radicali: il 25 dicembre contro il carcere come tortura
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La marcia dei radicali: il 25 dicembre contro il carcere come tortura

La mattina di Natale, a Roma, protesta civile contro l'emergenza carceraria: 67 mila detenuti là dove se ne potrebbero ospitare solo 40 mila

Nel 2014 saranno trascorsi 250 anni dall'uscita di un saggio fondamentale per la civiltà e per l'Occidente liberale: nel 1764 Cesare Beccaria pubblicò Dei delitti e delle pene, il primo straordinario atto d'accusa contro la pena di morte e contro la tortura. Il suo autore aveva appena 26 anni, era un funzionario dell'amministrazione austriaca in Lombardia, e anche per questo non osò firmare il libro; del resto, il saggio fu presto messo all'indice dalla Chiesa cattolica, che a quel tempo ancora sottoponeva a un assurdo e macabro processo i cadaveri dei suicidi. Eppure Beccaria riuscì, con il suo scritto, a influenzare il pensiero moderno: rese intollerabile l'idea della tortura e riuscì a imporre la sua visione a governi e parlamenti in tutta Europa.

Suona decisamente paradossale ma oggi, 250 anni dopo quella grande svolta culturale, la Corte europea dei diritti dell'uomo , la Cedu, ancora accusa l'Italia di sottoporre a tortura le persone detenute nelle sue prigioni. Due sentenze della Cedu hanno già affermato che i reclusi (in numero di 67 mila là dove la capienza regolamentare supera di poco i 40 mila) vivono in condizioni letteralmente "disumane". Il dato è ancor più grave per l'Italia, in quanto il 43% circa dei detenuti è in attesa di giudizio, laddove nel resto d'Europa la quota raramente supera il 10-15%.

Nel carcere di Busto Arsizio, uno degli istituti finiti sotto l'accusa della Cedu, i reclusi hanno a disposizione in media meno di 3 metri quadrati a testa, là dove le norme regolamentari ne prevedono almeno 7 a testa. Ma il sovraffollamento, l'abbandono, l'inumanità dei trattamenti è diffusa, vergognosa, allarmante: i suicidi all'interno delle mura delle carceri sono in netto aumento, anche fra gli agenti della polizia penitenziaria, costretti a condividere le esistenze disperate dei detenuti.

Nel 2013 i detenuti morti in carcere sono stati 99: l'ultimo lo scorso 13 dicembre a Bergamo, per infarto. Di questi, 47 si sono suicidati (23 erano stranieri) e 28 sono morti per cause ancora da accertare. Anche il Consiglio d'Europa , attraverso il suo Comitato anti tortura (Cpt), rimprovera al nostro paese "un livello importante di sovraffollamento nei penitenziari visitati".

La Corte europea dei diritti dell'uomo, con l'ultima sentenza, ha stabilito una data-limite: il 28 maggio 2014. Se entro quel giorno non sarà stata risolta l'emergenza carceraria italiana, scatteranno pesanti sanzioni comunitarie. Il 22 novembre scorso anche la Corte Costituzionale, riferendosi alla sentenza della Cedu e alla scadenza del 28 maggio 2014, ha scritto: "È da considerare che un intervento combinato sui sistemi penale, processuale e dell’ordinamento penitenziario richiede del tempo mentre l’attuale situazione non può protrarsi ulteriormente e fa apparire necessaria la sollecita introduzione di misure specificamente mirate a farla cessare".

A battersi contro questa situazione indegna, restano i radicali italiani e una serie di organizzazioni umanitarie: la mattina del 25 dicembre, a Roma, stanno organizzando, per la terza volta, una marcia per l’amnistia, la giustizia e la libertà. La protesta partirà alle ore 10 da San Pietro (il raduno dei marciatori inizierà dalle 9.30 in Piazza Pia, all’inizio di Via della Conciliazione) per arrivare davanti alla sede del governo a Palazzo Chigi in Piazza Colonna. Durante la marcia saranno fatte soste davanti al Carcere di Regina Coeli, al ministero della Giustizia (Via Arenula), al Senato (Corso Rinascimento) e alla Camera dei deputati (Piazza Montecitorio). 

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