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Calderoli: "Ecco come sarà la nuova Lega"

Il Carroccio cambia lo statuto per inaugurare una nuova stagione politica. Ce le illustra il vicepresidente del Senato da 30 protagonista del partito oggi più longevo d'Italia

Roberto Calderoli

tempi della Lega Nord di Umberto Bossi sono ormai un ricordo, e il congresso del Carroccio del 21 dicembre lo inciderà sulla pietra, con uno stravolgimento del vecchio statuto per cedere il passo definitivo alla stagione di Matteo Salvini. A scrivere le nuove regole, come le volte precedenti, sarà il coordinatore delle segreterie nazionali e già ministro Roberto Calderoli, che Panorama incontra nella sua stanza di vicepresidente del Senato. La sua biografia è legata a doppio filo con quella del partito, infatti ha presto lasciato la carriera di chirurgo maxillo-facciale per entrare nella Lega Lombarda, di cui è diventato presidente nel 1993 e segretario nazionale poco dopo. La sua legge elettorale del 2005, il Porcellum, ha segnato la fine della Seconda repubblica.

Il suo partito è il più longevo d’Italia, nato tra 1989 e 1991. Oggi che volto ha?

La Lega con Salvini ha cambiato la linea e gli obiettivi politici, passando da partito di territorio a partito nazionale, con un’anima nazionalista, sovranista e popolare che mette al centro gli interessi concreti del cittadino, quindi pensione, lavoro, tasse, un’economia e un ruolo in Europa che venga a nostro vantaggio e non a nostro danno.

Come mai un cambio di statuto?

Perché il partito originario aveva una struttura per essere «del Nord», mentre oggi è necessaria un’evoluzione anche dell’aspetto formale e quindi dello statuto. La base su cui negli anni sono state operate modifiche non sostanziali è quella del 2002, ma lo statuto si è sempre riferito a quelle che noi chiamavamo «13 nazioni» e che si fermavano all’Umbria e alle Marche a livello territoriale. Ovviamente adesso deve esserci una Lega che riguardi tutte le regioni d’Italia ed è attorno a questa esigenza che è stato redatto il testo. 

Quale la novità?

Intanto alle «e» sarà sostituita la «i».

Cioè «Liga Nord», «Liga Lombarda»?

Senta, io non posso parlare prima del congresso, abbia pazienza. Quello che le posso dire è che si uscirà da una definizione territoriale che non comprendeva l’Italia nella sua interezza.

La Lega, quindi, che cosa diventa?

Ci sarà sempre la Lega Nord, che mantiene la sua struttura, la sua denominazione, dopodiché, dal momento che due anni fa è nata la Lega per Salvini premier, si svilupperà da un punto di vista organizzativo sul territorio.

Non è un addio alla Lega Nord, quindi?

No, l’aspetto identitario del partito continuerà a vivere. Però questo congresso è necessario perché la Lega per Salvini premier è sì un partito, ma manca l’organizzazione fisica sul territorio. Quindi avverranno due cose: da una parte la Lega Nord che modifica il suo statuto, dall’altra lo sviluppo sul territorio di tutte le articolazioni regionali della Lega per Salvini premier.

Ma le «vecchie» organizzazioni nel Nord in questi due anni le ha utilizzate il «nuovo» partito?

Sono due famiglie diverse.

Qual è l’obiettivo della nuova Lega?

Un terzo dell’elettorato è al Nord e gli  altri due terzi sono al Centro-Sud. Per questo si deve trovare una soluzione che sia in grado di dare risposte agli uni e agli altri oppure le domande restano senza risposta sia per il Settentrione che per il Meridione.

Umberto Bossi è preoccupato della metamorfosi?

Ci ha detto: «Non chiudete la Lega Nord» e noi gli abbiamo risposto che il partito continuerà a esistere e lui resterà sempre presidente a vita.     

Rispetto al passato quanto è cambiato l’approccio all’elettorato visto che ormai anche tantissimi operai vi votano?

Gli unici che si occupano della difesa dei diritti dei lavoratori, delle pensioni e degli stipendi siamo noi, quindi è ovvio che tanti si riconoscono nella Lega.

Il Censis parla di «uomo forte» che il 48 per cento degli italiani vorrebbero al potere…

A me la figura dell’uomo forte non piace. Credo piuttosto che gli italiani vogliano qualcuno che decida e che sia coerente. Matteo Salvini non è l’uomo forte, casomai l’uomo coerente e lo si è visto ad agosto quando ha detto: «Basta, stacco la spina al governo».

La mattina, la prima cosa che fa è chiamare Salvini?

Non è di certo la prima, però poi ci sentiamo via messaggio. WhatsApp no, perché non ce l’ha, e menomale, perché detesterei le note vocali.

Come lo definirebbe politicamente?

Ha quella che si dice marcia in più, l’intuizione che per arrivare da una parte servano tot sponde. E io gli preparo le sponde.   

A Salvini ora piace il proporzionale?

Lui vuole andare a votare, la legge elettorale è secondaria. Comunque io come lui sono per il modello delle Regioni, che testimonia che se non ci sono interventi esterni, come quello della magistratura, queste strutture amministrative durano in carica cinque anni, hanno maggioranze certe e governano. E questo si ottiene avendo un premio di maggioranza.

Secondo lei quando si andrà a votare?

Direi a marzo-aprile.

Come andrà in Emilia-Romagna?

Sono convinto che Lucia Borgonzoni ce la farà, i sondaggi sui candidati spesso fanno i conti senza gli osti.

Lei è preoccupato dal movimento delle Sardine?

Sembra il solito pesce, cioè la sinistra, colorato in maniera diversa. Poi sono pochi, 100 mila, massimo 150 mila, e grazie al cielo votano 60 milioni di italiani.

E la caccia ai 49 milioni di euro di rimborsi elettorali appena riaperta con le perquisizioni della Guardia di finanza, le fa paura?

Per l’amor del cielo adesso basta! Sono stufo di questa storia! Non voglio rispondere a questa domanda, se n’è parlato troppo. Noi per la responsabilità di qualcuno stiamo restituendo dei soldi a rate, per me la vicenda è chiusa lì. 

Ora qualcosa sull’uomo Calderoli…

Io vivo a tempo pieno di politica, tutte le ore del giorno, e ho la fortuna di avere una moglie (Gianna Gancia, ndr) parlamentare europea, quindi sarebbe anche difficile in casa dire «parliamo di altro».

Cosa fate nel pochissimo tempo libero insieme?

Abbiamo preso un terreno nel Monferrato con una cascina e abbiamo piantato le nocciole.

Quelle «turche» criticate da Salvini?

No, le tonde gentili del Piemonte Igp.

Sua moglie come vede questo cambiamento trainato da Salvini?

Lei, avendo fatto l’amministratore locale, è più legata alla Lega Nord, ma è bene ragionare in grande.

Vi ha presentati Bossi?

Nel 2002, quando mi ha mandato in Piemonte dove lei faceva la consigliera comunale. 

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