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Il caso Sanchez e l'autogol per Inter e Uefa

Il Manchester United nega (per ora) il cileno per l'Europa League. Non è l'unico caso di una stagione che rischia di essere falsata dal Covid

L'accordo con cui il Manchester United ha accettato di lasciare Alexis Sanchez all'Inter fino al termine della prima settimana del mese d'agosto e poi si vedrà, rappresenta per i nerazzurri una parziale vittoria ma anche la certificazione che esiste un problema di non poco conto sulla strada del finale di stagione. Sanchez, come noto, è in prestito dallo United all'Inter con gli inglesi che pagano una parte consistente del maxi stipendio da 12 milioni di euro netti e che non vedono l'ora di liberarsene definitivamente tanto che il tecnico norvegese Solskjaer l'ha definito un divano che si sposa male con il resto dell'arredamento.

A Conte il cileno serve, eccome. Lo ha avuto poco o nulla nella prima parte di campionato e Champions League dovendo scontare il brutto infortunio patito in nazionale a ottobre, ma adesso che l'ha ritrovato in una buona condizione ne sta godendo i frutti. Servirebbe come il pane da qui alla fine di agosto, Europa League compresa, ed è proprio su questo nodo che la vicenda è diventata il simbolo delle contraddizioni del calcio post Covid. Nessuno, nemmeno la Fifa con le sue raccomandazioni dopo l'estensione della stagione dopo il termine naturale del 30 giugno, può giuridicamente obbligare club e calciatori a prolungare i rispettivi accordi nei mesi di luglio e agosto.

Il Manchester United si è accollato un ulteriore mese di prestito alle vecchie condizioni, lascerà Sanchez a Milano anche per lo spareggio di Europa League contro il Getafe (6 agosto) ma poi è orientato a monetizzarlo o a riportarlo a casa. Un po' perché le necessità dell'Inter di non restare con i soli Lukaku e Lautaro Martinez mettono Marotta nelle condizioni di dover accettare il 'ricatto' avvicinando l'ipotesi di riscatto e un po' perché agli inglesi non dispiacerebbe non trovarselo davanti in Europa League, divenuta anche per lo United l'obiettivo di una stagione disgraziata. Lo stesso ragionamento è stato fatto con la Roma per Smalling.

Dunque? Tutto legittimo dal punto di vista legale, molto meno da quello sportivo. La Uefa, che è stata perfetta nella gestione dei calendari e dell'emergenza quando si è trattato di creare le condizioni per la ripartenza, ha le mani legate perché non ha competenze in materia di contratti. Però non può assistere silente a manovre di mercato che falsano il contenuto tecnico delle sue manifestazioni. Succede anche nella ricchissima Champions League, con giocatori che ad agosto non ci saranno più per scelta propria o delle società. Un caso su tutti: il celebratissimo Timo Werner in trasferimento dal Lipsia al Chelsea. Serve uno sforzo in più, da parte di tutti.

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