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Calciomercato

Caos Milan: chi decide il futuro?

Gli obiettivi stagionali a rischio, i diktat di Gazidis e la posizione di Maldini e Boban. Pioli traghettatore, ma sul prossimo progetto sportivo non c'è chiarezza

La rimonta subita nel derby contro l'Inter ha fatto deflagrare nuovamente la crisi del Milan, con l'effetto di far ripartire la giostra che si era fermata con la serie di risultati positivi. Neanche la cura Ibrahimovic ha dato i frutti sperati. E' vero che i rossoneri hanno invertito in parte la tendenza, ma la zona Champions League resta lontanissima e per entrare in Europa dalla porta di servizio servirà comunque un finale di stagione ad alto livello. Non è quello che la società e la proprietà speravano di trovare come scenario il giorno in cui hanno imbarcato Stefano Pioli abbandonando il progetto Giampaolo.

A Casa Milan si comincia a parlare, dunque, di futuro e il quadro che emerge è preoccupante perché ancora una volta sembrano esistere più anime nello stesso club. C'è quella tecnica di Boban e Maldini che ragiona sul campo, vorrebbe accelerare i tempi della risalita e ha in mente un Milan competitivo in fretta con un mix di giovani di talento e giocatori già pronti, e c'è quella amministrativa che fa capo all'amministratore delegato Gazidis, braccio operativo del fondo Elliott, attento a conti che sono disastrosi come dimostra il passivo da 272 milioni di euro negli ultimi due bilanci.

Non un buon viatico per chi dal 2016 vive in una situazione di precarietà che ha bruciato, tra closing, rivoluzioni societarie, trattative concluse o abortite, almeno tre progetti sportivi gettando al vento mezzo miliardo di investimenti sul mercato con la prospettiva di dover ricominciare da capo tutto un'altra volta. Lo stato dell'arte racconta, però, di un andatura a velocità differenti adesso che si scrivono i piani per il 2020-2021.

NUOVO ALLENATORE - Il destino di Stefano Pioli sembra segnato: o fa il miracolo di agguantare il quarto posto Champions League, o vince la Coppa Italia (ma potrebbe non bastare), oppure è destinato a diventare solo un traghettatore in attesa di consegnare il Milan a un nuovo allenatore: il nono dell'era post Allegri iniziata (va ricordato) solo nel gennaio 2014, non un secolo fa. Sul profilo del prossimo tecnico, però, si viaggia a vista.

Le cronache da Casa Milan parlano di un'area tecnica tentata dall'idea di provare a convincere proprio l'ex Allegri a prendere in mano la rifondazione puntando sulla sua esperienza e sulla voglia di prendersi qualche rivincita. Impresa non semplice, perché nel frattempo standing e stipendio di Max sono cresciuti, ma nella quale potrebbero essere decisivi i rapporti con Boban e Maldini. Gli altri nome che rimbalzano, invece, sono più simili a scelte dettate dalla volontà di riprendere il progetto del Milan dei giovani da valorizzare con un occhio più attento al risultato immediato: Rangnick o Marcelino sarebbero espressione di Gazidis e della proprietà, con i pregi ma anche i rischi che comporta affidare una fase così delicata a qualcuno che non conosce nulla dell'ambiente italiano.

DIRIGENTI E AREA TECNICA - Poi c'è il tema della dirigenza. Gazidis è stato messo nel suo ruolo dalla proprietà e sembra l'uomo forte pur non avendo ancora prodotto un cambio di passo a livello di ricavi commerciale. Boban, Maldini e Massara, invece, vengono ciclicamente 'chiacchierati' anche se hanno l'alibi di non aver potuto disegnare fino in fondo il Milan che avrebbero voluto perché bloccati dai veti di Gazidis. Visto l'impatto Ibrahimovic, ad esempio, a più di un tifoso è venuto in mente cosa sarebbe potuta essere questa squadra con un paio di innesti d'esperienza in estate.

La Gazzetta dello Sport ha svelato contatti con Giovanni Sartori, uomo mercato dell'Atalanta. Fossero veri, sarebbe la conferma che tutta la parte sportiva è sotto osservazione e che a fine anno si farà il bilancio su scelte e risultati.

RIFONDAZIONE DELLA ROSA - In ogni caso il passaggio sarà decisivo perché il Milan si appresta a vivere l'ennesima estate di rifondazione. A gennaio sono partiti a vario titolo Piatek, Suso, Reina, Rodriguez, Caldara e Borini. Un'opera certosina di taglio costi ritenuti eccessivi o inutili e di intervento su chi aveva deluso le aspettative. Il messaggio è chiaro: a giugno nessuno può sentirsi al riparo da scelte traumatiche, nelle quali peseranno anche le condizioni di bilancio.

Lo stesso Ibrahimovic non è sicuro della conferma oltre il 30 giugno, Donnarumma è un caso da risolvere entro la tarda primavera e la tentazione di rivoluzionare tutto a Milanello è forte. Situazione non semplice da gestire per chi deve trarre il massimo dal gruppo nei prossimi mesi, ma questo è il presente del Milan.

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