kimmich de bruyne rinnovo contratto procuratore agente
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kimmich de bruyne rinnovo contratto procuratore agente
Calciomercato

Caro procuratore quanto costi... Faccio da solo

Prima De Bruyne, ora il tedesco Kimmich: stelle del calcio che trattano da soli il proprio contratto. Che sia la soluzione alla guerra dei club contro il potere degli intermediari?

In principio fu De Bruyne, condottiero del Belgio e del Manchester City, il calciatore più pagato della Premier League. Data scadenza del contratto: 2025. A 24 milioni di euro a stagione conquistati senza farsi assistere da un procuratore, salutato senza troppi complimenti, ma avvalendosi dell'aiuto di una squadra di data analyst che ha certificato il suo peso specifico nel gioco e nei risultati del City, fino a convincere il club della necessità di aumentare lo stipendio. Il suo agente storico, finito nei guai nell'estate del 2020 per un'accusa di riciclaggio e falsificazione di documenti legata proprio a questioni di De Bruyne, non è mai stato rimpiazzato.

Dopo De Bruyne è stata la volta di Kimmich, centrocampista che ha rinnovato con il Bayern Monaco dopo aver salutato l'agenzia che ne curava gli interessi. Si è presentato per conto suo in sede, ha discusso per diverse settimane e alla fine ha posto la firma sul contratto spiegando di essere arrivato alla conclusione che nessuno - meglio del diretto interessato - sarebbe stato in grado di gestirne gli affari. Il Bayern Monaco ha apprezzato e ora le società osservano con attenzione il nuovo modo di fare di alcuni dei campioni del calcio europeo.

Quello delle spese per commissioni per agenti e intermediari è un tema caldissimo. La Fifa ha dichiarato guerra senza, però, riuscire a limitarne il potere. Anzi. Più passa il tempo e più diventano centrali e ricchi, portando fuori dal sistema un fiume di denaro che impoverisce le società e gonfia i portafogli di operatori di settore in perenne guerra tra di loro per assicurarsi le procure di talenti veri o presunti. Per dare una misura del giro d'affari, negli ultimi cinque anni dal 2015 al 2020 la Serie A ha speso un miliardo di euro alla voce 'commissioni'. Soldi non più recuperabili.

C'è stata la stagione dei procuratori di famiglia, mogli, padri o fratelli inventati nel ruolo per aumentare il guadagno in casa sfruttando il momento d'oro di un calciatore. Esperimento che talvolta ha fatto più danni che altro, come il caso di Icardi e della ingombrante moglie Wanda Nara insegna. Ora la nuova frontiera potrebbe essere il fai da te, magari facendosi assistere da qualche consulente tecnico nei passaggi più complicati della trattativa in un calcio sempre più globale in cui si devono legare esigenze economiche e normative diverse tra loro.

La realtà è che i procuratori sono sempre meno benvoluti da parte dei club. Anche perché la tendenza è portare a scadenza di contratto le stelle togliendo alle società la possibilità di valorizzare almeno dal punto di vista economico il patrimonio del cartellino. E' successo al Milan con Donnarumma ma non si tratta di un caso isolato: condizioni che rischiano di far esplodere in maniera ancora più drammatica la crisi che sta travolgendo il pallone, anche ai piani più alti. Privati di parte dei ricavi per oltre un anno causa pandemia, senza più la sponda del player trading e assillati da richieste sempre più esose per stipendi, benefit e commissioni nelle trattative sugli ingaggi. De Bruyne e Kimmich non hanno rinnovato al ribasso, ma il loro modo di gestire l'affare potrebbe piacere a tanti.

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