steven zhang inter trattativa fondi crisi suning marotta conte
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Calcio

Perché l'Inter deve ringraziare Zhang (ma anche pensare al futuro)

Le voci sulla cessione del club, troppe speculazioni e le sfide del calcio italiano ed europeo: ecco il quadro in cui nei prossimi 18 mesi si giocherà il destino della società nerazzurra

Le smentite di rito sulla volontà di cedere l'Inter, seppure con la variante del "a meno di offerte irrinunciabili" che significa socchiudere e non chiudere la porta, conferma che intorno al club nerazzurro le acque sono agitate e non da poco. La famiglia Zhang è stata fin qui ferma nell'allontanare le voci di addio al calcio italiano, pur con tutte le difficoltà che dal 2020 il gruppo Suning sta attraversando in Cina e il progressivo disinteresse del gigante Pechino nei confronti del football. Elementi che, messi insieme alla necessità di alimentare le casse della società con apporti finanziari in questo momento proibiti al colosso Suning, rendono però credibile che il percorso intrapreso sia destinato a portare a un cambio di mano della proprietà dell'Inter in un arco temporale non più lungo.

Quando e favore di chi avverrà è un capitolo da scrivere. Di sicuro i rumors sugli investitori arabi (Pif) dell'ultimo anno si sono più volte rivelati vuoti di contenuto così come è certo che la trattativa con BC Partners, risalente ormai a due inverni fa, è saltata perché la famiglia Zhang ha ritenuto allora non all'altezza l'offerta del fondo. Da allora, però, molti scenari sono cambiati e si avvicina rapidamente anche la data del 2024 in cui scadrà il prestito che Oaktree ha fatto a Zhang (pendendosi in pegno l'Inter) per consegnargli una dotazione di denaro da immettere nella società per supportarne le esigenze in assenza di aumenti di capitale. Fin qui molto è stato garantito dalle campagne di calciomercato, che hanno garantito cassa sufficiente a coprire le spese; nell'ultima estate l'obiettivo è stato mancato e a giugno il management sportivo dovrà provvedere per evitare disequilibri.

E' anche confermato che il dossier-Inter si trova tra mesi su molti tavoli della finanza internazionale. C'è chi ha evocato la possibilità di un interessamento concreto da parte di InvestCorp, rimasta beffata nella corsa al Milan di Elliott e con la volontà entrare nel calcio europeo. Negli States il nome che circola con insistenza è quello di Vivek Ranadivé, già co-proprietario dei Sacramento Kings nella ricchissima NBA americana. E di altri fondi che si muoverebbero sulla linea di chi è approdato recentemente in Serie A con l'idea di sfruttarne il potenziale al momento inespresso.

Fatta la premessa, è evidente che il rincorrersi di voci intorno alla proprietà dell'Inter altro non è che la fotografia della situazione. Ci si avvicina al momento dei bilanci e quello sugli anni di gestione cinese del club nerazzurro rischia di essere annebbiato dalle difficoltà dell'ultimo periodo. Gli interisti, invece, farebbero bene a ricordare da dove la famiglia Zhang ha preso l'Inter nell'estate del 2016, dopo la cura dimagrante (necessaria) imposta da Thohir, lontana dalla competitività in Italia e sparita in Europa.

Suning ha investito molto sul lato sportivo della società: oltre 600 milioni di euro pompati tra aumenti di capitale e finanziamenti diretti. Poi si è mosso chiedendo i soldi fuori, non potendo più fare in prima persona per i noti fatti. Il tempo impiegato per tornare a vincere è stato relativamente breve: lo scudetto è arrivato nel 2021 e l'estate precedente c'è stata la finale di Europa League. Il rientro nel giro della Champions League ha richiesto due stagioni, quando nel post Moratti l'Europa dei grandi era diventata un miraggio via via sempre più lontano.

Zhang è stato un patron anche competente. Ha sbagliato, molto, all'inizio (Joao Mario e Gabigol furono operazioni disastrose sia dal punto di vista finanziario che da quello sportivo) ma poi ha saputo affidarsi al meglio su piazza. Assumere Beppe Marotta non appena lasciato dalla Juventus, ad esempio, gli ha consegnato il miglior dirigente del calcio italiano dotando l'Inter di una guida sicura: cosa sarebbe accaduto senza di lui nei mesi travagliati del 2020, quelli della fatica a pagare gli stipendi mentre la squadra volata verso lo scudetto?

Antonio Conte, imbarcato nel 2019 in piena fase espansiva, è stato il meglio che il mercato degli allenatori offrisse in quel momento. Sono arrivati giocatori di fama internazionale (Lukaku) e giovani italiani di prospettiva (Bastoni e Barella). Una corsa che ha certamente migliorato il valore di squadra e club e che si è interrotta bruscamente, non solo per volontà cinese. Ora quella spinta non esiste più e ragionevolmente non potrà più esistere. Ecco perché è un bene per tutti, forse anche per la stessa famiglia Zhang, che il processo di passaggio delle consegne si completi in tempi rapidi. Non significa tutto e subito, ma con la chiarezza di un orizzonte nuovo.

Chi oggi sogna un'Inter senza Suning a qualsiasi costo sbaglia. Chi pensa che l'attuale situazione sia sostenibile a lungo, pure. Entro cinque anni si definiranno i nuovi assetti del calcio europeo e l'Italia già sconta un ritardo strutturale e una debolezza che sono certificati dai numeri: presentarsi a questa sfida con una proprietà debole e zoppa sarebbe delittuoso e non aumenterebbe le chance degli Zhang di uscire limitando le perdite. Anzi.

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