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Calcio

Il volley conquista il pubblico, perché diverte (e vince) più del nostro calcio

Record di ascolti su Rai 1 per la finale dei monndiali di Pallavolo a riprova di un mondo e dei gusti cambiati, soprattutto dai giovani

Mentre a Torino andava in scena il saloon da western di Juventus e Salernitana, oltre 4 milioni di telespettatori in Italia erano concentrati sugli ultimi punti della nazionale di volley nella finale mondiale contro la Polonia. Un televisore su quattro sintonizzato su Katowice e non sullo Stadium tra Rai e Sky, numeri che hanno premiato la scelta della televisione di Stato di spostare su Rai1 in chiaro la pallavolo dandole la massima vetrina possibile. Un dato d'ascolto quasi da nazionale di calcio, arrivato in coda a una domenica in cui già la Formula Uno da Monza aveva incollato ai teleschermi 4,8 milioni di italiani tra Sky e Now mentre l'Italbasket di Pozzecco (solo in pay e senza trasmissione in chiaro) ne faceva altri 257mila con uno share del 2,4%.

Esiste un'Italia, insomma, che non è disposta a ragionare di sport solo guardando al pallone o rassegnandosi all'eterno bar sport in cui si è trasformata buona parte della comunicazione legata agli eventi sportivi. Che poi il week end abbia lasciato in eredità solo le gigantesche risse intorno al Var altro non è che la conferma di un'incapacità ormai conclamata di intercettare i gusti del proprio pubblico.

L'exploit tv dell'Italvolley è certamente legato all'importanza e unicità dell'evento (il ritorno in una finale mondiale a 24 anni di distanza dall'ultima volta), ma non può sfuggire come si inserisca nell'onda lunga della magnifica estate del 2021 in cui Olimpiadi e nazionali varie - non solo quella di Mancini a Wembley - ci avevano reso finalmente un Paese multiculturale e non solo calcio-centrico in materia di sport. I segnali sono chiari e rappresentano quasi una tendenza. La Serie A, ad esempio, ha visto sparire tra problemi tecnici e sovrabbondanza d'offerta una discreta fetta del suo pubblico televisivo, costringendo i vertici a cercare nuove strade per inseguire l'audience giovanile in fuga. Ragazzi che invece non si sono tirati indietro per tifare De Giorgi e i suoi nella cavalcata mondiale in terra di Polonia.

Le ragioni? Molteplici. Il calcio sta perdendo appeal anche perché meno attraente rispetto al passato (meno campioni uguale meno vittorie), perché avvelenato da continue polemiche, scandali e scandaletti e perché da troppo tempo si è trasformato in un prodotto a pagamento riservato a una sola fascia della popolazione. Che non si possa tornare agli anni Ottanta è pacifico, che alcune scelte che hanno penalizzato la tradizionale formula "gratis in chiaro" siano state controproducenti non lo abbiano aiutato altrettanto.

La domanda è perché chi si occupa di intercettare e valorizzare i cambiamenti non sia in grado di leggere presente e futuro. E' quasi scontato che la pallavolo sia destinata a tornare nell'oscurità televisiva una volta smaltita la sbornia mondiale, così come è stato per le stelle di Tokyo e come ormai accade per i motori (F1 e MotoGP): chi paga ha un prodotto di straordinaria qualità editoriale ma la stragrande maggioranza rimane fuori. Tutti gli altri si allontanano dallo sport oppure si rassegnano all'eterno processo del lunedì intorno al Var. Un peccato davvero. Gli italiani sono anche altro e l'ultima domenica lo dimostra inconfutabilmente; chi si lamenta della figa di ascolti o di vendite dei giornali dovrebbe partire da qui per ripensare la propria offerta.

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